La mamma funziona male: la depressione post partum

La mamma funziona male.

Di Antonia Romagnoli

Com’è difficile parlare di depressione post partum.

mammy-331712__180Ho appena finito di scrivere un post sulla depressione post partum per il mio blog.

Mi dicevo che avrei preso l’articolo e l’avrei copiato qui, condividendolo perché è importante parlare di questo argomento, perché molte donne ne soffrono in solitudine, perché, perché…

Poi è salita l’ansia. Ho cominciato a pensare d’aver fatto un errore anche a scriverlo: la brava-mamma-che-scrive-libri-per-bambini non si può permettere di mostrare il fianco così. Accennare anche solo velatamente alla mia esperienza di depressa, mostrare collegamenti a questo disturbo potrebbe danneggiare la mia immagine.

Sì, brutto da dirsi, ma vero. Ho pensato, in passato, persino di cancellare tutti i post del blog che mostravano, in diverso modo, che mentre scrivevo soffrivo di depressione. Che ne soffro, a periodi più o meno lunghi, tuttora, perché da questa malattia non si scappa più. Specie quando si fanno più figli e ogni gravidanza riacuisce il problema.

Capita: è capitato a me.

Ho appena finito di scrivere quanto la depressione post partum porti con sé un senso di vergogna: quello stesso che mi stava spingendo a far sparire tutte le suddette tracce.

Tutto questo mi ha condotta qui, adesso, a chiedermi altri perché, a cercare altre risposte.

Perché una donna deve vergognarsi? Perché questo sentimento è così fortemente connaturato alla natura femminile, specie in ambito sessuale, e alla maternità?

Perché come mamma devo essere così dannatamente efficiente da non potermi permettere… la tristezza? La sofferenza? La paura?

Ecco, cos’è la depressione, amiche mie: tristezza, sofferenza, paura, ma così forti, così grandi da paralizzare, soffocare, uccidere.

Se volete leggere i dati, andate in rete a cercarli, ce ne sono tanti. Di umanità, invece, se ne trova poca. Curati, donna: puoi guarire.

sad-316424__180L’ho ripetuto anche nel mio blog perché è vero, verissimo e importante. Poi, ho pensato a me, a quello che ho passato e sto passando, dopo dodici anni di combattimento con ben poche tregue. Fino a quel momento, non avevo che ripreso dati e aspetti asettici del disturbo, per non sentirmi di nuovo coinvolta; dovevo tenere, in un certo modo, le distanze… ma fare i conti con me stessa ha cambiato un po’ le cose. Ed è uscito questo, che vi riporto qui:

Soffri di depresione post partum?

Ascoltami.

Non sei un mostro. Non ti devi vergognare di quello che pensi, di quello che provi.

Puoi e devi chiedere aiuto.  Se non ricevi l’aiuto che necessiti non sei tu a essere sbagliata, ma chi ha provato ad aiutarti o il metodo che ha usato.

Sono balle che la forza di volontà basta.

Se qualcuno ti dice “guarda che devi pensare al tuo bambino, non hai tempo per queste cose” o frasi simili, è solo un coglione ignorante privo di empatia: è messo peggio di te!

Non restare sola. Non restare sola. Non restare sola.

No, non sei sola: ci sono passata anch’io, ci sono passate in tante, ci stanno passando in tante, e nessuna di noi è un mostro.

Prendere i farmaci non è un fallimento: se opportunamente prescritti dal medico possono fare molto. Non compromettono affatto le tue facoltà, magari ci vuole un periodo di rodaggio, ma le cure cambiano davvero la qualità della vita.

Se prendi farmaci, non permettere a nessuno di farti sentire inferiore o “matta”: le cure sono cure, nessuno si deve permettere di giudicare.

Se fai psicoterapia, non c’è vergogna. La vera vergogna è non saper stare accanto a una persona che soffre. O ancora peggio, peggiorare il suo stato con giudizi superficiali.

Non ci sono mamme di serie B.

Un’ultima cosa: ricordati sempre che sopportare la depressione è roba per gente forte, non per i deboli. Non credere a chi ti dice (nemmeno a te stessa) che se stai così è perché non sei abbastanza forte: è il contrario, ci vogliono le palle per sopportare quello che passi tu. Credimi, lo so!

Questo è l’unico pezzo valido del mio articolo, quello che voglio ripetere ancora e ancora. L’ho lasciato com’era sul mio blog, anche coi termini un po’ volgari che, perdonatemi, ma ci vogliono.

Non ho risposte alle domande che ho fatto sopra, almeno, nulla che non sia la solita serie di considerazioni sulla società, sul mondo che ci vuole efficienti sempre e comunque, o le riflessioni fatte mille e mille volte sulla solitudine profonda in cui la vita moderna ci immerge.

download (7)La vergogna è qualcosa che ci viene insegnato.

Posso dire che ho imparato a mie spese a non parlare troppo apertamente della depressione, se non volevo essere guardata con sospetto, con curiosità, con disprezzo: sì, la vergogna mi è stata insegnata pagando l’esperienza a caro prezzo.
Se dici certe parole, fai paura. Depressione, psicofarmaco, psicologo… è incredibile come queste parole facciano strani effetti sulla gente.

Soprattutto, è incredibile come il giudizio altrui possa schiacciare, dilaniare.

E come questo giudizio arrivi, lieve, facile, spensierato, senza considerare che conseguenze può avere.

E così, alto, insormontabile, è stato costruito un muro: quello che separa le mamme depresse da tutto il resto del mondo, dalla vita, anche da chi può efficacemente portare aiuto. Il muro si chiama vergogna, si chiama solitudine. Si chiama depressione post partum, ma i suoi mattoni spesso non li impila la malattia.

Aiutatemi a rompere anche questo muro.

Sarà un 8 marzo più bello per tante mamme che donne non si sentono più.

 

Depressione post partum: quando la mamma non funziona

Il salotto di miss Darcy, il mio blog

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *