“Marilyn, the last three days” di Elisabetta Villaggio. Recensione di Chiara Minutillo

Recensione di Chiara Minutillo

Elisabetta Villaggio, Marilyn, the last three days, Panesi Edizioni, 2016

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Era la notte tra il 4 e il 5 agosto 1962, quando al numero 12305 di Fifth Helena Drive, Los Angels, venne trovato il corpo di una donna, morta suicida. Quella donna altri non era che Marilyn Monroe.

Sono passati decenni dalla sua scomparsa, ma ancora il suicidio o, forse, l’omicidio dell’attrice rimangono senza soluzione. Non è stato solo il perché, ad aver tormentato gli investigatori, ma anche il come.

Marilyn, the last three days è un’opera teatrale scritta da Elisabetta Villaggio. La scena si apre sul ritrovamento del cadavere di Marilyn Monroe, nella sua camera da letto per poi compiere un lungo flashback, che porta lo spettatore indietro di tre giorni, per assistere a ciò che potrebbe essere accaduto prima della morte dell’attrice.

Nell’opera di Elisabetta Villaggio traspare tutta la Marilyn che il giornalismo, i gossip e le biografie ci hanno fatto conoscere o almeno immaginare. La bambola bionda e un po’ stupida, amante dei due fratelli Kennedy, diventa, però, tramite questa opera, primcipalmente una donna sola, senza amicizie o relazioni stabili e con un’infanzia tormentata. Una attrice a cui era stata imposto un certo personaggio, quella donna superficiale e un po’ svampita, che tanto faceva gola agli uomini.

Ma stupida Marilyn non lo era per niente. Una donna con amicizie pericolose. Ma, ancor di più, Marilyn era una donna pericolosa per le sue amicizie. Più volte nel corso degli anni si è pensato che il suo fosse un caso di omicidio, ma mai nessuno è stato in grado di dimostrarlo o, forse, semplicemente non lo ha voluto.

Forse dopo mezzo secolo sarà ormai impossibile poter giungere a una verità assoluta sul suo caso, ma la breve opera teatrale di Elisabetta Villaggio ci dona uno spunto di riflessione su una donna che nel corso della storia è stata amata e odiata, venerata e calpestata, ma che, ad ogni modo, è diventata e rimane tuttora un’icona.

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