LETTERE FRA L’ERBA di Clara Cerri. Recensione di Francesca Gnemmi

Recensione di Francesca Gnemmi

Clara Cerri, “Lettere fra l’erba”, Lettere Animate, 2016
NUMERO PAGINE: 409

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Allontanatevi dagli stereotipi della perfezione, dall’assolutismo dei sentimenti, dall’amore pago. La vita non è questo o, per lo meno, non sempre. I giovani adulti della generazione degli anni ’90 che l’autrice presenta non sono valorosi cavalieri che combattono per difendere onore e affetti, non ci sono eroine da salvare, ma soltanto anime fragili alla ricerca della propria identità, mani tese verso un atto di umana comprensione.
Rapporti che faticano a trovare un equilibrio nella quotidianità, in una realtà che calca le scene come in un atto teatrale, dove ciascuno indossa la propria maschera e recita una parte, che sia di un dramma o di una commedia, ma che sempre ha un inizio e una fine e dove le conseguenze di azioni e parole restano nascoste una volta calato il sipario.

Averla vicina, con una soglia così cedevole e generosa e non poterla possedere, non poterla attraversare, non avere una punta nel corpo per scardinare il suo cuore, è peggio di qualsiasi cosa avesse creduto di credere. È come morire, ma morire non era niente. È da vivi che si soffre, che si sentono i punti sui polsi e il catetere e l’ago della flebo e un tubo che ti violenta con l’aria che non vuoi…

Isabella, nei suoi teneri sedici anni è vittima del caso, poiché il fato crede sia arrivato il momento di farle conoscere la storia della madre morta quando era ancora in fasce. Una ferita aperta e lasciata a mezz’aria come una bolla di sapone dall’omertà del padre, nel rifiuto di affrontare ricordi troppo dolorosi. Da qui la storia della giovinezza di Ilaria, donna che si dona completamente alla vita, ai sentimenti, alle passioni, a volte perdendo di vista la sottile linea di confine tra ciò che fa stare bene e quel che rende infelici. Un mistero durato quasi un ventennio finalmente svelato, perché l’amore può tutto e se quello tra un uomo e una donna non riesce ad arrivare a tanto, il legame indissolubile tra un figlio e un genitore non conosce ostacoli.
Pagina dopo pagina si fa strada la narrazione frizzante di una trama chiara e ben delineata che lascia poco spazio alle descrizioni per offrirlo a un concatenarsi di dialoghi, personaggi e scene talmente realistiche da sembrare parte di vita vera. Un perfetto spaccato della gioventù di fine ventesimo secolo.
Il perdono riempie il vuoto.” Non soltanto verso il prossimo ma, soprattutto, verso se stessi.

Emma Fenu

Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vivo, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente.

Sono Laureata in Lettere e Filosofia e ho, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti.
Scrivo per lavoro e per passione.
Mi occupo da anni di storia delle Donne, critica, letteratura al femminile e iconografia di genere; tengo un corso di scrittura creativa; recensisco libri, intervisto scrittori; organizzo e partecipo ad eventi culturali; gestisco siti e blog dedicati al mondo della cultura, fra cui “Cultura al Femminile”.

Ho pubblicato un saggio, “Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena”, un romanzo – inchiesta, “Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità”, sul lato oscuro della maternità, racconti, fiabe e poesie e una saga familiare, “Le dee del miele”, che si snoda in una Sardegna intrisa di mito e memoria, dove sono le donne le custodi della vita e della morte. Scrivo fiabe, racconti e collaboro per varie antologie.

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