Girl Gang di Ashley Little. Recensione di Giuseppina Biondi

Recensione di Giuseppina Biondi

Ashley Little, Girl Gang, Unorosso 2016.

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“Le cose non andavano per il verso giusto. Mercy e io dovevamo essere trattate come delle regine, maledizione! Invece in questo istane i nostri ragazzi si scontravano con altre bande e la città si riempiva di cadaveri. Anche gente qualunque. Una carneficina. Ora, essendo una Vipers, ero un bersaglio. Che diavolo di protezione era quella? Era l’opposto della protezione. Era una stronzata, ecco cos’era. Vaffanculo. Guardai la mia migliore amica sbuffare fumo da un angolo della bocca, il suo labbro inferiore era gonfio come una prugna marcia. Una lacrima scappò dal suo occhio sinistro, quasi completamente chiuso dal gonfiore, e lei la scaccio via come si fa con un insetto. Ecco quando decisi: sarei uscita dai Vipers e avrei portato Mercy con me.”

Il 15 febbraio 2016 è arrivato in Italia Girl Gang, la drammatica storia di cinque giovani donne.

Mac, Mercy, Z, Kayos e Sly Girl, le protagoniste, hanno fra i quindici e i sedici anni. Tutte con una storia particolare alle spalle: Mac e Mercy hanno volontariamente abbandonato la loro vecchia gang, i Vipers, che voleva farle prostituire; Kayos, ragazza dal carattere un po’ difficile, è la madre di una bambina avuta a soli 13 anni;  Sly Girl è fuggita dalla riserva First Nation con la speranza  di una vita migliore ma ha trovato solo depravazione e dipendenza; Z è una maestra di graffiti e murales in conflitto con la propria famiglia e  con il mondo che la circonda.

Insieme sono le Black Roses una gang tutta al femminile che terrorizza Vancouver. Rubano macchine, bancomat, vestiti e gioielli, cucinano metanfetamina e crack, spacciano e combattono selvaggiamente con chi cerca di far loro del male. Tutto sembra andare per il meglio quando la vecchia gang di Mac e Mercy, per vendicarsi, entra nel loro rifugio portando via tutto. Le ragazze si sentono crollare e Mercy, leader auto-nominato e mente del gruppo, decide di compiere un colpo che, secondo lei, farà ritornare la situazione come prima: rapire la figlia di Kayos e chiedere un riscatto al ricco patrigno. Le cose non vanno come previsto e, purtroppo, solo Sly Girl riuscirà a dare una svolta alla propria vita.

Il libro narra il disagio giovanile, la droga, l’abbandono e la violenza criminale in modo crudo e diretto.

Le Black Roses non sono altro che cinque giovani ragazze abbandonate a se stesse, che cercano di sopravvivere in un mondo violento, alla disperata ricerca di una famiglia che, per un breve periodo, troveranno in loro stesse.

Il romanzo è narrato volutamente a turno ed è strutturato come un diario personale. Le varie vicende vengono eviscerate in modo preciso e dettagliato secondo tutti i punti di vista. Viene inoltre utilizzato un linguaggio volgare, adolescenziale e ricco di slang al fine di rendere la storia il più verosimile possibile.

L’autrice, Ashley Little, ci offre una storia triste e dal finale amaro che racconta quanto ci si possa sentire soli e disperati e di come sia dura la lotta per la sopravvivenza.

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