“Contaminazione” di Susan Moore

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“Contaminazione” di Susan Moore

Sono nata a Milano per caso: la pallina della roulette si è fermata lì invece che in una delle due lontane Provincie dell’Impero da cui ho realmente origine.
Avrebbe potuto arrivare fino in Inghilterra quella pallina, dove la mamma ha pensato di trasferirsi al seguito di una delle tante Signore. Non se ne fece nulla: papà non voleva allontanarsi dalla sua famiglia.
Milano, quindi.
Le origini non sono il luogo dove si nasce, ma sono suoni, sapori, odori.
La mamma è a Milano da circa 30 anni, mi parla in Italiano con una strana inflessione che conserverà tutta la vita e che a me farà fiutare un Friulano in mezzo a 1000 altri individui.
Con sua sorella, i suoi nipoti e le sue amiche, quasi tutte ex-servette come lei, parla sempre e solo in dialetto.
Io non so ancora parlare e la sento cambiare registro non appena squilla il telefono o suonano alla porta.
Il suo tono di voce cambia, la parlata è spigliata e decisa: quella voce e quel tono sono i suoi, quelli veri. Scompare del tutto quell’ombra di indecisione che ha quando parla in quella lingua imparata per lavorare, per ubbidire. Non è la sua, non è quella balbettata da piccola o sentita da sua madre quando ancora non parlava. La mamma è un’immigrata e ne mostra tutti i segni. La lingua è il più evidente.
Io ascolto, assimilo, memorizzo.
Papà parla Italiano con me e con tutti.
Con tutti fuorché una: sua sorella Nora.
Per uno strano e tacito accordo, solo loro due in tutta la famiglia, parlano in Milanese.
Quasi fosse un codice intimo che nessuno degli altri condivide appieno.
Tutti li capiscono, ma si rivolgono a loro in Italiano e nella stessa lingua arriva la replica.
Solo quando uno si rivolge all’altra cambiano registro: un dialetto di pura nascita e non di origine, ma che hanno fatto loro in modo esclusivo.
Tutti e due entreranno in un labirinto dal codice segreto: ironia della sorte, tutti e due saranno colpiti da quella stessa malattia che chiude fuori il mondo.
Quella che scambia i nomi dei volti noti, le parole con i numeri, il buio con la luce, il movimento con la quiete.
Oggi, penso che fossero le menti più lucide, quel loro codice aveva un senso: qualcosa che li univa da sempre, qualcosa che noi non abbiamo capito.
Tanti e corrotti sono invece i sapori: sughi “tosti” cotti per ore da papà finiscono sugli gnocchi di patate delicatissimi della mamma, pasta e verdure, baccalà alla veneta, minestroni lombardi, fritture di ogni tipo, peperonate del sud, ma anche musetto con le brovade.
Confusione a tavola. Sana confusione.
L’apoteosi era nata prima, molto prima che io arrivassi in questo mondo. Non c’erano gli ingredienti, ma c’era la voglia di sentire certi sapori e in casa Carriera si re-inventano i panzerotti pugliesi.
Fragranti involucri di pasta di pane, ma non c’è il pomodoro e della mozzarella neanche l’ombra. La nonnina, sono sicura che fu lei, re-inventa la ricetta e dentro quella pasta di pane mette la crescenza con le acciughe sotto sale ed in altri mette il taleggio e poi il gorgonzola…contaminazione.
E’ il nostro timbro. Una nota tenuta viva da chi ancora sa tirare la pasta, da chi ancora sente con le mani il sapore che noi assaporeremo in bocca.
Kaos di suoni, sapori e odori che, ma ancora non lo so, può generare solo un nuovo ordine.
In tutto questo Kaos, io sto muovendo i miei primi passi: che questo posto sia Milano, Cordovado, Molfetta o altro, a me poco importa.
Papà, per dare un tocco di disordine in più, aggiunge il Francese.
“La bambina deve imparare le lingue. Se inizia da piccola è più facile!”
Corso audiovisivo: dischi a 45 giri ed un libro illustrato.
“Tagati est un petit garçon qui vit sur una une ȋle avec son coq qui s’appelle Cocorico »
« Bonjour, je m’appelle Tagati !”
« Bonjour Tagati, je suis Cocorico ! »
Io ripeto, ripeto e ripeto ancora… non ho ancora 4 anni…

Attratta da quella lontana Provincia dell’Impero, sempre in bilico su un confine turbolento, dove tutto ebbe inizio, mi accorgo sempre di più che Milano non mi appartiene ed io non appartengo a Milano.
Non ci siamo mai appartenute.
Suoni, odori e sapori diversi mi hanno sempre attratto ed incuriosito: avrei potuto vivere dovunque e sempre per un caso non mi sono allontanata.
In origine fu il Kaos ed il Kaos ha generato il mio equilibrio.
Qui ed altrove.

Emma Fenu

Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vivo, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente. Sono Laureata in Lettere e Filosofia e ho, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti. Scrivo per lavoro e per passione. Mi occupo da anni di storia delle Donne, critica, letteratura al femminile e iconografia di genere; tengo un corso di scrittura creativa; recensisco libri, intervisto scrittori; organizzo e partecipo ad eventi culturali; gestisco siti e blog dedicati al mondo della cultura, fra cui "Cultura al Femminile".Ho pubblicato un saggio, "Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena", un romanzo - inchiesta, "Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità", sul lato oscuro della maternità, racconti, fiabe e poesie e una saga familiare, "Le dee del miele", che si snoda in una Sardegna intrisa di mito e memoria, dove sono le donne le custodi della vita e della morte. Scrivo fiabe, racconti e collaboro per varie antologie.

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