“Il racconto dell’Ancella” di Margaret Atwood

Il racconto dell'Ancella“Il racconto dell’Ancella” di Margaret Atwood

Recensione di Elisabetta Corti

Rachele, vedendo che non le era concesso di procreare figli a Giacobbe, divenne gelosa della sorella e disse a Giacobbe: «Dammi dei figli, se no io muoio!» Giacobbe s’irritò contro Rachele e disse: «Tengo forse io il posto di Dio, il quale ti ha negato il frutto del grembo?».Allora essa rispose: «Ecco la mia serva Bila: unisciti a lei, così che partorisca sulle mie ginocchia e abbia anch’io una mia prole per mezzo di lei».Così essa gli diede in moglie la propria schiava Bila e Giacobbe si unì a lei. (Genesi 30,1-4)

Difred vive in una casa dell’alta borghesia. La sua stanza è il suo rifugio obbligato, ove non ci sono oggetti personali e la porta non può essere chiusa a chiave. Una Marta l’aiuta a lavarsi e le porta colazione, pranzo e cena: pasti equilibrati e nutrienti a cui Difred non può rinunciare nemmeno quando farebbe a meno del cibo.

Lei è l’Ancella, designata a continuare la progenie del Comandante e della moglie Serena Joy.

Esce dalla sua stanza e dalla sua abitazione una volta al giorno per acquistare il cibo necessario alla cucina.

Lo fa accompagnata da Diglen, con la quale non può scambiare chiacchiere ma solo frasi di circostanza stabilite dal Galaad, il regime totalitario stanziatosi in nord America in seguito ad un colpo di stato.

Difred veste una lunga tunica rossa, e delle ali bianche le coprono il viso da sguardi indiscretii.

È l’ancella che consegna ai posteri il suo racconto, registrato su musicassette.

Il romanzo distopico di Margaret Atwood ci presenta un futuro straziato da guerre ed inquinamento, dove la popolazione è ormai a crescita zero e l’insediamento di un regime totalitario ribalta le condizioni “normali” di vita.

Soprattutto il ruolo della donna, deciso seguendo alla lettera la Bibbia, unico libro considerato legale che ogni sera viene letto dal Comandante.

Il colore dell’abito delle Ancelle richiama il ruolo che esse hanno: procreare in un atto completamente privo d’amore, al solo fine di ripopolare il mondo.

Atto che si compie nel giorno fertile dell’Ancella, alla presenza della moglie (in braccio alla quale l’Ancella siede) e di tutti gli altri membri della casa.

In tutto il romanzo serpeggia un clima di pesante angoscia: il regime si basa sulla diffusione del terrore sia attraverso l’eliminazione di ogni forma di conoscenza, sia tramite l’utilizzo di violenze fisiche.

Il controllo serrato da parte un corpo di polizia segreta pronto a denunciare ogni deviazione dal regolamento del Galaad completa il quadro del terrore psicologico.

A questo si aggiunge l’annullamento della personalità del singolo e delle proprie capacità, inserendolo in un gruppo utile a svolgere un certo compito, ma sradicato completamente dalla vita e dagli affetti precedenti.

Le Ancelle rinunciano al proprio nome in favore di quello del Comandante declinato come complemento di specificazione (Di- Fred).

Gli argomenti messi in gioco nel romanzo sono molti, alcuni già da me specificati, altri molto subdoli riguardanti la capacità di ribellarsi o di accettare un certo tipo di condizioni, nel disperato tentativo di trovare rifugio in una condizione scomoda.

Il racconto a flashback induce il lettore ad immedesimarsi nella situazione, a porsi domande sul proprio atteggiamento in una determinata situazione e, probabilmente per molti, a sospendere il giudizio.

Un romanzo scritto con estrema lucidità, che richiama altri romanzi distopici ma inserisce nella trama elementi ed atteggiamenti che, seppur amplificati ai fini del racconto, richiamano scene della società attuale.

Non delude nemmeno il finale inaspettato.

Un romanzo che tiene con il fiato sospeso, che personalmente ho dovuto alternare a letture più frivole, ma che raccomando di leggere.

Quello che ci insegnano i romanzi distopici, è che non si impara solo dalla storia, ma a volte anche dal presente.

Titolo: Il racconto dell’Ancella
Autore: Margaret Atwood
Genere: Romanzo distopico
Editore: Ponte alle grazie
Data di prima pubblicazione: 7 ottobre 2004

Il libro al momento è disponibile qui solo in lingua originale. 

 

 

3 commenti:

  1. Leggendo questa tua recensione ho avuto presenti le trame di “1984”, e “Fahreneit 51″… Non hai lasciato neanche a me un minimo di respiro; mi son sentita oppressa anche io da tutte le cose che dici. Ad ogni modo, hai saputo esprimere benissimo l’atmosfera soffocante, brava!

  2. Grazie! Sì, i richiami sono presenti anche nel libro, ed è davvero soffocante!

  3. Da leggere.
    Una distopia sinistramente vicina alla realtà.

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