“L’arte di prender marito” di Paolo Mantegazza

L’arte di prender marito – di Paolo Mantegazza

Recensione di Lisa Molaro

Paolo Mantegazza

L’intelligente penna di Paolo Mantegazza, mi ha presentato Emma, giovane ragazza dalle gote che si infiammano, in preda ai primi turbamenti del cuore.

Emma che si pone domande che ha timore di esprimere a voce.

Emma che ama legge molto, legge sempre, ma dal giorno in cui ha veduto quei due baciarsi alla stazione, i libri prediletti non son più gli stessi di prima o in questi cercava altre pagine.

Emma che legge e rilegge Petrarca e, di quest’ultimo, soprattutto i sonetti d’amore.

Emma che è completamente dipendente dal Canto V di Dante:

“Quel libro, quelle pagine erano per lei un frutto proibito, che diveniva più saporoso, più desiderato, quanto più lungo era il digiuno che ella si imponeva; e quando, alfine, ripigliava il libro che pareva aprirsi da sé sempre allo stesso posto, vi si gettava, anima e corpo, guardandosi intorno, per assicurarsi che era proprio sola; sola col proprio peccato, colla propria passione, a cui si abbandonava coll’impeto di un amore infinito, colle lascivie di un vizio.”

Emma che è vergine, pura come l’ignoranza.

Emma che, nella realtà, non conosce altre carni diverse dalle sue ma che, da perfetta lettrice, con la fantasia, di amanti ne ha a bizzeffe e di volta in volta se li costruisce a piacimento.

 Talvolta è santa altre è odalisca, talvolta è illibata altre è libertina…

Emma che, mentre fantastica, guarda dalla finestra.

E forse le fantasie trovano un nome, un volto vero, un battito più forte di quelli suggeriti dai romanzi.

Emma che ha un padre dottore, che la ama fuor di misura e una madre che ha il compito di insegnarle “IL VERBO” del divenire Donna.

“Non si giunge ai tiepidi soli dell’aprile, né alle inebbrianti rose di maggio, che attraverso le nebbie e i venti rabbiosi del marzo.

E non si entra nel tempio dell’amore, nel paradiso terrestre dei caldi desiderii che attraverso le lagrime e gli isterismi della pubertà.

(…) Sulla soglia che separa l’inverno dalla primavera, nasce la mammola, e là dove la bambina, muovendo il passo, diventa donna, nasce e fiorisce la malinconia, la mammola del sentimento.”

Caro dott. Paolo Mantegazza (antropologo, igienista, medico, scrittore, poeta, ironico sociologo?) lasciatelo dire: scrivevi veramente in un modo divino e se ancora siamo qui a parlare delle tue opere un motivo c’è di sicuro!

Io, come spesso accade quando leggo libri datati prima del 1900, mi libravo fra le parole che sceglievi e che univi in matrimoni concatenati tra loro!

Musica… musica pura trasformata in inchiostro emotivo!

Grazie.

Proseguo.

Ad un certo punto a Emma capita qualche cosa di triste e tra le mani le finisce una lettera in cui il padre le aveva scritto i consigli per un buon futuro matrimonio.

Nella lettera, il padre parla alla figlia con tanta dolcezza e ironia tagliente e con le stesse caratteristiche divide i mariti in: mariti buoni e in mariti cattivi.

Questi poi, si dividono in sotto-capitoli in cui nulla viene risparmiato e i dettagli non si sprecano ma si lasciano leggere con curiosità e stupore, visto che in fondo i tempi non sono poi tanto cambiati e il libro sembra scritto ieri l’altro!

E così troviamo:

Mariti tiranni, mariti deboli,  gelosi, brontoloni, avari,  libertini, stupidi, fannulloni.

Inutile dirvi che il capitolo “Mariti buoni” era il più smilzo e leggero!

Credete sia finita?

E no!

Un buon padre, colto e intelligente per di più, mette in guardia la figlia anche circa le professioni del possibile marito, ovvio, perché l’amore mica basta a sé stesso!

E così ecco comparire e analizzare ulteriori “sotto-sotto categorie”: negoziante, banchiere, industriale, proprietario di terre, artista, ingegnere, medico, avvocato, letterato, scienziato, uomo politico e infine troviamo il militare.

Ovviamente, tra questi, c’è chi per deformazione professionale è capace, a detta di Paolo Mantegazzi padre, di eccellere all’interno di un buon matrimonio e chi è, invece, capace di portare all’esaurimento una giovane e intelligente moglie quale ritiene possa, essere in futuro, sua figlia.

Credetemi, nonostante la seconda parte del libro sia composta da elenchi (in cui ogni “titolo” viene sviscerato all’interno del capitolo in questione) non vi risulterà mai noioso e pesante… anzi!

Riderete, oh, se riderete!

E forse ritroverete i vostri amici, i vostri amanti, i vostri ex compagni, i vostri attuali mariti o, se siete maschi, magari ritroverete voi stessi!

In quest’ultimo caso, non fatevi il fegato amaro: oramai Paolo Mantegazza è morto nel 1910, non sarebbe giusto prendersela con chi non ha possibilità di replica!

Cari maschi, siete artisti?

Questo direbbe (tra le altre cose) , ad esempio, di voi:

“A meno che l’artista sia uomo di genio o abbia un cuore di angelo, non sposarlo mai.

Se è mediocre, è lo spostato degli spostati.

Colla testa in alto per cercar sempre un bello ideale, che gli sfugge, inciampa coi piedi nella miseria che avvilisce, nell’invidia che tortura l’anima, nella displicenza cronica, che corrode i germi della vita. (…)”

Qualche professione comunque si salva, ma non vi svelo quale!

Mi obbligo a fermarmi, vorrei riportarvi qui cento pezzi che ho sottolineato, ma toglierei a voi, poi, il piacere di leggervelo da soli.

Qualche nota in più:

il libro è disponibile gratuitamente qui:

http://www.amazon.it/Larte-prender-marito-Paolo-Mantegazza-ebook/dp/B004UJHYX8

 

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Paolo Mantegazza è stato un fisiologo, antropologo, patriota e scrittore italiano.

Fu uno dei primi divulgatori delle teorie darwiniane in Italia.

Trovate una dettagliata scheda a lui dedicata qui:

http://www.treccani.it/enciclopedia/paolo-mantegazza_(Dizionario-Biografico)/

 

Fonte dell’articolo: https://lisamolaro.wordpress.com/

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