“L’abito azzurro”. Di Marilena Viola

(Dedicato a mamma e alla bambina con l’abito azzurro!)

Vivevamo al sole in quegli anni lontani dell’infanzia.
La lunga estate ci si parava davanti a giugno,appena finita la scuola;tre lunghi mesi fino al 1°Ottobre ,quando si riprendeva.
La felicita’ di noi bambine,mia sorella,due cuginette ed io,era al massimo perchè l’estate allora sapeva di libertà e di tanti giochi fatti lì,in piazza,al sole,all’aria dolce e sottile del paesino di collina dove abitavamo.
Le ore però,anche in estate,erano scandite dai ritmi imposti da mamma che noi accettavamo tranquillamente perchè avevamo rispetto e amore per lei,perchè di lei ci fidavamo ciecamente e ci affidavamo sicure,ubbidienti.
Era una donna”imprenditrice” per l’epoca;gestiva un negozio di tessuti e realizzava nella sua sartoria capi d’abbigliamento da donna,dall’abitino per il Battesimo al vestito da sposa.
Che forza,che energia nel lavoro! Cara,cara mamma!
Bene,la mattina mamma ci faceva fare le pulizie di casa con lei,poi verso le 10 arrivavano le altre bambine per andare nel giardino retrostante a giocare “alle signore”.(N.B…..i nostri mariti erano sempre……in viaggio o all’estero per lavoro!……).
Poi,dopo pranzo,era d’obbligo stare in camera nostra,all’ombra,a riposare o leggere i libri che ci aveva dato la maestra per l’estate e su cui dovevamo poi relazionare per iscritto.
Alle 5 ci si incontrava in piazza con le amichette a giocare a “campana”,”palla prigioniera”,nascondino,4 cantoni o a raccontarci ” i cunti” di paese! Eravamo libere di scorazzare tutte insieme fino alle 8,all’ora di cena.
Si rientrava sfinite,sporche,sudate e….felici!
Capitò un giorno che arrivò una bambina da Roma,ospite di una famiglia del luogo,insieme alla sua governante,che era anche del nostro paese.La bimba era stata molto malata durante l’inverno e così i genitori l’avevano mandata giù al sud,al sole,per un mese,a “cambiare aria”,a rimettersi in forze.
La conoscemmo con piacere e giocammo con lei tutta la mattina.
Il pomeriggio,alle 5,la vedemmo arrivare tutta elegante,ben pettinata,con un vestitino bellissimo,diverso da quello della mattina.
Questo ci colpì molto perchè noi non usavamo cambiarci d’abito per il pomeriggio e la guardavamo con ammirazione e,forse,con un pò di imbarazzo!
Il giorno dopo,zitta zitta,senza chiedere nulla alla mamma anche per non distoglierla dal suo lavoro sempre incessante per le tante consegne di sartoria,andai a prelevare dal cesto della biancheria da stirare un abitino ancora sgualcito e per giunta con l’orlo scucito,da fare.
Era azzurro con piccoli fiori sparsi sulle manichette a palloncino e sull’orlo inferiore,con un grande fiocco dietro alla vita e il collettino bianco. Anch’esso opera delle mani di mamma!
Nella mia ingenuità di bambina non badai certo a tutti gli inconvenienti di quel vestito,ma lo indossai felice e mi presentai a giocare quel pomeriggio alle 5 carina e raggiante come una principessa.
Questo tenero ricordo è qui vivo nella memoria,dopo 60 anni,ed è rimasto in me come indelebile flash di una infanzia dolce,serena,sicura.

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