Uno fra tanti (modi di essere mamma) III tappa

Uno fra tanti (modi di essere mamma)

III tappa

di Erika Zerbini

Uno fra tanti (modi di essere mamma) III tappa - di Erika Zerbini

Ben trovata cara amica,
siamo giunte alla terza tappa del viaggio nella maternità interrotta, la scorsa volta abbiamo parlato della difficoltà di stare nel dolore dell’altro e, grazie al tuo contributo, sono emersi altri aspetti legati a questa difficoltà abbastanza generalizzata.

Si prova un senso di colpa, di pudore, per avere avuto solo gravidanze finite bene?

In effetti è possibile avvertire un sentimento simile, ma ciò denota quanto sei capace di riconoscere che la maternità non è solo quella conclusa con un figlio sano fra le braccia, tu sai quanto sia affatto scontato raggiungere ciò che normalmente appare come la ovvia conclusione di un percorso piuttosto standard.

Tu ed io siamo più vicine di quanto immagini…

Entrambe riconosciamo che gli standard che ci sono proposti, non sono realistici.
Entrambe viviamo un senso di colpa e di inadeguatezza, certo, le ragioni sono differenti, ma il sentimento è il medesimo.
Il tuo imbarazzo dice che comprendi quanto deve essere difficile per me sopportare qualcosa che il solo pensiero ti è, forse, inimmaginabile.
Basterebbe dirci la verità…

Basterebbe che una di noi due iniziasse con un sorriso e forse terminasse con un abbraccio, che a volte nelle parole non dette c’è tutto ciò che serve.

Io, che porto di me la madre che non sa far nascere, faccio fatica a sorridere perché le tue costanti vittorie mi ripetono quanto sia inadeguata.

Tu fai fatica a sorridere, perché temi di ostentare le tue costanti vittorie, temi di ferirmi e di essere fraintesa.
Così potremmo trovarci a metà strada.

Sta a me operare un lavoro su me stessa, col quale raggiungere la consapevolezza della mia umanità: non ho potere sulla vita e sulla morte dei miei figli. Loro mi raggiungono vivi o meno, a prescindere da me, poiché, contrariamente a quanto normalmente gli standard ci offrono come la verità, le madri non sono onnipotenti.

Non è colpa mia se non sono vivi.

Questa mia consapevolezza spazza via quel senso di inadeguatezza e lascia solo il grande dispiacere d’avere dovuto attraversare una realtà così dolorosa. Quel dolore resta impresso come un’opzione sempre possibile.

Sta a te operare un lavoro su te stessa e ammettere che le tue vittorie non dipendono totalmente da te, poiché nemmeno tu sei onnipotente. Hai avuto fortuna, una grande fortuna, per nulla scontata ed è doveroso che tu sappia apprezzarla. Ma so che la apprezzi, altrimenti non saresti in difficoltà.

Tu puoi contare su un dolore che non provi, ma solo immagini, allora lascia che ti trasporti verso quel sorriso di accoglienza e di rispetto verso la mia forza di saperlo sostenere.

Sorridimi e io risponderò al tuo sorriso.

Non temere di esprimere la tua difficoltà: dimmi che non sai cosa dirmi…
Io ti risponderò che non c’è niente che tu possa dirmi, ma forse, potresti ascoltarmi.

Ti farebbe piacere sapere di me e dei miei figli?
Anche di quelli di cui non parlo mai… Loro hanno un nome… e hanno lasciato impresso in me un patrimonio immenso.

A me farebbe piacere sapere dei tuoi… come si chiamano? Quanti anni hanno?

…e come per incanto le barriere non esistono più: siamo due madri come tutte le altre madri.

Grazie…

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