Uno fra tanti modi di essere mamma

Uno fra tanti modi di essere mamma

di Erika Zerbini

Quanti modi ci sono di essere mamma?

essere mamma
Non sono stata mai la stessa mamma, ad ogni figlio che è giunto mi sono reinventata, scoperta e adattata alla sua peculiare natura.
Ho avuto neonati che hanno pianto spesso, altri un po’ meno; c’è stato chi ha sofferto di coliche, chi non ne ha patito; tutti non hanno mai dormito molto…

C’è stato chi è nato e chi è morto prima di nascere.

Beh, mi sono scoperta mamma di ognuno di loro, ognuno ha contribuito a rendermi la mamma e la donna che sono.
Sì, hai ragione, è piuttosto comune non considerare figli quei figli che ‘non sono venuti’.

Talvolta si dice così:

“Sai, stava arrivando un bambino, ma poi… poi non è venuto.”

“Che ha fatto? – mi sono sempre domandata – Dov’è andato? E’ tornato indietro? Ha cambiato idea?”

Sembra un niente, un errore, una svista, perché così ci hanno abituati a pensare e immaginare l’andirivieni di questi bimbi.

“Ritenta: sarai più fortunata! Magari insistendo si convince e alla fine cede: arriva e ti fa felice.”

Oppure sarò io a meritarlo…

Perché di sovente è questo che accade, lo dicono, ma a me è proprio successo: mi sono sentita in colpa, responsabile, l’unica reale responsabile della sua morte. Io non l’ho meritato, per questo se n’è andato.
Sarò buona… farò tutto il necessario… e forse, se Dio vorrà…
Ma Dio vuole? Chissà quale aberrante azione ho commesso, senza accorgermene, per meritare tanto dolore.

Ecco, ho vagato in pensieri del genere per un po’ e mi sono dilaniata l’anima e il cuore alla ricerca di una risposta, quando la risposta c’era già. Era evidente in tutto quanto era accaduto: la cultura, la nostra cultura, mi stava sottraendo la realtà.

Quel bambino non se n’era affatto andato, anzi, era proprio arrivato: lui in carne ed ossa era passato attraverso di me ed era giunto qui.

Era nato.

Va bene, lo ammetto, non è nato come tutti noi ci saremmo aspettati che nascesse, cioè, non è nato vivo, ma vivo lo era stato, per un po’, abbastanza, altrimenti non sarebbe morto.

Allora la mia realtà è questa: io sono diventata mamma di quel bambino che ho cercato, concepito e custodito dentro di me lungo tutto il tempo che ha avuto su questa terra. Poi quel tempo è terminato. Presto. Prestissimo. Prima di quanto immaginassi. Prima di quanto sia concepibile da questa nostra società.

Che si fa quando qualcuno muore?

Si piange.
Si prova dolore. Immenso dolore.
Poi si fanno cose.

Se i riti esistono, a qualcosa servono…

Si compiono gesti che accompagnano il saluto, la presa di coscienza e la disposizione personale a ‘lasciarlo andare’.
Non importa dove andrà, ognuno può immaginare quel che preferisce, ma può essere importante dove e come saranno conservate le sue spoglie. A chi resta non rimane che un luogo in cui pensare il proprio caro estinto: chi muore è seppellito.

Se il mio bambino avesse avuto qualche settimana di vita intrauterina in più, avrebbe avuto un posto, un rito, un saluto, invece…
Invece l’ha ottenuto perché noi lo abbiamo richiesto.

E’ importante sapere che i figli non contano di più o di meno in base al tempo che hanno trascorso su questa terra: i figli contano tutti.

Noi genitori dobbiamo essere solo un po’ più accorti verso alcuni di loro, ai quali sono riservate procedure particolari.

Per quelli più piccini, dobbiamo sapere che abbiamo 24 ore per scegliere se lasciare all’ospedale il compito di occuparsi del loro ultimo viaggio, oppure occuparcene noi direttamente.

Forse ti sto dando un’informazione superflua e inutile, in verità mi auguro che ti sia inutile, ma vedi, talvolta accade di non venire informati.

Allora lo devi sapere, è importante che tu lo sappia: puoi scegliere.

Hai solo 24 ore per farlo: lo so, sono poche, per questo occorre saperlo in anticipo, talvolta scorrono tutte e solo in seguito si scopre di non essere stati informati.
Come è accaduto a me.
Nel mio caso hanno derogato: hanno accolto la mia richiesta anche trascorse le 24 ore e credo che lo abbiano fatto più perché erano in difetto, dato che mi avevano privato di una fondamentale informazione, che per buon cuore.
Tu puoi scegliere per tuo figlio, voi genitori potete sceglie cosa sia meglio per voi e la vostra famiglia.

Non è importante cosa scegliete, è importante che la scelta sia la vostra.

Non comprenderò mai perché alcuni si arroghino il diritto di non informarci sulle opzioni, proprio non posso: è una grave prevaricazione e non ha giustificazione.

Ci sono infiniti modi di essere mamma, alcuni paiono inusuali, non perché rari, ma perché raramente qualcuno li racconta.

Così, se avrai piacere di seguire il mio percorso, proverò a confidarti uno dei diversi modi in cui io sono mamma: è cominciato come per tutti, è passato attraverso un addio e prosegue nell’assenza.

La maternità è per sempre.

Fonte: DPR 285/90 Art. 7

Trovi la II tappa cliccando qui.

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