Niente mamma tacco 12

di Erika Zerbini

little-girl-570865_960_720

Stamattina ho deciso che era tempo di coprire il dito di ricrescita più bianco che grigio.
L’altra sera mi avete guardato con disgusto: io seduta a tavola e voi intorno a me ad ammirare il riflesso della lampadina a basso consumo, tinta fredda, da sempre senza paralume, che penzolava sul dito di ricrescita, tra la mia folta chioma.
Ogni volta è il vostro sguardo di disgusto a convincermi, perché invece io sto prendendo confidenza col grigio.
Già l’ho detto: al massimo una decina d’anni, poi dovrete farci l’occhio anche voi, perché si invecchia e si cambia, inutile coprire le tracce, meglio vivere bene dentro il corpo che si ha e il mio sta decadendo, come è normale che sia.
Il grigio mi intopisce ed è proprio quella tinta a metà che non mi piace.

Non sono più né carne, né pesce: né giovane, né vecchia.

Aspetto che diventino bianchi e poi avrete una mamma canuta, che con l’occhio azzurro e le lentiggini farà ancora strage di cuori 😉 !

Qualche volta mi capita di provare a guardarmi coi vostri occhi e l’immagine che arriva è tutta una serie di niente.

Niente scarpe col tacco.

Potrei dire che dipenda da voi: voi siete nati e io ho passato un lungo periodo di anni con voi in braccio e i tacchi sono pericolosi: l’ho fatto per la nostra incolumità!
Invece dipende da me: i tacchi sono scomodi e dopo un ragguardevole numero di anni coi piedi dolenti, ho deciso che nella vita sto già scomoda abbastanza, senza dover rincarare la dose cercando di mostrarmi meglio di come sono: più slanciata, col sedere più sodo, il polpaccio muscoloso… e l’alluce valgo che pulsa.

Niente trucco (o quasi).

Alcuni anni fa il viso mi si è squamato: avevo le palpebre con la pelle ulcerata, le guance pelavano come cotte dal sole, peccato che fosse pieno inverno. Il dermatologo diede la colpa ai trucchi. Eh sì che una volta tanto m’ero concessa la marca un po’ più buona.
Nei trucchi, anche quelli un po’ più buoni, ci sono i metalli. Non basta spendere tanto, occorre spendere bene.
Così da allora ho ridotto già ciò che era all’osso.
Mi concedo un filo di matita e un po’ di fard, rigorosamente di quella marca lì, non regalatemene un altro, se ancora desiderate una madre con la pelle sul viso.
Ho smesso di mettere il rossetto da quando siete nati voi: vi bacio sempre e tanto, perciò non dura.
Lo so, vi tolgo un pezzo forte legato alla mamma: frugare nel cassetto dei trucchi e provare ad imitarmi. Beh, in compenso vi ho lasciato tutti i tacchi che non indosso più.

Niente abiti firmati.

In uno dei miei tanti mestieri, sono stata commessa in un negozio d’alta moda. La moda era alta, ma le persone che la indossavano erano piccolissime e quelle che la vendevano trasparenti. Non ho incontrato mai tante persone piccole e invisibili tutte insieme. Una piccola borsa valeva il mio lavoro di un mese e c’era chi la guardava come si può guardare uno straccetto qualunque. Io sistemavo straccetti da migliaia di euro con lo spolverino di piume di struzzo, che più che spolverare impolverava, ma vuoi mettere da fuori l’effetto della commessa in nero che toglie polvere dall’ultima Prada col culo di uno struzzo?
Niente marche. Se potessi comprerei solo cose artigianali, pagherei per il lavoro, la creatività e il coraggio di chi sa fare e fa. Ma non posso, purtroppo. Così compro poco, pochissimo, lo stretto indispensabile e me lo faccio durare.

Perché non mi importa tanto come appaio, piuttosto mi importa riuscire a portare bene ciò che indosso.

Così scelgo almeno il negozio in cui mi accolgono con un sorriso e sono felice quando ne esco con la sensazione di avere fatto qualcosa per me e per quel sorriso, oltre che per il cinese che ha messo insieme i pezzi. Ecco, a comprare certe borsette, pagate quanto lo stipendio di chi me le ha vendute, tanto per cominciare mi sembrerebbe di sputare in un occhio al cinese che le ha assemblate.

Niente gioielli.

Papà una sera mi ha domandato di prendergli una mela dal frigorifero. Vivevamo ancora a Genova e in quel periodo ad aprire il frigorifero di sentiva l’eco… Però c’era una mela, lo sapevo. L’unica, raggrinzita, nel cassetto della frutta. Ho aperto il cassetto e dentro, accanto alla mela, c’era un piccolo pacchetto. Emozionata l’ho aperto e conteneva una piccola riviera d’oro bianco.
Ecco l’unico gioiello che ha senso, prima e dopo la fede. Per il suo valore affettivo: l’uomo che avrei voluto si fermasse, effettivamente si stava fermando, proprio con me.
Nessun altro gioiello avrà mai pari valore e se ci fossero denari extra da potere investire in qualcosa, allora prima di una patacca di metallo, vengono i libri che non ho letto, i posti che non abbiamo visto, le vacanze che non abbiamo fatto. Quelle sì, sono tutte cose per cui risparmiare e spendere.

Il resto è apparenza ed io sono già bella così.

Niente aperitivi, uscite, amiche che telefonano ad ogni ora.

C’è stato il tempo dell’aperitivo che diventava cena, ma è terminato ancora prima che arrivaste voi. Cioè, non ne siete responsabili, non ci ho rinunciato, semplicemente non fa per me. Non so se conoscete quella sensazione di vuoto, quel senso di nulla, di aver perso tempo, quella sensazione deprimente di vera solitudine? Ecco, ho scelto di fare senza. Così ho depennato chiunque mi susciti un tale sentimento. Sono rimasti papà, “Gli amici” e un paio di altre persone. Di loro ne farei indigestione!

Perché le relazioni appaganti esistono, gli amici veri anche, ma sono pochi, pochissimi.

Non mi piace fare finta, non mi piace accontentarmi, non mi piacciono i ripieghi, ancor meno se hanno un nome e un cognome. Soprattutto non mi piace sentirmi sola e non c’è peggiore solitudine di quando mi trovo in una stanza gremita di gente che non mi guarda, non mi vede e non mi ascolta. Quando poi quella stanza è nella mia casa, allora sì che mi è chiaro quanto abbia sbagliato.

Niente palestra.

Sono pigra. Lo dovete accettare. Sudare mi da fastidio, infatti ho scelto di tenere bene allenato l’unico organo che non suda: il cervello.

Alla fine di questo elenco di niente, ci sono io.

Ho solo tolto il superfluo e ho ottenuto molto più spazio per tutto ciò che conta.

Tratto da Professionemamma.net

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *