“Amabili resti” di Alice Sebold. Recensione di Tiziana Meraglia

Recensione di Tiziana Meraglia

Alice Sebold, “Amabili resti”, Edizioni EO, 2002

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Come e quanto cambia la vita, quando viene a mancare una persona cara? Quali reazioni si possono avere?
Incredulità, alienazione, disperazione, senso di colpa, anche solo per una risata lievemente abbozzata sulle labbra, vissuta come fosse una totale mancanza di rispetto. Sì, la vita cambia, ma non lo si vuole accettare e il dolore a volte fa sentire più soli.
Di certo, niente avrà ancora lo stesso sapore e solo col tempo si impara a sopportare quell’amaro, quel fiele in bocca, e a percepirne a tratti un retrogusto di miele.
È il dolce del ricordo, che culla e che fa sorridere, anche con le lacrime agli occhi.

Nessuno muore sulla terra, finché vive nel cuore di chi resta.
Sant’Agostino

La protagonista del romanzo, la giovane Susie Salmon, è morta, barbaramente uccisa all’età di quattordici anni da un vicino di casa, che poi l’ha anche fatta a pezzi, disfacendosi del suo corpo.
La notizia della sua scomparsa e, con il passare del tempo, gli indizi trovati, che fanno presumere la sua dipartita, gettano nello sconforto i suoi cari, suscitando reazioni diverse: un padre che non si vuole arrendere, una madre che abbandona la famiglia, una sorella che non ama essere messa al centro dell’attenzione ed essere additata come “la povera sorella di”.

La stessa concezione di vita oltre la morte varia in base alla nostra inclinazione o formazione religiosa. C’è il nulla al di là della morte o la persona amata resta accanto a noi, a vegliarci e proteggerci?
Susie fuga ogni dubbio: è morta, ma è lì, come puro spirito, a volte come riflesso su superfici lucide, pronta a fare il tifo per la sua famiglia, che non si capacita di averla persa e che è affannosamente in cerca della verità. È lì, come silenziosa presenza, forse ancora troppo legata a quel mondo terreno, da cui è stata strappata in modo violento. Forse c’è qualcosa che ancora l’attende, prima di librarsi nell’aria con la stessa leggerezza dello spirito di cui ora è composta.
Susi c’è durante le ricerche, negli sconforti, negli allontanamenti. Segue le vicissitudini dei suoi cari, gli amori che nascono, che finiscono e che rifioriscono. È la protagonista, ma anche la spettatrice: assiste a quel cambiamento che è inevitabile, perché la vita va avanti e non è perfetta, come quella del pinguino con la sciarpa a righe dentro la palla di neve, sulla scrivania di suo padre.
E lo accetta. Si deve accettare. Nonostante tutto.

Emma Fenu

Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vivo, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente. Sono Laureata in Lettere e Filosofia e ho, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti. Scrivo per lavoro e per passione. Mi occupo da anni di storia delle Donne, critica, letteratura al femminile e iconografia di genere; tengo un corso di scrittura creativa; recensisco libri, intervisto scrittori; organizzo e partecipo ad eventi culturali; gestisco siti e blog dedicati al mondo della cultura, fra cui "Cultura al Femminile".Ho pubblicato un saggio, "Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena", un romanzo - inchiesta, "Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità", sul lato oscuro della maternità, racconti, fiabe e poesie e una saga familiare, "Le dee del miele", che si snoda in una Sardegna intrisa di mito e memoria, dove sono le donne le custodi della vita e della morte. Scrivo fiabe, racconti e collaboro per varie antologie.

Un commento:

  1. Complimenti, delicata recensione.

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