“La mano sulla culla è la mano che governa il mondo”. Riflessioni sulla maternità

“La mano sulla culla è la mano che governa il mondo”. Riflessioni sulla maternità

di Emma Fenu

Mani che sorreggono e che accarezzano.

Mani che respingono e che feriscono.

Mani di madri tutte diverse, tutte reali, tutte Donne.

Vi propongo una mia lettura del saggio “Le mani della madre. Desiderio, fantasmi ed eredità del materno” di Massimo Recalcati, celebre psicoanalista lacaniano, corredata da citazioni tratte dal mio libro “Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità”.

L’analisi di Recalcati è profonda ed esaustiva: spazia dalle figure- archetipi della fiaba e della leggenda e dalle matriarche della Bibbia, fino alle protagoniste di romanzi e film che concorrono a creare ed indagare, al contempo, l’ideale femminile.

Un testo da leggere con attenzione perché offre interessanti stimoli di riflessione.

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Anche io, da autrice di un romanzo- inchiesta sul volto oscuro della maternità, ho trovato arricchimento nelle parole dello psicanalista e ho voluto confrontare le storie delle donne che ho raccolto e poi  elaborato con il mio personale filtro ermeneutico, con le teorie da lui enunciate e argomentate.

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La società patriarcale aveva relegato la donna ad unico ruolo socialmente accettato, ossia quello della madre e moglie.

Colei che non si uniformava a tale modello era ritenuta pericolosa e fuori controllo, divenendo, nei casi più estremi, puttana o strega.

La degenerazione di questa figura è la madre coccodrillo, ossia colei che non lascia andare i propri figli, ma li divora per non restare digiuna.

La Donna, infatti, si è totalmente annullata nella genitrice.

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Il modello muliebre della Vergine Maria, proposto fin dai testi dei Padri della Chiesa, stigmatizza la maternità e il suo mistero: il corpo femminile accetta “l’intruso”, contro la logica delle difese immunitarie, e si predispone a nutrire un essere che non conosce e che dovrà poi, necessariamente, perdere.

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La società contemporanea sembra dare alle donne la possibilità di autoaffermarsi senza attenersi a stereotipi frutto di paure inconsce maschili.

Oggi le madri lavorano, curano l’estetica, hanno interessi estranei alla gestione della casa, eppure c’è ancora una forte scissione fra la Donna e la genitrice che degenera nella madre narcisa, ossia colei che vede nei propri figli un ostacolo.

downloadUna madre “buona” è, dunque, colei che sa trovare il giusto equilibrio con la propria natura femminile, senza mai negarla.

Le qualità che la identificano sono:

  1. la capacità di vivere nell’attesa, che si esercita fin dalla gravidanza e si reitera in tutte le tappe dello sviluppo del bambino;
  2. la consapevolezza che il frutto delle proprie viscere è, sempre e comunque, Altro rispetto a sé: dopo l’attesa deve avvenire la consegna al mondo, facendo rinascere il mondo stesso;
  3. la volontà di far sperimentare al figlio sia la propria presenza che la propria assenza;
  4. il decentramento di sé e l’accettazione di un figlio reale che non corrisponde ad un ideale immaginato;

Fra le numerosi citazioni intertestuali proposte da Recalcati per avvallare il proprio discorso teorico, ritengo che una sia estremamente interessante e funzionale alla comprensione della duplice esistenza della Donna e della Madre in una sola persona: l’episodio biblico del giudizio di Salomone.

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Due prostitute, che hanno dato alla luce un figlio nel medesimo periodo, si presentano al giudice ebreo per rivendicare uno stesso neonato, in quanto uno dei due è morto inavvertitamente soffocato.

Per risolvere la controversia, Salomone propone di tagliare in due il corpicino del bambino: ovviamente la vera madre si oppone e preferisce cederlo piuttosto che farlo morire.

Le due figure sono emblema di due atteggiamenti presenti in ciascuna donna nella quale la parte “sana” concede la libertà al figlio.

Ognuna contiene in sé, come una matrioska, le donne della propria famiglia, in primis la propria madre. Il rapporto instaurato con essa si riflette in quello con il figlio, o meglio con il desiderio del figlio stesso: donne che hanno una storia difficile alle spalle sono abitate da “fantasmi” o, in alcuni casi, non riescono a concepire.

Senza recidere il cordone ombelicale che rende figlie non si può, pertanto, diventare davvero madri.

«Le donne protagoniste delle storie hanno, infatti, compiuto un processo di crescita e metamorfosi, concludendo il ciclo, il quale, talvolta, aveva avuto inizio nei grembi delle proprie ave, che da figlie conduce a divenire madri».

Non si possono ridurre tutte le cause di infertilità alla sfera psicologica, senza dubbio, ma è interessante cogliere fattori estranei alla medicina che possono accomunare donne con diagnosi diverse o senza una diagnosi precisa, ossia alle prese con il sine causa.

A monte c’è spesso uno squilibrio che porta la Donna, inconsciamente, a temere di diventare Madre per non perdere la propria femminilità ed indipendenza o per non interpretare un ruolo che rifiuta, in quanto lo ricollega ad una figura perdente o “cattiva”.

«Mi rendevo conto, progressivamente, che le dinamiche della mia vita non solo mostravano punti di contatto notevoli con quelle di altre, apparentemente accomunate a me solo dal verdetto di un ginecologo, ma che ero legata, tramite fili invisibili, a donne, anch’esse figlie e madri come me, nella medesima, e peculiare, accezione».

«Mia nonna era destinata ad essere relegata al ruolo subalterno di moglie non amata, di madre troppo anziana e, poco più tardi, di nobile decaduta.

Trascorreva le sue giornate nella grande casa a tre piani, dedicandosi al ricamo e alle sue meravigliose rose, che a maggio rendevano il giardino un Eden, muovendosi leggera e silenziosa come una jana… ».

 «Piangevo senza sosta, mentre, a frammenti, taglienti come specchi infranti, tentavo di trovare giustizia. Lei stava in piedi, mentre mi ascoltava, muta e impassibile, pronta per recarsi in ufficio, con la collana di ametiste e i boccoli composti».

«E sento i singhiozzi di una bambina, che, nascosta dentro il cesto dei panni sporchi, agonizza di paura, perché la mamma la insegue con il coltello, convinta che sua figlia sia il demonio. Improvvisamente mi sveglio dall’incubo popolato da queste voci.

La bambina sono io, le lacrime sono le mie».

Bisogna essere consci, per comprendere e aiutare donne e bambini, che la maternità non è solo luminosa, ma anche oscura, in quanto può non solo generare, ma anche divorare.

La relazione con una figlia femmina è particolarmente importante perché in essa si costruisce l’identità della futura adulta: una bambina non amata non sarà felice e sicura.

«La osservavo vagare per la cucina, piangere e invocare il nome dell’uomo che amava. E in quel momento avrei voluto regalarci un “Paese delle Meraviglie” solo per noi, se solo avessi trovato il modo. Se solo fossi stata degna di lei».

 «Tuttavia, fu chiaro a tutti, da subito, che non sarei mai stata all’altezza delle aspettative di nessuno, né di mia madre, figuriamoci di un ipotetico, quanto disperatamente necessario, marito. […] 

Caddi in una grave depressione in cui solo il cibo sembrava poter colmare i miei vuoti dell’anima, i miei solchi infiniti, le mie cavità buie. Perché, in realtà, io amavo lui, ma, più di ogni altro, mia madre».

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Il lavoro di una madre non è certo facile, perché nessuna donna (e nessun uomo) è in grado di risolvere ciò che perfino Freud ha definito “enigma”, ossia la femminilità.

Occorre, pertanto, essere giusti con le madri, accogliendo l’invito che Massimo Recalcati affida alle pagine conclusive del suo saggio.

«Conoscerete figlie, ormai adulte, che ragionano per tagli, incisioni impietose su braccia e pancia, lacerazioni e asportazioni degli affetti.

Conoscerete madri irrisolte, non perché non siano degne del proprio ruolo, anzi.

[…]

Vi ricorderete che la maternità è un arduo compito, e pronte ad assolverlo non lo si è mai.  E che non c’è un ruolo definito a cui uniformarsi, né un manuale traboccante di dogmi da seguire. 

Esistono donne che hanno concepito con il proprio principe azzurro e vivono felici e serene, nel castello, senza sentimenti contraddittori che attraversano le loro esistenze perfette. 

Ma esistono anche coloro che si fingono tali, ma sono, in realtà, principesse straziate da draghi camuffati, creature da cui viene, se pur implicitamente, preteso di controllare tutto, di essere impeccabili, di non cedere mai.[…]

Talvolta è opportuno, dolcemente, assolversi. Una madre in difficoltà allestisce, da sola, un’aula di tribunale: è, al contempo, giudice, giuria e imputato.

Si deve, invece, capire come essere materne, anche nei confronti delle proprie umane debolezze, sgravandosi da un senso di colpa celato, anzi serrato, dentro una tetra voragine».

Citazioni tratte da: Emma Fenu, “Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità”, Echos Edizioni, 2015.
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Emma Fenu

Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vivo, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente. Sono Laureata in Lettere e Filosofia e ho, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti. Scrivo per lavoro e per passione. Mi occupo da anni di storia delle Donne, critica, letteratura al femminile e iconografia di genere; tengo un corso di scrittura creativa; recensisco libri, intervisto scrittori; organizzo e partecipo ad eventi culturali; gestisco siti e blog dedicati al mondo della cultura, fra cui "Cultura al Femminile".Ho pubblicato un saggio, "Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena", un romanzo - inchiesta, "Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità", sul lato oscuro della maternità, racconti, fiabe e poesie e una saga familiare, "Le dee del miele", che si snoda in una Sardegna intrisa di mito e memoria, dove sono le donne le custodi della vita e della morte. Scrivo fiabe, racconti e collaboro per varie antologie.

3 commenti:

  1. Bellissime considerazioni! 🙂

  2. L’ha ribloggato su In Nomine Artis – Il Ritrovo degli Artistie ha commentato:

    Bellissimo articolo a cura dell’autrice Emma Fenu.

  3. molto articolato e ben scritto questo post davvero! … il ruolo della donna-mamma come è cambiato nel tempo….eppure siamo sempre noi donne le portatrici di vita…portatrici quindi di miracoli…
    ti auguro una bellissima domenica
    daniela

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