“Evita Peron, la Madona de America” a cura di Francesca Gnemmi

Evita Peron, la donna del popolo argentino.

A cura di Francesca Gnemmi

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Origini umili quelle di Evita Peron, una delle figure femminili più importanti della storia dell’America Latina del secolo scorso.

Un’infanzia di povertà e un’adolescenza vissuta all’ordine dell’emarginazione, a causa della sua condizione di figli illegittima.

Eva Maria Duarte, conosciuta come Evita Peron, la donna che visse due volte e che, attrice in erba, divenne moglie del Presidente argentino Juan Domingo Peron e simbolo del popolo, acclamata dai lavoratori e dagli emarginati.

Divenuta amante di un cantante famoso, si trasferì a Buenos Aires in giovane età. Seguirono altri uomini che l’aiutarono a spianare la strada verso una carriera nel mondo dello spettacolo.

Durante la partecipazione a una telenovela radiofonica di successo incontrò Peron e dopo qualche tempo ebbe inizio la loro relazione, a fronte della quale la sua carriera ebbe un’inaspettata impennata.

La loro unione fu fonte di scandalo. Un uomo del rango di Peron portava all’altare una donna di origini proletarie e dal passato discutibile. Nonostante maldicenze e tentativi di mettere in cattiva luce la posizione del neo Presidente, la loro relazione e il mandato presidenziale proseguirono negli anni.

Nel 1945 nacque il Peronismo, un movimento politico che si proponeva tra il capitalismo e il socialismo e che si trascinò fino agli anni ’70.

Le ambizioni di Evita si spostano dallo spettacolo al governo; il suo incarico al Ministero dell’interno suscitò il malcontento degli avversari politici, mente le folle iniziano ad acclamarla.

Nel 1947 il diritto di voto venne allargato alla donne argentine.

Si trattò di una grande conquista e una vittoria sia per Evita che per la componente femminile della nazione.

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Nello stesso anno la moglie del Presidente si recò in visita in Europa, dove venne accolta con calore e rispetto. Al suo rientro in patria le cose cambiarono. Quasi mezzo milione di persone l’attese al porto di Buenos Aires e altre migliaia si riversarono per le strade della città per applaudirla e manifestare orgoglio e affetto.

Ambasciatrice dei diritti del popolo e voce dei più deboli, qualcuno affermò che molte delle sue scelte furono dettate dalla sete di potere. Inevitabile comunque non ricordare che, grazie al suo operato, migliaia di famiglie smisero di vivere in miseria e di patire la fame.

Nel 1951 provò a candidarsi a Vicepresidente della repubblica ma fu costretta a ritirarsi, pena un nuovo golpe militare. La gestione della fondazione Eva Peron, della quale si occupava personalmente, dedicandosi a orfani, diseredati e malati, le fece trascurare il resto, compresa la sua salute.

Quando arrivò la diagnosi del proprio malessere, il tumore all’utero era ormai a uno stadio avanzato, tanto da non lasciarle alcuna speranza di vita.

Nonostante la malattia, fu sempre di supporto al marito e al servizio della gente finché, la sera del 26 luglio 1952, le radio argentine interruppero le trasmissioni per annunciarne la morte.

La sua scomparsa prematura, a soli 33 anni, gettò la nazione nello sconforto.

Il Presidente perdette la sua perla e fu costretto dagli antagonisti politici a rifugiarsi in Spagna. La salma di Evita venne ospitata per anni in Italia, poiché i militari rifiutarono di seppellirla nella sua terra natale, temendo un vero e proprio pellegrinaggio sulla sua tomba.

Evita Peron, la prima leader donna, la cui eredità è impressa in modo indelebile nella memoria di tutte le donne argentine e di tutte coloro che, sparse per il mondo, credono nella possibilità del potere in mani femminili.

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Evita Peròn, la madre dei “descamisados”.

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