IL MIO AMARCORD di Anna Maria Bortolan

IL MIO AMARCORD
Il canale odorava d’aprile. Un aroma di acqua e di fiori, di muschi preziosamente aggrappati a quel po’ di terriccio che si deposita sulla salda roccia dopo che il vento ha cessato i suoi rantoli. E il cielo: nubi fluttuanti di bianco e azzurro immane.
C’era ancora mia madre. Era lì, seduta e stanca, sulla seggiola verde della cucina in formica, lo sguardo perso nelle preoccupazioni di donna.
Io ero piccola e la vita non mi aveva ancora divorata con la sua innocente ferocia. Lame di sole inondavano il pavimento oliato di cera e ritagliavano i confini del mio desiderio.
“La lumachina di mare la voglio tenere!” , strillai.
Mamma sospirò. Il suo amore superò il disgusto e, afferrata per la conchiglia quella bestiolina che avevo sottratto al banco del pesce fresco del mercato rionale, la pose in un catino con dentro un po’ d’acqua salata e una foglia di lattuga e la posiziono’ in terrazza. Finalmente, dopo il rifiuto di tenere in casa un gatto, avrei goduto di uno squarcio di natura in mezzo al cemento.
Non durò a lungo. Il mattino seguente vidi la lumaca cercare l’oceano in mezzo al cortile, seguita da una scia piatta e bavosa.
“Avrei dovuto liberarla in canale”, pensai e me ne feci una colpa.
Così , un po’ stupidamente, a sette anni iniziai a confrontarmi con quel che ci troviamo a vivere, senza averlo scelto. E con il pericolo che è silenziosamente sotteso alla ricerca del conseguimento del nostro desiderio di evasione.
La libertà, talvolta, presenta il suo conto salato alla vita.
ANNAMARIA BORTOLAN

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