“A vent’anni ero io” di Paola Caramadre

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“A vent’anni ero io” di Paola Caramadre

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A vent’anni mi piacevano i giorni di pioggia. A vent’anni, io ero io. Eravamo perfettamente coincidenti. Ero piccola e magra e con i capelli neri e lunghi e la pelle bianchissima. Quando andavo a comprare le sigarette la signora mi chiedeva sempre di mostrarle i documenti. Era convinta che avessi meno di 16 anni. Non avevo molte cose da fare, attraversavo le città con il mio bagaglio leggero. La vita mi sembrava dolcissima. Un cesto di ciliegie da assaporare. Apprezzavo il caos e il disordine regolava la mia esistenza. E poi mi piaceva innamorarmi. Mi innamoravo continuamente fino a quando non ho incontrato un ragazzo, il mio ragazzo. Ci eravamo conosciuti un pomeriggio a villa Mirafiori. Non ci siamo detti niente di particolare. Ci siamo guardati e ci siamo riconosciuti. Ci siamo presi per mano senza giurarci niente. Io vivevo con un altro ragazzo. Tornai a casa. C’era il sole. Mi addormentati come i bambini avvolta in una maglietta con impressa sopra la copertina dell’album dei Cure “Wish”. Mi svegliò il sentore della pioggia, quell’odore tipico della pioggia sui sampietrini, sbadigliai sorridendo a qualcosa di invisibile. Aprii gli occhi e misi a fuoco il mio ragazzo seduto per terra accanto al letto. Stava discutendo con l’altro mio ragazzo, quello con cui vivevo. Erano molto calmi e avevano le idee chiare. Si voltarono a guardarmi e il mio ragazzo, proprio il mio, si sporse a darmi un bacio leggero leggero. Sorrisi con ogni millimetro della mia faccia. Mi disse andiamo e lo seguii. Girovagammo sotto la pioggia primaverile senza ombrello. Andammo in un negozio di dischi, ci fermammo in un bar. Passammo a salutare un suo amico, salimmo su un autobus senza sapere dove fosse diretto. Ridemmo tenendoci per mano e ci baciammo restando in equilibrio sui marciapiedi resi scivolosi dalla pioggia. Camminammo abbracciati, come solo noi sapevamo fare, camminammo così per molti anni. Di lui mi restano i ricordi dei miei dolcissimi vent’anni e una promessa incisa sull’anulare sinistro. Guardo l’anello senza rimpianti e senza rancori. Mi ricorda che anch’io ho avuto vent’anni e che io ero io.

Emma Fenu

Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vivo, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente.

Sono Laureata in Lettere e Filosofia e ho, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti.
Scrivo per lavoro e per passione.
Mi occupo da anni di storia delle Donne, critica, letteratura al femminile e iconografia di genere; tengo un corso di scrittura creativa; recensisco libri, intervisto scrittori; organizzo e partecipo ad eventi culturali; gestisco siti e blog dedicati al mondo della cultura, fra cui “Cultura al Femminile”.

Ho pubblicato un saggio, “Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena”, un romanzo – inchiesta, “Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità”, sul lato oscuro della maternità, racconti, fiabe e poesie e una saga familiare, “Le dee del miele”, che si snoda in una Sardegna intrisa di mito e memoria, dove sono le donne le custodi della vita e della morte. Scrivo fiabe, racconti e collaboro per varie antologie.

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