UNA BAMBINA di Paola Caramadre

 

“Quando ero bambina si andava in montagna. Andare in montagna non significava, ai miei tempi e alla mia latitudine, andare a sciare. Significava piuttosto varcare un confine spazio-temporale e immergersi in una cultura arcaica quasi del tutto scomparsa altrove. Mi ricordo di queste fredde case in pietra issate su pendii scoscesi. Gruppuscoli di abitazioni simili ma ognuna diversa. Intorno c’erano i colori di un autunno eterno. Rossi, gialli, verdi scuriti. Colori crepitanti all’esterno tra i quali spiccavano cavalli, asini, capre e vacche magre. All’interno, le case erano scure. Il camino sempre acceso riempiva di odori le stanze. I cibi avevano sapori per me sconosciuti. Caldi e fumanti versati nei piatti buoni per gli ospiti. Ero anch’io tra gli ospiti che guardavano ammirati le donne della casa. Donne forti, con gambe muscolose e affusolate, donne sorridenti, con volti antichi, dai lineamenti che riportavano ad altri tempi incorniciati da pesanti orecchini d’oro. La loro forza era effimera. La forza di quelle donne era la forza della vita stessa che si aggrappa alle rocce e tenta di tutto per sopravvivere. Sedevamo a tavola, anche io bambina, protetta dal mio status di ospite e confusa dalla penombra e dagli odori, e intorno a me c’erano solo uomini. Le donne entravano e uscivano. Servivano a tavola. Portavano i piatti. Cameriere. Anzi peggio, serve. In cucina, dove si rifugiavano, sorridevano, scherzavano tra loro come fosse normale essere escluse dalla tavola, come fosse naturale mangiucchiare tra gli avanzi degli uomini. Il loro mondo era quello. La legge non scritta degli antenati reggeva il loro mondo. Ora, forse, quelle donne non ci sono più. Le loro figlie si sono laureate, le loro nipoti costruiranno un nuovo mondo. Ma loro, con i loro volti di regine induriti dalla fatica, ci sono state. Le ho viste in un tempo non troppo lontano. A quelle donne che trovavano normale servire, essere discriminate e recluse, regalo un fiore giallo che non avranno mai nemmeno raccolto per caso sulle loro strade di sassi e irte salite”.

Un commento:

  1. Sonia Paolini

    Racconto bellissimo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *