“Per amore, solo per amore” di Pasquale Festa Campanile. Recensione di Monica Giusto

Recensione di Monica Giusto

Pasquale Festa Campanile,”Per amore, solo per amore”, Bompiani 1983

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Quale amore è più puro dello sguardo che tenero si illumina nell’incontrare gli occhi dell’amata. Quale amore è più delicato delle mani che non osano sfiorare per timore di infrangere il candore che ella rappresenta. Quale amore è più onesto delle labbra che carezzano senza mai violare le sue, rosse e morbide come polpa matura di melograno. È l’Amore, il vero ed il solo che ad ogni bambino si racconta fin dalla nascita, che a scuola ci viene insegnato come l’inizio del tutto. Nascosto tra le pagine del Libro ci guida ogni giorno, seppur non lo ascoltiamo.

Pasquale Festa Campanile in “Per amore, solo per amore” ci racconta la storia d’amore per eccellenza, la favola più bella per piccini ed adulti: l’incontro tra Giuseppe e Maria. L’intera vicenda è narrata in terza persona da Socrates, fedele amico ed aiutante di bottega del falegname che, insieme a Natan, uomo pregno di sensibilità, ma privo di parole, sarà al fianco di Giuseppe ogni giorno custodendone i pensieri e le angosce.
La figura di Giuseppe, apparentemente un uomo come tutti gli altri, è il tema centrale del racconto. Bello e giovane non si sottrae ai piaceri della vita, soprattutto a quelli carnali, che condivide con le vedove del paese. Loro, infatti, sono le uniche donne che può avvicinare.
Niente ragazze, perché sono proprietà dei genitori o del futuro sposo, niente spose, perché appartengono ai mariti“.

Una vita, quella di Giuseppe, semplice ed abitudinaria fino a quando conoscerà, ancora bambina, colei che cambierà la sua vita per sempre: la piccola Maria. Il seguito è noto a tutti, ma ciò che l’autore vuole evidenziare, e lo fa con autentico talento narrativo, non è tanto la vicenda che porterà alla nascita di Gesù, ma piuttosto, l’aspetto umano che si nasconde nel personaggio di Giuseppe. Quest’ultimo dovrà affrontare un cammino pieno di dubbi. Come in battaglia perderà sonno e sangue, si sveglierà con la costante paura di dover affrontare il nemici, addormentandosi poi con la certezza che costui non è altrove bensì nella sua mente.
Saranno lotte solitarie le sue, che lo renderanno vecchio seppur non un solo capello bianco apparirà sul suo bel volto. Egli è l’uomo a cui la propria amata chiederà un grande atto di fede, e lui, nonostante le mille incertezze, non verrà meno alle aspettative di Maria, per amore, solo per amore.

Emma Fenu

Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vivo, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente.

Sono Laureata in Lettere e Filosofia e ho, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti.
Scrivo per lavoro e per passione.
Mi occupo da anni di storia delle Donne, critica, letteratura al femminile e iconografia di genere; tengo un corso di scrittura creativa; recensisco libri, intervisto scrittori; organizzo e partecipo ad eventi culturali; gestisco siti e blog dedicati al mondo della cultura, fra cui “Cultura al Femminile”.

Ho pubblicato un saggio, “Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena”, un romanzo – inchiesta, “Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità”, sul lato oscuro della maternità, racconti, fiabe e poesie e una saga familiare, “Le dee del miele”, che si snoda in una Sardegna intrisa di mito e memoria, dove sono le donne le custodi della vita e della morte. Scrivo fiabe, racconti e collaboro per varie antologie.

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