“Grigio” di Annabelle Lee

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“Grigio” di Annabelle Lee

Il grigio è il ricordo ricorrente della mia infanzia russa: grigi erano i palazzoni dove abitavamo, grigia era la scuola di danza dove mia nonna mi portava tenendomi per mano, un pesante cielo plumbeo incombeva invariabilmente sulle nostre teste, i passanti erano tutti grigi o ingrigiti dalla vita. L’assenza di colore è stata la costante della mia piccola e breve vita russa, assenza che subivo e soffrivo, senza rendermi esattamente conto del perché. Come si fa a subire una mancanza se non hai mai conosciuto l’oggetto di essa? Eppure percepivo l‘incompletezza dell’insieme anche se non con questa specifica definizione. D’altronde, a sei anni è difficile capire molto, ma mi mancava qualcosa. Una volta trasferite a Parigi ho fatto quella che per me fu una scoperta che mi indusse a odiare ancor di più il comunismo, alimentando in me la rabbia della disperazione: ho scoperto il colore.
E quel comunismo che mi aveva portato via i genitori, quello stesso mostro grigio e tetro aveva anche tolto il colore dalla vita di milioni di persone, lasciandole sprofondare in un’esistenza non solo priva di qualsiasi speranza, ma anche di quella piccola, innocente, gioia per gli occhi che è il colore.
Anni dopo, camminando sui larghi boulevard parigini, mi sarei trovata a guardare il riflesso del sole nelle alte finestre dei stupendi palazzi haussmaniani. Un sole bellissimo e pieno di una luce che non avevo mai visto. Nel suo riflesso vedevo una miriade di colori che mi riempivano l’anima di felicità, dilaniandola allo stesso tempo nella consapevolezza di essere un disertore del mio destino, mentre un popolo intero era ancora lì, prigioniero della sua stessa tragica storia. Ogni volta pensavo di non poter sopravvivere a tale dolore e, ogni volta, guardando il sole specchiarsi nella città, trovavo nei suoi colori una ragione per continuare a vivere. Ma, pur avendo ritrovato il colore, mai sono riuscita a completare il quadro della mia anima. Ancora oggi combatto quel senso di incompletezza che mi accompagna e non mi fa sentire libera; ancora oggi m’impegno a non sentirmi estranea a me stessa.

Emma Fenu

Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vivo, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente. Sono Laureata in Lettere e Filosofia e ho, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti. Scrivo per lavoro e per passione. Mi occupo da anni di storia delle Donne, critica, letteratura al femminile e iconografia di genere; tengo un corso di scrittura creativa; recensisco libri, intervisto scrittori; organizzo e partecipo ad eventi culturali; gestisco siti e blog dedicati al mondo della cultura, fra cui "Cultura al Femminile".Ho pubblicato un saggio, "Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena", un romanzo - inchiesta, "Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità", sul lato oscuro della maternità, racconti, fiabe e poesie e una saga familiare, "Le dee del miele", che si snoda in una Sardegna intrisa di mito e memoria, dove sono le donne le custodi della vita e della morte. Scrivo fiabe, racconti e collaboro per varie antologie.

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