“Che animale sei? Storia di una pennuta”, di Paola Mastrocola. Recensione di Mirella Morelli

Recensione di Mirella Morelli

Paola Mastrocola, “Che animale sei? Storia di una pennuta”

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Ammettiamolo, la copertina non aiuta: una grafica essenziale, dei colori molto soft, un disegno infantile che lascia subito pensare ad un libro per bambini. Al contrario, il suo significato più profondo è comprensibile appieno solo ad un animo adulto.
Sì, lo ammetto, questo è il mio genere. L’ho letto la prima volta dieci anni fa ed ha molto influenzato le mie letture, ma soprattutto il mio scrivere.
Paola Mastrocola è famosa fra gli insegnanti per il suo saggio “La scuola raccontata al mio cane”, ma per me è colei che ha vinto numerosissimi premi, uno per tutti il Premio Calvino per La gallina volante; e per tutti voi vorrei che fosse la scrittrice che, col suo stile quasi parlato, oserei dire quotidiano e fanciullesco, mi ha emozionata e commossa con la storia di quest’anatra buffa.
Sì, un’anatra appena nata che, rotolando giù da un camion la notte di Natale, si ritrova completamente sola:

Probabilmente era nata nel momento esatto in cui il camion prese male la curva; oppure fu la caduta stessa a farla nascere. Non si sa. Resta il fatto che lei nacque in curva. E nascere in curva, cioè sbandando a una curva la notte di Natale, non è il massimo. (…)
Non capita a tutti, nascendo, di andare a finire esattamente dentro una pantofola, ma a lei capitò. E dormì un gran tempo dentro quella pantofola, sognando di non essere ancora nata.(…)
Essendo la prima cosa che vedeva, quella pantofola diventò sua madre. La abbracciò, schioccandole un grosso bacio sul muso, e le disse: Ti voglio bene, mamma!“.

Basterebbe già questo inizio a darle tutti i significati reconditi che vogliamo e, in questi giorni più che mai, a farci riflettere sul concetto di genitorialità. Ma è solo l’avvio, appunto, o lo spunto, per moltteplici riflessioni.
Da qui partono infatti le avventure di quest’anatra che prima si crede una pantofola, poi man mano altre cose o animali -un castoro, un pipistrello, un monopattino, in una ansiosa empatia con tutti coloro coi quali si relaziona- alla ricerca di un’identità e della scoperta di se stessa.
E in questa ricerca subirà le pressioni degli altri, che vogliono lei sia qualcosa di diverso; oppure si farà prendere dalle sue paure, in primo luogo quella di deludere chi l’ama; o ancora palpiterà per le conoscenze, gli amici, il fidanzato… Conosceremo intorno a lei personaggi quali il commovente Pipi Strel, il pipistrello triste e solitario perchè grigetto e non nero come gli altri: “E’ che mio padre…si vergogna di me, e allora io me ne resto tutto il giorno nascosto così lui non si deve vergognare di me“: costui è uno dei migliori amici de lla nostra pennuta; e poi George il castoro, e poi Madama Gru, sua mamma adottiva, e poi Lupo solitario… A proposito di Lupo solitario!
Come non innamorarci, noi lettrici, di Lupo Solitario?
Tra pochi giorni è San Valentino, voglio dunque regalarvi l’ estratto del buffo e dolcissimo incontro di queste due strane anime: sono sicura che, dopo averlo letto, tutto ciò che sa di nuovi amori, vecchi amori, amori tristi, amori belli, tutto ciò che sa di amore insomma, non lo osserverete più alla stessa maniera!

Sapeva però che si era incantato ad ascoltarla. (…) Il lupo ripensò alla sua vita non avventurosa, nella quale di colpo gli era piombata un’anatra che diceva di avere come madre un monopattino (…)
Ma ci mise tempo a riflettere, avrebbe dovuto dirle qualcosa e invece non le disse niente e il taxi, come fanno tutti i taxi del mondo, arrivò.
Lui la guardò salire. Pensava a mille cose: chissà come le sta bene un vestitino a fiori scollato, glielo vorrei comprare io, e invece adesso lei cosa va a cercarsi un fidanzato, meglio se non lo trova, o se quel cretino annega o se lo ingoia un castoro, e cosa diavolo ci sta a fare un fidanzato tra noi due, non c’entra niente, e io adesso glielo dico, e invece no, non glielo dico perché devo andare in biblioteca a scrivere, anche se non ho proprio neanche un’idea in testa, ma poi lo so che mi viene, perché le idee vengono sempre, le persone invece alle volte se ne vanno, soprattutto le persone un po’ speciali che magari hai appena incontrato e non vorresti che andassero via mai più, le legheresti al tuo braccio con un cordino, come si fa con i palloncini, ma anche i palloncini poi se ne vanno, volano via e tu rimani con il tuo stupido cordino al braccio e cosa te ne fai, guardi il palloncino che se ne va in alto e poi non lo vedi neanche più, e chissà quanti milioni di palloncini ci sono in cielo, tutti i palloncini che abbiamo perso, che idioti!, cosa stavamo facendo quando li abbiamo persi, cosa avremmo potuto fare per non perderli mai, e io adesso cosa ci vado a fare in biblioteca, posso benissimo non andarci, e allora perché ci vado, e lei sale su quel maledetto taxi…

“Che animale sei” è la storia di un percorso personale, della propria conoscenza, dei tanti incontri come tutti ne facciamo nella nostra esistenza -importanti, insignificanti, sbagliati, deludenti. E’ la ricerca di se stessi ma prima ancora del significato del nostro stare con gli altri.
Paola Mastrocola ce lo racconta a modo suo che è, ripeto, fanciullesco nello stile ma profondo nel significato.
Vi innamorerete di questa papera “davvero arruffata e scomposta, e adesso più che mai irrequieta“, che odia l’estate con la sua alta società schiamazzante e ridanciana. Ve ne innamorerete così come dell’intero libro, perchè non si può non innamorarsene allorchè, la vita, ve la semplifica in due parole così:
Quella estate passò. Poi ne venne un’altra, perché non è che l’estate passa e finita lì,no, un’estate passa, poi ne viene un’altra, e un’altra ancora e via così. Tutto un passaggio di estati, la vita“.
Elementare, no?…Solo in apparenza, proprio come il libro.

Emma Fenu

Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vivo, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente. Sono Laureata in Lettere e Filosofia e ho, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti. Scrivo per lavoro e per passione. Mi occupo da anni di storia delle Donne, critica, letteratura al femminile e iconografia di genere; tengo un corso di scrittura creativa; recensisco libri, intervisto scrittori; organizzo e partecipo ad eventi culturali; gestisco siti e blog dedicati al mondo della cultura, fra cui "Cultura al Femminile".Ho pubblicato un saggio, "Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena", un romanzo - inchiesta, "Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità", sul lato oscuro della maternità, racconti, fiabe e poesie e una saga familiare, "Le dee del miele", che si snoda in una Sardegna intrisa di mito e memoria, dove sono le donne le custodi della vita e della morte. Scrivo fiabe, racconti e collaboro per varie antologie.

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