“Vogliamo anche le rose” film-documentario di Alina Marazzi del 2007. A cura di Adele Cavalli

A cura di Adele Cavalli

“Vogliamo anche le rose” film-documentario di Alina Marazzi del 2007

Immagini e parole di un film particolare, molto particolare e intenso, che ho rivisto l’altra sera.

Racconta di noi donne, della nostra vita dagli anni sessanta all’inizio degli anni ottanta.
Alina Marazzi è la regista che anni fa ci ha regalato questo suo lavoro prezioso di documentazione attenta e vera su come le donne erano rappresentate e vivevano la loro vita negli anni sessanta: come la società le voleva e le vedeva, i loro sogni e desideri, nascosti e mai manifestati, il loro vivere secondo modelli ben definiti da altri.
Il cammino lento e difficile verso se stesse, la scoperta dei propri bisogni reali, la paura di viverli, l’incontro con le altre donne, la forza che insieme si sente, a poco a poco crescere, il bisogno di esserci e di sentire di esserci prima di tutto per se stesse.

Una voglia nuova che si fa strada pur con mille difficoltà.

E’ l’incontro con i propri bisogni nuovi che destabilizza, all’inizio.
Sui diari personali si scrivono pagine in cui le paure prendono vita e si possono guardare da vicino senza più filtri.
Proprio i diari diventano la voce narrante del film.
Le emozioni, le paure, lo sguardo su se stesse, sulla famiglia, sulle amicizie, la scuola, la realtà sociale, viene fermato, tutto, sulle pagine.

Anita nel suo diario nel 1967 scrive:
«Paura di compiere 19 anni, di frequentare l’università. Mi ribello all’idea del vestito bianco, dei parenti, del matrimonio, del contratto legale, della cerimonia in chiesa. Come si fa a vivere fuori dalle convenzioni sociali?»

E in un’ altra pagina Teresa nel 1975 racconta:
«Sono due mesi che non scrivo. Ho provato tante volte ad aprire questa agenda. Mi mancava il coraggio di confidare quello che temevo mi stesse accadendo. Adesso sembra solo una storia da raccontare. La storia di un aborto. La storia del mio aborto. Piango di nuovo, agenda rossa. Ho sofferto troppo e non credo di aver meritato tanta sofferenza. Eppure era così normale per me, prima, parlare di aborto. La maternità è una libera scelta. Mi ero sempre sentita lontana da quella scelta. In verità non sono sicura di aver scelto. Temo di non aver avuto scelt

E Valentina, nel 1979 dice a se stessa:
«Bisogna trovare un modello da seguire. Ci guardiamo intorno e vediamo che non ce ne sono. Alcune prendono i soldi dal marito. Qualche altra ha avuto sempre uomini importanti. E ci sono forse le vere emancipate che passano da un uomo all’altro, ma con caratteristiche di stabilità».

Donne diverse che vivono in città diverse in momenti diversi.
Le voci raccontano pezzi di vita femminile e le immagini si susseguono: piccoli documentari del momento storico, filmati amatoriali, frammenti pubblicitari di come la donna veniva rappresentata, spezzoni di fotoromanzi del periodo, interviste nel mondo del lavoro esterno in cui le donne cominciano a muoversi.
Tutto si mischia nel racconto delle vite delle donne.
Le immagini relative all’impegno del CISA e dell’Aied per l’informazione necessaria e urgente sui contraccettivi, i primi consultori per informare, – troppe erano le donne che morivano per mano delle ‘mammane’- l’aiuto per risolvere insieme il problema doloroso di maternità non desiderate per situazioni familiari difficili o per problemi personali.
Il finale ci porta in una classe di donne non più giovani dove un’insegnante legge articoli della Costituzione Italiana che sanciscono il principio di uguaglianza morale e giuridica dei coniugi che solo nel maggio del 1975 con la legge n.151 si attueranno pienamente. Fino ad allora le norme che regolavano le relazioni tra i coniugi si basavano sul Codice Civile del 1942 che concepiva la famiglia fondata sulla subordinazione della moglie al marito, nei rapporti personali, patrimoniali, nelle relazioni di coppia e nei riguardi dei figli.
Finalmente venivano estesi alla moglie i diritti che erano stati strettamente riconosciuti solo al marito.
L’ abolizione del reato di adulterio.( 1968)
Il delitto d’onore viene abolito con la legge n. 442 del 5 settembre 1981. Dopo il referendum sul divorzio (1974), dopo la riforma del diritto di famiglia (legge 151/1975), e dopo il referendum sull’aborto.

E pur conoscendo ogni cosa, lo stupore per la realtà femminile rimane sempre fortissimo, un lungo cammino che abbiamo percorso insieme, e, davanti a noi, ancora tanta strada da percorrere.

Nel film c’è la nostra storia degli ultimi anni, c’è la nostra vita… quelle donne siamo noi!

In un commento al film, Lidia Ravera, che quegli anni aveva vissuto molto intensamente come tante di noi, sintetizza le sensazioni precise di allora:
Si distruggevano tradizioni, regole, comodità emotive, si abbattevano muri che, per secoli, avevano ridotto la visuale, ma anche protetto dal freddo. Piccoli gruppi di ragazze e donne animate da una furiosa determinazione: partire da sé per cambiare la propria vita. Cambiare la propria vita per cambiare il mondo”.

Emma Fenu

Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vivo, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente. Sono Laureata in Lettere e Filosofia e ho, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti. Scrivo per lavoro e per passione. Mi occupo da anni di storia delle Donne, critica, letteratura al femminile e iconografia di genere; tengo un corso di scrittura creativa; recensisco libri, intervisto scrittori; organizzo e partecipo ad eventi culturali; gestisco siti e blog dedicati al mondo della cultura, fra cui "Cultura al Femminile".Ho pubblicato un saggio, "Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena", un romanzo - inchiesta, "Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità", sul lato oscuro della maternità, racconti, fiabe e poesie e una saga familiare, "Le dee del miele", che si snoda in una Sardegna intrisa di mito e memoria, dove sono le donne le custodi della vita e della morte. Scrivo fiabe, racconti e collaboro per varie antologie.

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