“I miei ricordi di bambina” di Adele Cavalli

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“I miei ricordi di bambina” di Adele Cavalli

 

Sto uscendo da casa, ho un grembiulino nero perfettamente stirato, il colletto bianco con un fiocco enorme mi incornicia il viso, tengo stretta in mano la cartella nuova con tutte le cose che mi potranno servire.

Sono emozionata e piena di gioia, è il mio primo giorno di scuola.

Attraverso la strada e sono sulla via principale, le donne in bicicletta che passano mi sorridono e mi salutano, il marciapiede è pieno di bambini e tutti stiamo andando verso la scuola nuova che si trova appena fuori dal paese.
C’è chiasso, per strada, c’è chi ride, chi urla, chi litiga, la gente esce dalle porte di casa, non siamo soli, tutto il paese è intorno a noi.

In autunno, in inverno, in primavera, in estate, con il golfino, il cappotto, l’ombrello, andiamo a scuola da soli.

E’ una costruzione nuova, chiara, grande e spaziosa; qui ci accoglie la maestra, una signora del paese che ci conosce tutte.
Spesso a metà mattina, durante la lezione, sentiamo bussare alla porta e vediamo entrare un’amica della maestra, che è anche una vicina di casa, si mette alla cattedra e insieme parlano e ridono, poi se ne va e la lezione riprende.
Ogni tanto la maestra si arrabbia, lo fa sempre con una bambina molto magra con gli occhi piccoli, azzurrissimi.
Non sta mai attenta e la maestra in mezzo alla stanza le stringe le spalle e la scuote nervosa, lei diventa rossa e piange.
Durante la ricreazione, fuori, nel salone, io mi avvicino a lei e insieme ci sediamo a mangiare il panino.

C’è un’altra bambina, che tutte le mattine entra in classe, appoggia la cartella, poi la maestra la chiama e lei ci saluta ed esce.
Non l’ho mai vista seguire le lezioni, lei ha un compito ben preciso, al mattino si reca a casa della maestra per stare con il suo bambino, deve farlo giocare e preparargli la pappa, lei lo sa fare perché ha fratellini piccoli e a casa sua ha gli stessi compiti.
Poi finita la terza elementare, lascio il mio paese e con i miei ci stabiliamo in un piccolo paese di montagna.
La mia aula ora è una stanza nel giardino della casa della mia nuova maestra, una vecchia e dolce signora con i capelli bianchi e gli occhiali.
Tutte le mattine, alle dieci, entra in classe la signora che l’aiuta a fare le pulizie di casa, con una tazzina di caffè fumante che lei sorseggia versandolo nel piattino, così si raffredda prima e non fa perder tempo a noi.

Emma Fenu

Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vivo, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente.

Sono Laureata in Lettere e Filosofia e ho, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti.
Scrivo per lavoro e per passione.
Mi occupo da anni di storia delle Donne, critica, letteratura al femminile e iconografia di genere; tengo un corso di scrittura creativa; recensisco libri, intervisto scrittori; organizzo e partecipo ad eventi culturali; gestisco siti e blog dedicati al mondo della cultura, fra cui “Cultura al Femminile”.

Ho pubblicato un saggio, “Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena”, un romanzo – inchiesta, “Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità”, sul lato oscuro della maternità, racconti, fiabe e poesie e una saga familiare, “Le dee del miele”, che si snoda in una Sardegna intrisa di mito e memoria, dove sono le donne le custodi della vita e della morte. Scrivo fiabe, racconti e collaboro per varie antologie.

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