“What was Ellis Island?”, un libro di Patricia Brennan Demuth. Recensione di Elisabetta Corti

Patricia Brennan Demuth, “What was Ellis Island?”

Ellis_Island

Isle of hope, isle of tears
Isle of freedom, isle of fears,
But it’s not the isle you left behind.
That isle of hunger, isle of pain,
Isle you’ll never see again
But the isle of home is always on your mind.

(Isle of hope, isle of tears – Keane Dolores)

 

Il primo gennaio 1892 Ellis Island apre i battenti come primo punto di accoglienza per gli immigrati provenienti dall’Europa. Annie Moore, quindicenne che viaggia con due fratelli piccoli, è la prima passeggera a sbarcare dal traghetto di trasbordo, e viene per questo premiata con un biglietto da 10$.. Insieme ad Annie, altri 12 milioni di immigrati sbarcheranno su questa piccola isola per approdare nel paese del sogno e del riscatto.

Spesso stremati dalle condizioni di viaggio, molti confusi da una lingua sconosciuta, i passeggeri si incolonnavano verso il primo controllo medico, dove da una visita non più lunga di 3 minuti i medici dovevano stabilire le condizioni di ogni passeggero e decidere se abbastanza sano da continuare il viaggio o da rivedere.

La figura di Annie mi ha colpito particolarmente, perchè di lei ricordo la sua statua nel paese di Cobh, a pochi chilometri da dove vivo ora, e il paese dove le navi dirette per gli Stati Uniti caricavano gli ultimi passeggeri per poi affrontare la traversata atlantica.

Il fenomeno dell’immigrazione di massa toccò molto l’Irlanda tra la fine del 1800 e l’inizio del 1900, e con lei anche Italia, Grecia e Polonia. Qualche anno dopo si dovette introdurre un limite al numero di emigranti da questi paesi, ma nel contempo i migranti di seconda generazione cominciarono a lavorare presso il centro di Ellis Island come traduttori. Essendo stati migranti loro stessi, in più occasioni i traduttori sostituirono le risposte da dare agli ufficiali per permettere ai loro connazionali di passare il colloquio ed iniziare una nuova vita. Per questo motivo, aggiunto all’impossibilità di fare controlli approfonditi e alla necessità di smistare i nuovi arrivati quanto prima, Ellis Island fece approdare in USA il 98% di coloro che passarono dal punto di accoglienza.

Il libro è pensato per un pubblico giovane, ma io lo consiglierei anche agli adulti. E’ molto breve e scritto in maniera semplice, ma si approccia all’argomento in maniera diretta, senza sorvolare sulle angosce e le paure di alcuni passeggeri, le lunghe attese presso l’isola e l’amara comprensione che si lasciava il paese natìo per sempre, e con esso parte della propria famiglia.

Mentre si navigava verso Ellis Island con il traghetto, si poteva vedere la Statua della Libertà che dava il benvenuto ai viaggiatori. I genitori alzavano i piccoli oltre il parapetto perché vedessero quello che era contemporaneamente il punto di arrivo e il punto di partenza.

Un lungo viaggio, comincia con un passo.

 

Elisabetta Corti

 

 

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