Il sorriso triste dei girasoli – di Liliana Gheorghe, Ulisse Mariani.

Il sorriso triste dei girasoli – di Liliana Gheorghe, Ulisse Mariani.

Recensione di Lisa Molaro.

Liliana Gheorghe

Da cinque minuti sto scrivendo  la prima riga di questa recensione. Da cinque minuti scrivo, cancello, riscrivo e ricancello. Parlare di questo libro che non è un romanzo di narrativa, non è una raccolta di poesie e non è un canonico saggio di psicologia è difficile perché mi rendo conto di dover sezionare ogni parola prima di metterla insieme  alle altre. Ogni singola parola, come hanno fatto gli autori: Liliana Gheorghe e Mariani Ulisse.

Romanzo autobiografico scritto a due mani, il punto di vista si fonde senza mai confondersi, un capitolo a testa, fra analisi e sguardi nell’anima.

Camminano insieme, il paziente e l’analista, tenendosi per mano senza saperlo, accompagnandosi anche a distanza, tenendo ognuno l’estremità di quel filo che non è quello della leggenda cinese, non è quello rosso d’amore capace di legare fra loro due anime gemelle ma quello altrettanto magico, spesso inspiegabile, delle connessioni e delle cose che avvengono perché devono avvenire; perché così è scritto dentro e fuori di noi.

Connessi.

Devo stare attenta perché in  queste pagine ho toccato il cuore di Liliana.

La sua storia mi scorreva davanti agli occhi e non era una storia divertente, leggera e frizzante.

“Romena, 39 anni, due figli, un marito distante, un padre bipolare, una madre passiva, un fratello suicida, una laurea in ingegneria sempre più inutile, un lavoro al ristorante sempre più stretto e tante macerie addosso.”

Quando, all’inizio, il dottore introduce il loro primo incontro scrive questo:

“(…) venne da me perché barcollava sul bordo della luna riflessa (…)”

Tutto il libro, che si legge d’un fiato perché inchioda in modo terribile e forte all’asse della paura, è scritto  in modo poetico e meraviglioso.

La poesia del male, del dolore e della sofferenza descritta con immagini ed espressioni figurative in cui ci ritroviamo a portarci dietro, imperterriti, quel maledetto sacco pieno di foglie secche che proprio non riusciamo ad appoggiare a terra, ad aprire lasciando che il vento faccia il suo dovere disperdendo le foglie in giro per il viale… che poi è comunque nostro, perché è il viale su cui stiamo camminando, la nostra strada, il nostro percorso di vita.

Liliana ha conosciuto il terremoto, lo ha vissuto in una Bucarest distrutta.

Liliana sente il boato delle scosse che hanno l’epicentro nel suo cuore, dentro una persona distrutta e livida.

Liliana ha paura, ma è forte come solo gli alberi sanno essere.

Liliana vuole poter scrollarsi i rami e riuscire ad allungarsi verso l’alto avvicinandosi il più possibile al calore del sole. Ma il sole non c’è e la pioggia è sferzante.

Il cielo è nero e fa tanto freddo.

Anche il dottore ha freddo, la sua notte è nera, non ci sono stelle da riordinare incastonandole dentro un cielo armonico.

Liliana Gheorghe precipita.

Il dottore precipita.

Il filo però crea quella connessione invisibile agli occhi terreni.

Il filo riannoda due gemme sul ramo e forse poi da lì,  spunteranno sia le foglie che le stelle.

Imparare a respirare dentro una stanza che non ha un buon profumo dolce, non sempre è facile e non sempre si può uscire dalla stanza con il sorriso della vittoria.

Non sempre, ma non mai.

Perché nel titolo i girasoli sono tristi?

Perché l’analista scrive, riferendosi a un campo di girasoli, questo:

“La moltitudine nasconde e confonde. A volte fa credere cose che non esistono. Noi vediamo un mare giallo e verde ondeggiare sotto la spinta gonfia del vento e invece c’è il nero assoluto. Un buco profondo di tristezza e perduta malinconia.”

È vero, la moltitudine annulla le singolarità, ci omogenea e crea un’energia allegra capace di confondere.

Io però, sarà perché sono una persona che nel bicchiere guarda sempre la parte piena, proprio non ce la faccio a immaginare girasoli neri:  forse sono sbiaditi, forse sono stanchi, forse sono già stati fioriti ma tutti di sicuro hanno voluto con tutte le proprie forze guardare in faccia il sole, perché è il calore a dare la vita: sempre!

https://www.amazon.it/Il-sorriso-triste-dei-girasoli/dp/8897242979/ref=sr_1_1?s=digital-text&ie=UTF8&qid=1472221465&sr=8-1&keywords=il+sorriso+triste+dei+girasoli

Sinossi:

Non c’è trama, non c’è tempo, non c’è luogo.

Soltanto le trame, i tempi e i luoghi dell’animo umano ferito.

Lui: psicoterapeuta affermato e con tanta esperienza, prende in cura una donna romena ipertraumatizzata: l’eco lontana del regime di Ceausescu, il terremoto di Bucarest, un padre alcolista e affetto da sindrome bipolare, il fratello suicida a 24 anni, la madre ipocondriaca sempre alle prese con tumori immaginari e crisi depressive.

Accade però che i ruoli s’invertano e le memorie di entrambi i protagonisti si intreccino.

Spesso il tempo e lo spazio perdono la loro precisa connotazione.

Spesso non si comprende bene chi stia conducendo il gioco mortalmente serio della cura.

È la descrizione di un incontro particolare, di un incontro che viene da lontano e che si fa largo tra pesanti macerie.

Un incontro al cui interno le memorie traumatiche dell’una, risvegliano le memorie traumatiche dell’altro, quasi come se uno curasse l’altro.

Senza mai dirselo.

 

La pagina fb dedicata al libro:

https://www.facebook.com/Il-sorriso-triste-dei-girasoli-938588552872619/?fref=ts

 

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