“George Sand, una donna per le donne nella Francia romantica”. A cura di Ilaria Biondi

George Sand e la lotta per l’emancipazione femminile. A cura di Ilaria Biondi

È il 1808 e Aurore Dupin ha solo quattro anni quando arriva nel paradiso di Nohant, nel Berry, per andare a vivere insieme alla nonna paterna, dopo che il padre Maurice muore in un incidente a cavallo e la madre rinuncia alla sua custodia, paga di aver ottenuto dalla suocera un congruo vitalizio che le consentirà di condurre una vita di agi nella capitale francese.

Prima ancora di diventare George Sand e di far parlare di sé il bel mondo per la sua condotta anticonformista, Aurore Dupin sfida indirettamente regole e convenzioni sociali per la sua appartenenza a una famiglia fuori del comune: il padre, ufficiale dell’Impero Napoleonico,  è discendente illegittimo di una famiglia dell’alta aristocrazia e sposa un’attricetta parigina di liberi costumi e di origini modeste.

La piccola Aurore si sente abbandonata, ma la vita in campagna riesce a colmare il suo cuore disadorno: le corse forsennate nel giardino e nel boschetto che circonda la tenuta, la scoperta degli animali nella fattoria, di cui si prende cura amorevolmente, gli spensierati vagabondaggi lungo le valli e il ruscello insieme ai bambini della sua età, figli dei contadini che vivono nei paraggi. La nonna, l’austera figlia del Maréchal de Saxe e nipote di un re della Polonia, disapprova la vita da cavallo selvaggio che conduce la nipote, perciò non tarda a spedirla in convento, dove Aurore è costretta a rimanere per alcuni anni. Al compimento dei sedici anni la giovane donna viene finalmente richiamata a Nohant perché deve occuparsi della nonna, ormai anziana e bisognosa di cure.

Quando la vecchia signora rimane paralizzata in seguito a un attacco di apoplessia, Aurore prende in mano le redini della proprietà con determinazione. Pur essendo ancora adolescente, manifesta già un temperamento passionale e indocile e la ferma volontà di lasciarsi guidare solo dall’istinto e dal proprio modo di essere, senza curarsi dei giudizi altrui e dello sguardo esterrefatto di chi la vede scorrazzare a cavallo per la tenuta vestita da ragazzo, stringendo amicizia con i figli degli amici del padre, costume questo alquanto inusuale per una giovane donna dell’epoca.

Nohant diviene il baricentro della vita di George Sand: è qui che trascorre i momenti più importanti della sua esistenza, è qui che redige buona parte delle sue opere ed è qui che germinano e si approfondiscono le sue idee sugli uomini e sul matrimonio, che tanta parte hanno nella definizione della sua posizione in difesa dei diritti delle donne.

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«Il segreto di quei ricordi d’infanzia consiste nell’aver suscitato in me un tale attaccamento alla casa in termini di affetto e benessere al punto che non riesco ad allontanarmene senza piangere di rimpianto e a ritornarvi senza piangere di gioia »

(da Histoire de ma vieStoria della mia vita. Qui e altrove nel testo le traduzioni sono mie)

Nel 1822 la giovanissima Aurore sposa il barone Casimir Dudevant, dal quale ha due figli, l’adorato Maurice, che nasce nel 1823, e la piccola Solange, nel 1828. Se i primi anni di matrimonio sono relativamente felici, Dudevant non tarda poi a rivelare il suo vero volto di uomo dispotico, violento, cinico e volgare, che insegue relazioni facili e dilapida i beni della moglie, come gli consente di fare il codice civile.

Aurore cade in uno stato di penosa prostrazione, dalla quale cerca di strapparsi con volontà e coraggio, dedicandosi ad attività filantropiche, dandosi alla pittura e abbozzando scritti di letteratura. Dopo essersi rimessa in forze in seguito a un difficile periodo di malattia, nel gennaio del 1831 decide di scrollarsi di dosso il fardello del giogo coniugale e parte alla volta di Parigi, riuscendo a garantirsi dei seppur modesti alimenti da parte del marito, con il quale rimane in rapporti cordiali, sancendo con lui un tacito patto di reciproca indipendenza.

Nella capitale Aurore ha una condotta libera, quando non audace (come scrive alla madre nel maggio 1831 «Per me, mamma cara, la libertà di pensare e di agire è il bene principale »): pur essendo ancora formalmente sposata diventa l’amante di Jules Sandeau, per affermare la sua indipendenza  si muove spesso per la capitale in abiti maschili  e per acquisire un’autonomia economica si cimenta con impegno e serietà nella scrittura. Muove i primi passi collaborando con prestigiosi quotidiani e riviste come Le Figaro, La Revue de Paris e La Mode e ben presto riesce a pubblicare i suoi due primi romanzi, scritti a quattro mani con Jules Sandeau, Le Commissionnaire e Rose et Blanche, quest’ultimo a firma comune J. Sand. Dopo aver scoperto di essere stata vilmente tradita dal suo amante, pone bruscamente termine alla loro relazione e al loro sodalizio. Se Sandeau la aiuta a riconoscere e a coltivare la propria predisposizione alla scrittura, è solo a se stessa, alla propria caparbietà e al proprio talento, che la Sand deve una carriera letteraria solida, duratura e assai prolifica (dal 1831 al 1876, anno della sua morte, compila 143 fra romanzi e racconti, 24 opere teatrali, 49 scritti vari e 26 volumi di corrispondenza).

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Nel 1832, sfidando la misoginia di una società che vede nell’essere donna una tara vergognosa e le tacite leggi del tempo che precludono il mondo delle lettere alle donne, pubblica Indiana , il suo primo romanzo con lo pseudonimo George Sand (suggeritole da Sandeau), opera emblematica che afferma con veemenza la svalorizzazione femminile e che denuncia le falle di un sistema plasmato sui bisogni dell’uomo e sul suo diritto ad esercitare la forza e la violenza.

Grazie alla parola, attraverso le pagine dei suoi romanzi, in particolare quelli redatti nel periodo 1832-1840, la Sand lotta contro i pregiudizi, le costrizioni e le ingiustizie sociali, in difesa dei diritti delle donne.

Si legge nella Prefazione della sua opera prima:

« Indiana […] è un personaggio-tipo; è la donna, l’essere debole chiamato a rappresentare le passioni compresse o, se preferite, soppresse dalla legge; la volontà alle prese con la necessità; l’amore che urta la sua cieca fronte contro gli ostacoli della civiltà. »   

Il rapporto coniugale viene rappresentato in termini di dominazione da parte del maschio sulla femmina; per il colonnello, marito di Indiana, la donna deve occuparsi esclusivamente delle faccende domestiche, concedendosi al massimo un passatempo frivolo come la lettura dei romanzi (che nella Francia d’inizio Ottocento sono ancora relegati nel confuso e sprezzante vivaio della letteratura di second’ordine). La sua intelligenza limitata non le consente di aspirare a occupazioni più importanti e prestigiose. La donna è vista come un essere intrinsecamente minore, da domare e assoggettare al pari di un animale. Ella può dunque soltanto sottomettersi e ubbidire. Il colonnello è convinto di avere ogni potere e diritto sulla sua donna, in questo confortato e sostenuto dalla legge: le impone il silenzio e può permettersi di rinchiuderla in casa e di obbligarla con la forza ad accondiscendere alla sua volontà. Indiana, davanti all’aggressività verbale e fisica del marito e al tradimento dell’amante, reagisce con grande dignità, rifiutando coraggiosamente di dipendere completamente da un uomo, di affidare a qualcuno che non sia se stessa le scelte della sua vita e della sua felicità.

Dopo la tentata fuga di lei e lo scontro violento che la contrappone al marito, la donna è costretta materialmente e fisicamente ad accompagnare il colonnello all’Île de la Réunion. La sua, tuttavia, non è passiva sottomissione al vile patronato della legge coniugale, perché ella non solo rifiuta di tacere, come vorrebbe invece imporle l’autoritario ed arrogante uomo, ma rivendica la propria libertà di coscienza e di volontà interiore, uscendo pertanto vittoriosa da questa battaglia:

« Voi potete legare il mio corpo […]; ma sulla mia volontà, Signore, nulla potete. Potete impormi il silenzio, ma non potete impedirmi di pensare.»

E ancora:  «Voi non siete moralmente il mio padrone e […] io dipendo solo da me stessa su questa terra.»

Attraverso la complessa e affascinante figura di Indiana la Sand dimostra quanta forza interiore debba possedere la donna per non farsi schiacciare e annullare. Fin quando non sarà riconosciuta l’uguaglianza di diritti all’interno della coppia, alla donna è concessa la sola libertà di coscienza.  Si tratta pertanto di un romanzo di lotta, come evidenzia la stessa autrice:

« Ho scritto Indiana guidata dal sentimento forse irragionevole, ma profondo e legittimo, dell’ingiustizia e della barbarie delle leggi che ancora governano l’esistenza della donna nel matrimonio, nella famiglia e nella società. Non intendevo fare un trattato di giurisprudenza, bensì lottare contro l’opinione comune; perché è quest’ultima che fa ritardare o accelerare i miglioramenti sociali. La guerra sarà lunga e aspra, ma io non sarò certo né il primo, né il solo, né l’ultimo campione di questa buona causa, e la difenderò finché avrò un fiato di vita. »

La Sand si ispira alla sua esperienza matrimoniale deludente, dolorosa e fallimentare per creare, con Indiana, la donna-schiava che si ribella al marito e che, nella sua passione devota e sincera, si mostra superiore anche all’amante, frivolo seduttore di bassa levatura morale.

Altri due romanzi che si legano direttamente alla questione dell’emancipazione femminile sono Valentine e Lélia, pubblicati rispettivamente nel 1832 e nel 1833 (con una seconda versione nel 1839). In Valentine viene affrontato il tema spinoso della contrapposizione tra amore e barriere sociali: l’appartenenza dei due innamorati, Valentine e Bénédict, ad ambienti socialmente e culturalmente molto distanti, impedisce la loro unione in matrimonio.  Lélia è stato a lungo, e ingiustamente, considerato un romanzo scabroso e scandaloso perché affronta apertamente, con audacia e temerarietà, il tema del desiderio inappagato e rivendica il diritto al piacere femminile, mettendo in scena una protagonista la cui frigidità è segno dell’interiore frustrazione e insoddisfazione. Lélia, al contempo bruciante di passione e fredda, incarna nella sua complessità densa di sfumature, nella sua negazione del corpo e dell’erotismo, nel suo rifiuto del piacere sensuale vissuto come degradazione, una femminilità romantica, la cui retorica amorosa e sessuale viene dettata e imposta dall’immaginario maschile (donna angelicata priva di impulsi sessuali). La Sand mette impietosamente a nudo uno stereotipo per lei inaccettabile: Lélia si rivela essere impotente al piacere non perché portatrice di una disfunzione tutta femminile, ma in virtù del suo statuto di creatura sottomessa al volere e alla legge dell’uomo. Il suo inappagamento fisico è pertanto non un “difetto strutturale” bensì segno e sintomo della sua impossibilità ad agire e ad esprimersi come persona libera.

Nella sua celebre biografia Histoire de ma vie (Storia della mia vita), la Sand confessa di essersi sentita umiliata in più circostanze in quanto donna, considerata e trattata come un essere civicamente inferiore, sottomessa alle leggi create dagli uomini e non riconosciuta nelle sue doti intellettuali.

Nel 1836 ottiene la separazione giudiziaria dal marito, che le consente di rientrare in pieno possesso della proprietà di Nohant e di ottenere la custodia dei figli. Per quattordici lunghi anni Aurore – George non si è sentita a casa sua nell’amata Nohant a causa di Duvenant, che in qualità di marito, vale a dire di legale padrone assoluto della moglie, della sua casa e delle sue terre, ha completamente trasformato e stravolto la tenuta, senza tener conto della sua opinione e del suo volere. La Sand può finalmente tornare stabilmente nel Berry e Nohant diventa per lei il nido riconquistato: senza la presenza ingombrante di Duvenant, ella gestisce in piena libertà le terre e sistema l’abitazione a proprio gusto. Ma Nohant diviene anche il simbolo e la culla della ricostruzione di se stessa: la possibilità di godere della presenza dei figli e della compagnia di amici artisti, che vengono ospitati nella casa di campagna anche per lunghi periodi.

Dopo la Rivoluzione del 1830 la Sand si lega sempre più alla causa repubblicana e alla figura del socialista Louis Blanc.

A partire dal 1840, sotto l’influenza del misticismo umanitario di Lamennais e di Pierre Leroux, pubblica dei romanzi d’ispirazione socialista o mistica (come Consuelo, 1842), per poi dedicarsi negli anni a venire, dopo il suo definitivo rientro a Nohant, al romanzo campestre (ricordiamo in particolare La Mare au Diable e Les Maîtres Sonneurs), nel quale confluiscono le sue idee democratiche e, in particolare, l’interesse per le condizioni di vita dei contadini del Berry.

Nel 1848 può vantare un peso importante nella vita politica del paese, il che rappresenta all’epoca una situazione atipica, non godendo le donne di alcun diritto politico ed essendo visto l’impegno politico al femminile come un’attività ancor più inusuale di quella letteraria. Le femministe pensano pertanto di fare della scrittrice la portavoce della loro causa, lanciando a sua insaputa un appello sulla rivista La voix des Femmes affinché la Sand venga eletta deputato all’Assemblée Nationale. La scrittrice, che difende da sempre con orgoglio e passione la causa della donna, non si riconosce tuttavia nel movimento femminista, al quale guarda anche con certo disprezzo altero, e reagisce aspramente all’inaspettato appello, rifiutando in maniera recisa di essere considerata il simbolo di un cenacolo con il quale non intrattiene alcun tipo di legame.

Nonostante il rapporto ambivalente con la causa delle femministe sansimoniane, la questione dell’emancipazione femminile sta molto a cuore alla scrittrice, in tutto l’arco della sua lunga vita. E lo testimoniano non solo i suoi primi romanzi, ma anche opere dell’età matura come Mademoiselle Merquem che denuncia la situazione giuridica della donna all’interno del matrimonio in maniera velata e indiretta, attraverso la messa in ridicolo del cliché della moglie subordinata al marito.

Lo attesta pienamente anche il suo modus vivendi di donna moderna e libera: George Sand, che come molte sue contemporanee si sposa troppo presto con un uomo sbagliato, che non la comprende né la rispetta, sa però reagire con forza e coraggio e si crea un’esistenza indipendente imparando a vivere della sua penna (la sola donna nel mondo letterario francese dell’epoca a poterlo fare), ritagliandosi “un posto al sole” in un mondo essenzialmente maschile spietato e sprezzante e facendo valere i propri diritti anche con gli editori. La scrittura all’inizio non scaturisce da una vocazione personale, bensì dalla necessità materiale di provvedere al proprio mantenimento:

« Di tutti i lavoretti che riuscivo a fare, la letteratura propriamente detta era quello che mi offriva più possibilità di successo come mestiere, e, mi si passi il termine, come mezzo di sostentamento. » (Histoire de ma vie – Storia della mia vita)

Ben presto però la Sand impara ad amare questa professione, che svolge con perizia, passione, impegno e serietà, lavorando alacremente e senza sosta:

« Ho un obiettivo, un compito, direi anzi una passione. Il mestiere di scrivere lo è in maniera violenta e indistruttibile.» (Correspondance – Lettere)

È una ribelle che non vuole conformarsi agli schemi e ai ruoli tradizionali e lo dimostra indossando redingote e cappello e fumando il sigaro, travestimento che non vuol essere una brutta imitazione del maschio, ma una fine astuzia per passare inosservata e poter accedere ai luoghi all’epoca interdetti alle donne, come i parterres dei teatri. Un’artista che vuol essere riconosciuta come tale, per le proprie capacità, in nome della tanto anelata parità uomo-donna.

È donna, madre e amante, che non vuole rinunciare né alla professione né al focolare e che educa e alleva i suoi due figli nel migliore dei modi pur avendo diverse relazioni tormentate e burrascose con uomini non di rado più giovani di lei, comportamento libertino che suscita dicerie e scandali.  Oltre a quello con Jules Sandeau, altri legami celebri di George Sand sono quelli con il poeta Alfred de Musset, gli scrittori Gustave Flaubert e Prosper Mérimée e il musicista Frédéric Chopin. Alcune fonti sostengono che la Sand abbia avuto una relazione anche con l’attrice Marie Dorval, alla quale la lega una lunga e stretta amicizia.

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La Sand è anche una letterata che non esita ad assumere posizioni forti, interferendo pioneristicamente in un ambito esclusivamente maschile, la politica. Nella Lettre aux membres du Comité central (aprile 1848) ella evidenzia la necessità di « restituire alla donna i diritti civili che solo il matrimonio le sottrae, e che solo il celibato le conserva; errore detestabile della nostra legislazione che mette la donna in una condizione di avida dipendenza dall’uomo e che rende il matrimonio una condizione di eterna minoranza. »

Coraggiosamente la Sand si mette in gioco in prima persona in ambito politico, per fare sentire la propria voce di repubblicana convinta e per argomentare la propria posizione secondo la quale la donna è uguale all’uomo e deve poter vivere e usufruire delle stesse condizioni di vita (pur senza arrivare, come abbiamo visto, a sostenere l’entrata delle donne nell’Assemblée del 1848). La lotta per i diritti della donna si delinea pertanto e si combatte, per la Sand, essenzialmente all’interno dell’unione matrimoniale: prima di ambire ad ottenere dei diritti politici, la donna deve perseguire l’uguaglianza civica, vale a dire la parità dei coniugi in termini di responsabilità e diritti. Il che significa uguaglianza sessuale, libera scelta del coniuge (la Sand non crede nel matrimonio combinato, nel matrimonio d’interesse, ma crede nel matrimonio d’amore) e divorzio consensuale, ma significa anche stesso diritto al lavoro e all’istruzione, tappa imprescindibile per poter raggiungere l’emancipazione.

Il socialismo utopistico della Sand mette dunque in discussione l’autorità maschile e, con essa, le basi stesse su cui si regge la società patriarcale dell’epoca.

La Sand paga però a duro, durissimo prezzo questa libertà: non solo la sua vita privata è costellata da grandi dolori e tradimenti, tanto che in più occasioni vorrebbe cedere alla tentazione di farla finita, ma è anche oggetto, come donna, scrittrice e intellettuale impegnata in questioni sociali e politiche, di forti ostilità, accuse misogine e attacchi violenti, per la libertà con la quale si esprime e per i diritti che rivendica. Con le sue parole, la sua forte personalità, la sua capacità di fare sentire la propria voce difendendo l’ideale dell’amore e dell’uguaglianza la Sand imprime un segno profondo nella sua epoca, scuotendo la mentalità dei suoi contemporanei.

Se molti letterati di grande levatura frequentano assiduamente la sua dimora di Nohant e la considerano una loro pari (Balzac, Flauber, Dumas figlio e Mérimée), tanti altri invece, come Baudelaire e Zola, la biasimano e la insultano .

Balzac è tra coloro che ne colgono la straordinaria grandezza: «È geniale e conduce una vita eccezionale, che non può essere giudicata con gli stessi parametri delle esistenze ordinarie.» 

Alle sue parole fa eco l’altisonante addio pronunciato da Victor Hugo alla sua morte : «Piango una morta, saluto un’immortale!»

Così invece Barbey D’Aurevilly, uno dei suoi più feroci detrattori, in Le Constitutionnel:

«Per meglio imitare l’uomo, la Sand ha smorzato il suo cristianesimo, ha rovesciato l’altare del matrimonio e della morte e ha impresso al suo talento questa orrenda smorfia filosofica che lo sfigura e che ha finito col renderlo spaventoso.»

La Chiesa arriva a mettere all’indice le sue opere nel 1863, considerandole altamente immorali.  Si dovrà attendere più di un secolo per veder realizzate le sue aspirazioni. Così come si dovrà attendere la seconda metà del XX secolo prima che la sua vasta produzione venga rivalutata nella sua ricchezza sia letteraria che ideologica, anche alla luce della scoperta della sua corposa corrispondenza, e che la Sand stessa, spesso sbrigativamente e superficialmente etichettata come scandalosa divoratrice di uomini, venga riconosciuta come una delle figure letterarie più importanti del suo tempo.

3 commenti:

  1. Di George Sand conoscevo giusto qualcosa sulla relazione con Chopin, musicista che amo molto! Ma non sapevo tutto questo; adesso mi è venuta voglia di leggere i suoi scritti! Grazie per aver suscitato tutta questa curiosità! 🙂

    • Grazie a te! Sì, una donna e scrittrice molto interessante. Io me la sto leggendo, ha scritto davvero tanto e spaziando fra generi diversi. Un’autrice che, a mio avviso, non è ancora stata rivalutata come merita. Mi dirai cosa ne pensi!

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