“Iniziazione erotica” di Viola Bonaria

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“Iniziazione erotica” di Viola Bonaria

Chi l’avrebbe detto che, molti anni dopo, avrei ripensato a quel viaggio in treno, nella torrida estate dei miei quindici anni, come ad un’autentica iniziazione erotica.
Non mi riferisco alla “prima volta” – quella è tutta un’altra storia, che all’epoca era ancora ben di là da venire – bensì alla prima volta che rammento di aver provato realmente il turbamento erotico, un miscuglio indefinito di pura eccitazione e tremenda ansia del “proibito”.
A quindici anni ero una ninfetta che cominciava ad avvertire l’inevitabile curiosità verso l’altro sesso ma che era esageratamente timida, e troppo rigidamente educata, per poter anche soltanto pensare di darvi un seguito. La sola idea mi terrorizzava, letteralmente.
Oggi, che l’audacia non mi manca o quanto meno la consapevolezza di poter avere quello che desidero, penso però che tutto sommato non sia stato un male l’effetto “paralisi” dovuto alla mia timidezza e alla tremenda cappa familiare. Non lo considero con rimpianto, pensando alle tante “occasioni” perdute, ma piuttosto come un freno che mi ha consentito una più lenta maturazione, adeguata all’età.
Insomma quello era un tempo in cui non avevo fretta, che è il vero privilegio di quell’età anche se è inevitabile comprenderlo molto tempo dopo, quando invece aspettare è un lusso che è più difficile concedersi. All’epoca ricordo bene che pensavo all’amore e al sesso come un frutto che avrebbe avuto la sua maturazione naturale e che non avrei dovuto consumare acerbo.
Fatto sta che la mia “iniziazione” avvenne in un modo che non avrei mai immaginato né tanto meno fu programmata. D’altronde mai avrei potuto andarmela a cercare, con il carattere schivo e timido che mi faceva rifuggire ogni possibile occasione di “pericolo”.
Il fatto è che d’inverno, durante l’anno scolastico, avevo praticato assiduamente le attività sportive extrascolastiche, non tanto per reale passione, quanto intrigata dalle occasioni di evasione che mi offrivano partite e tornei giovanili. D’estate poi, mi aveva detto il coach, c’era la possibilità di andarsene in giro a fare dei tornei con la squadra maggiore e, naturalmente, avevo trovato la prospettiva molto allettante. Come, se non così, avrei convinto i miei genitori a mandarmi in vacanza con le amiche del ginnasio? Fu così che in pieno luglio, per un’intera settimana, ebbi occasione di partecipare con la squadra primavera ad un torneo internazionale in Sicilia, dalle parti di Sciacca. C’erano squadre maschili e femminili da tutt’Italia, da altri paesi europei e c’era addirittura una rappresentativa nazionale brasiliana under 21.
Mi resi subito conto, con ingenuo stupore che oggi mi fa sorridere, che la “caccia esotica” era lo sport preferito per le ragazze della prima squadra (18-21enni) e, a dire il vero, anche per le mie amiche più disinvolte e bramose di nuove avventure.
Non per me, ovviamente. Passai il tempo a scansare sistematicamente ogni occasione, ogni corteggiamento, ogni agguato tesomi da ragazzi più grandi, che erano evidentemente molto sensibili alle mie grazie. Questa, anzi, fu per me un’inattesa rivelazione: mi resi conto del mio “appeal” che, strano a dirsi, non credevo minimamente di possedere. Che colossale ingenua che ero! Davvero mi viene da sorridere con tenerezza, ricordando il mio genuino candore da educanda delle Orsoline, quale effettivamente ero stata cresciuta in famiglia.
Comunque era destino che qualcosa accadesse, malgrado la mia strenua difesa e resistenza ad ogni tentazione. Ricordo che, quel giorno bollente e afosissimo, stavamo affrontando il lungo viaggio di ritorno a casa, prima in pullman e poi in traghetto e in treno. Un’odissea estenuante, resa piacevole soltanto dalla sorpresa di trovare sullo stesso treno niente meno che i fascinosi atleti brasiliani, diretti a Roma dove li attendeva il volo intercontinentale.
A dire il vero, durante il torneo, più di uno di loro aveva provato ad attaccare bottone invano. Qualcuno aveva riso delle mie reazioni quasi scandalizzate, qualcun altro mi aveva fatto notare che a quindici anni ero una donna “bella e fatta” e, dalle loro parti, avrei potuto essere già moglie e madre. Fatto sta che mi ero tenuta prudentemente alla larga dalle suadenti malìe dei loro sorrisi perfetti, del fascino esotico dell’accento brasileiro, dei fisici statuari che erano un crogiolo perfetto di etnie: bianchi, mulatti, di colore, con ascendenze indie e d’ogni dove.
Con lui, Marcelo – altissimo, bruno, ovviamente atletico – avevo scambiato solo poche parole in Sicilia, durante il torneo, per le ragioni di cui sopra. E, dal canto suo, devo dire che non era affatto tra quelli che mi avevano insidiato con più insistenza. Aveva capito presto l’antifona e si era adeguato, limitandosi a qualche frecciatina. “Bela età!” mi canzonava quando ci incrociavamo, alludendo alla motivazione che – fanciulla angelica! – avevo dato ai molestatori. Qualcosa del tipo: “Ho 15 anni, ma che volete da me?” da novella Gigliola Cinquetti del “Non ho l’età”… ah, beata ingenuità!

Se vi fa piacere, potete continuare a leggere qui (il testo era un po’ lungo!):
http://minutrodistorie.com/storia-iniziazione-erotica/

Emma Fenu

Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vivo, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente. Sono Laureata in Lettere e Filosofia e ho, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti. Scrivo per lavoro e per passione. Mi occupo da anni di storia delle Donne, critica, letteratura al femminile e iconografia di genere; tengo un corso di scrittura creativa; recensisco libri, intervisto scrittori; organizzo e partecipo ad eventi culturali; gestisco siti e blog dedicati al mondo della cultura, fra cui "Cultura al Femminile".Ho pubblicato un saggio, "Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena", un romanzo - inchiesta, "Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità", sul lato oscuro della maternità, racconti, fiabe e poesie e una saga familiare, "Le dee del miele", che si snoda in una Sardegna intrisa di mito e memoria, dove sono le donne le custodi della vita e della morte. Scrivo fiabe, racconti e collaboro per varie antologie.

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