“Una star d’altri tempi” di Tiziana Meraglia

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“Una star d’altri tempi” di Tiziana Meraglia

Un mucchio di ghiaia, posto sul retro della casetta di campagna, e il manico di una scopa. Una canottiera bianca e una gonnellina in cotone a tre balze orizzontali, tutta arrotolata fin sopra la vita, lasciando scoperta solo l’ultima, di colore giallo paglierino. Talvolta portavo con me un nastrino, un pennarello nero ed una spilla a forma di margherita, che avevo realizzato su cartone. Coloravo per intero quella fettuccia e vi incollavo il fiore, prima di legarmela al collo. La trasformazione era conclusa.

Trasportata da una fervida immaginazione, salivo in cima a quel mucchio e, agitando il bastone davanti alla bocca, sentivo nelle orecchie la musica del mio idolo e iniziavo a cantare a squarciagola: «Che felicità, my happiness! Accanto a te felicità, my happiness! Pensa un po’, sulla stella stiamo noi, basta un poco di fantasia!».

Con gli occhi chiusi, riuscivo a vedere tutto distintamente: il pubblico che mi acclamava, le telecamere che mi riprendevano e Moko, il mio scoiattolo volante, che faceva il tifo per me.

Mio padre mi osservava da lontano, senza farsi notare, perché sapeva che, se mi fossi accorta della sua presenza, avrei interrotto il gioco. E infatti, non appena mi chiamava per la merenda, la magia spariva e davanti a me si materializzavano di nuovo gli alberi d’ulivo, l’automobile parcheggiata ed il mio gattino tigrato, che mi guardava perplesso.

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