Intervista a Francesca Illiano, autrice di “Autopsia del terzo millennio”. A cura di Domizia Moramarco

A cura di Domizia Moramarco

Ci sono incontri che non avvengono per strada, sotto il portico di piazze affollate trafitto dal sole cocente d’estate, o al chiuso di un bar, dove si cerca tepore in una uggiosa giornata invernale, ci sono incontri che nascono per caso, virtualmente, ed è subito sintonia. Ho conosciuto in rete Francesca Illiano, autrice emergente partenopea, nella sua Stanza Segreta, e subito mi ha rapita con i suoi versi taglienti e sinceri, che danno voce a un’anima nascosta negli anfratti in ombra di caverne marine, che di tanto in tanto esce allo scoperto e regala perle preziose a chi vuole ascoltare le sue storie. Ha accettato la mia proposta di farsi intervistare per Cultura al Femminile, un’occasione che non volevo far perdere ai lettori del blog, affinché conoscessero a fondo l’autrice di “Autopsia del terzo millennio“, raccolta di racconti pubblicata nel novembre 2014 con la casa editrice David and Matthaus nella collana ARTeMILLENNIUM, in cui con sguardo acuto ispeziona e presenta, con stile realistico, lo stato emotivo in cui versa la società del nuovo millennio.

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Vi presento allora Francesca Illiano, sotto le vesti di autrice e lettrice appassionata.

Ciao Francesca, benvenuta nel nostro spazio. Per prima cosa mi piacerebbe approfondire il binomio “Francesca e la scrittura”. Cosa vi lega e da quanto tempo?

Ciao Domizia. Innanzitutto grazie a te per l’attenzione e la pazienza che hai dedicato a me e alle mie parole.

E parzialmente rispondo alla tua domanda già con questa affermazione.

Francesca e la scrittura nascono insieme e crescono indipendentemente l’una dall’altra. Una sorta di moderno Dottor Jekyll e Mr Hyde dove la parte “buona” di me si rivela soltanto attraverso la scrittura.

Binomio e antitesi.

La frase che hai scelto per presentarti al tuo pubblico, scritta di tuo pugno, recita così: “Della mia vita voglio farne inchiostro che resti come tatuaggio nel cuore di qualcuno”. Parole incisive che evidenziano la tua voglia di farti spazio nell’anima dei lettori. Cosa ci dici di questo tuo desiderio?

La volontà di lasciare qualcosa dietro di sé è insita nell’essere umano.

Il mio desiderio è quello di lasciare le mie parole,  quello che mi ha rappresentato più di ogni cosa e che in assoluto mi rivela anche a chi non mi conosce.

Su Facebook i lettori possono seguirti sulla pagina La stanza segreta, che ami definire uno “svuotatoio” di pensieri. Quali  aspettative ti eri fatta sulle reazioni di chi ti avrebbe letto, quando hai deciso di aprire il tuo spazio intimo al pubblico?

La stanza segreta è nata da un’esigenza personale. Il bisogno di fornire una valvola di sfogo ai pensieri che mi affollavano la testa. Un po’ anche come scommessa con me stessa, che nonostante l’aria sfrontata combatto ancora con la mia timidezza e la mia insicurezza.

La copertura dell’assoluto anonimato mi tranquillizzava. Non avevo idea che ne sarebbe venuto fuori il pandemonio che mi ha portato alla pubblicazione di un libro, ma oggi, confesso ne sono contenta.

Quando, invece, hai capito che scrivere per te rappresentava più che un semplice sfogo di pensieri, ma poteva darti la possibilità di farti conoscere al di là del tuo blog?

Ecco, appunto. Non l’ho mica capito!  Mi piace pensare che sia stata una fortunata congiuntura astrale. Una volta tanto ero al posto giusto al momento giusto.

L’unica cosa a cui ho pensato è stata: “Salta sul treno, ti chiederai a bordo a dove stai andando”.

Come definiresti l’esperienza della tua prima prova da emergente “Autopsia del terzo millennio”?

Un esperimento. Una scommessa, anche un azzardo. Di cui non mi sono nemmeno pentita.

Di solito gli “ingressi a società” si fanno con il vestito migliore, io ho provato a farmi accettare con gli abiti di tutti i giorni. Se mi avessero chiuso le porte in faccia forse mi sarei pentita, ma per fortuna così non è stato. Ora magari si potrà notare il miglioramento quando ( e se)  indosserò l’abito da sera.

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In questa raccolta ti sei cimentata con il genere del racconto, solo apparentemente più semplice e immediato rispetto al romanzo. Al riguardo Sepulveda ha dichiarato: ” il racconto è una sfida, devi raccontare una storia in modo conciso, con le parole giuste, non una di più e una di meno. Come mai lo hai scelto e come si sono fatte strada le idee nella tua testa?

Anche in questo caso un azzardo. Solo apparentemente la scelta più semplice.

In realtà è nata prima l’idea generale del libro poi la scelta della forma, dettata principalmente dal mio essere stringata. L’idea di un romanzo mi terrorizzava, confesso.

Leggendo le tue storie appare evidente che il tuo intento non è quello di dar vita a una narrazione di evasione, ma spingere il pubblico a riflettere. Secondo te oggi gli autori che denunciano disagi esistenziali hanno spazio nel panorama letterario?

Diciamocelo chiaro. Una scelta tematica di questo genere ti relega immediatamente tra gli scrittori di nicchia. Il lettore medio legge per evadere o per moda.

Basta dare un’occhiata alle classifiche dei best sellers per rendersi conto che le vendite non premiano certo lo stile o l’impegno sociale.

Quale consiglio daresti a uno scrittore che muove i primi passi nel mondo dell’editoria italiana?

Non mi sento certo in grado di dare consigli, visto che sono veramente neofita del settore. In generale suggerirei di non arrendersi mai e continuare a credere nel proprio sogno. Chi scrive deve farlo, non sceglie di farlo.

E adesso passiamo a Francesca e la lettura. I libri rappresentano spesso un’ancora di salvezza per i lettori, qual è il testo che  ha avuto su di te un effetto disarmante, e perché?

Sono stata una lettrice compulsiva. Ho più libri che vestiti, come mi dicono gli amici.  Leggo di tutto e sono tanti i libri che mi sono rimasti nel cuore.

Ovviamente l’autore della svolta è stato  Pablo T  già in tempi non sospetti, con il suo “Vicolo G” prima ancora che con “Lo Scopatore di Anime”.

In primis mi ha colpito la schiettezza brutale  delle sue parole, una lettura che ti lascia la sensazione di uno schiaffo, di quelli che si usano per ridestarti da un mancamento.

Uno stile inconfondibile, con picchi di lirismo altissimi sapientemente dosati a diluire un gergo di strada. E più di tutto la capacità di scuotere le coscienze, lasciare il lettore con una necessità di cambiare, contribuire a migliorare il mondo.

Leggi anche i testi degli autori emergenti come te? Cosa ne pensi?

Cerco di leggere in maniera eclettica. Dall’autore classico all’esordiente.

Credo che ci siano giovani scrittori molto validi e artisti osannati che devono più ad una operazione di marketing che al loro effettivo talento.

Faresti un regalo ai lettori di Cultura al Femminile, con un tuo verso che ti rappresenta più di tutti?

Ho la malinconia ad incatramarmi 

mani ed ali.

Uno spazio vuoto

tra il diaframma e il battito


dove prima poggiavi la mano.


Una spiaggia di fine estate


con gli ombrelloni chiusi.

(C) La stanza segreta

Emma Fenu

Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vivo, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente. Sono Laureata in Lettere e Filosofia e ho, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti. Scrivo per lavoro e per passione. Mi occupo da anni di storia delle Donne, critica, letteratura al femminile e iconografia di genere; tengo un corso di scrittura creativa; recensisco libri, intervisto scrittori; organizzo e partecipo ad eventi culturali; gestisco siti e blog dedicati al mondo della cultura, fra cui "Cultura al Femminile".Ho pubblicato un saggio, "Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena", un romanzo - inchiesta, "Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità", sul lato oscuro della maternità, racconti, fiabe e poesie e una saga familiare, "Le dee del miele", che si snoda in una Sardegna intrisa di mito e memoria, dove sono le donne le custodi della vita e della morte. Scrivo fiabe, racconti e collaboro per varie antologie.

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