“Ricordi” di Altea Alaryssa Gardini

“Ricordi” di Altea Alaryssa Gardini

Contest AMARCORD

ero libro

Ad un certo punto della mia vita, anche se non ho memoria di quando accadde, ho deciso di porre un enorme filtro nero su tutto quello che non ero io.

Non ho molti ricordi di me bambina, ma ne ho tanti di una ragazzina con la mia stessa faccia e la mia voce che si arrabattava per creare un’immagine che si confacesse a quello che la società proponeva.

La guardavo sperare, la vedevo soffocare, la osservavo lottare ma mai svelarsi e nonostante questa gabbia con una bella facciata a mattoncini e lo steccato bianco, lei era in un angolo.

Cosa ha sbagliato? Non era questo che doveva fare? Non le avevano detto di non sembrare pedante e saputella, con tutta questa fissazione per lo studio?

“Studiare si, ma non è che tu debba farlo notare.”

Come tutti i bimbi sperduti, ho un bel pensiero felice qui da qualche parte.

Ero con mia nonna, lei lavorava in una grande villa come donna delle pulizie e nel frattempo io potevo guardare in giro.

La casa aveva numerose stanze, più o meno grandi, ma solo una meritava di essere la regina dei miei sogni.

Era un piccola stanzetta ridipinta di bianco, con stucchi barocchi alle pareti, se fossero o meno delle imitazioni non mi interessava affatto. Nei muri erano ricavati dei bellissimi scaffaletti in legno che conservavano un odore classico di vernice. Esattamente quella che ricorda un pochino la naftalina. Sui ripiani una serie, ai miei occhi interminabile, di prime edizioni dei classici della letteratura. Quello era il mio paradiso.

Ero estasiata dal profumo e da quelle pagine ruvide, avevano quel colore che ricorda la pergamena e piccoli segnalibri dipinti a mano. Esiste qualcosa di meraviglioso negli angoli bui e io lo volevo tutto per me.

Fu un vero peccato quando mia nonna cambiò lavoro.

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