“Mia nonna” di Maria Lucia Caputo

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“Mia nonna” di Maria Lucia Caputo

Mio padre un giorno si è stufato. “Non ne posso più, adesso pretendo, io, tanto rispetto!”. Ce l’aveva con mio nonno. Sì, pare che in gioventù gli avesse detto:”Rispetta i piccoli perché sono piccoli, rispetta gli adulti perché sono adulti”. Lui si era sentito sempre una via di mezzo, come se non dovesse usufruire anche lui di quel rispetto. Un po’ come Achille e la tartaruga, non arrivava mai a uno stadio certo di certo rispetto: c’era sempre qualche ‘piccolo’ nuovo e compariva sempre un nuovo adulto più adulto.
Dunque, basta. Mio nonno era molto burbero, forse severo. Mio padre non sarebbe mai diventato severo come lui, era troppo buono e generoso.
La tenerezza di mio nonna era un sorriso negli occhi quando ti guardava, raramente. I miei nonni paterni li vedevo poco, molto poco. Abitavano a 5 ore di treno da noi, nel salernitano. Erano venuti a trovarci solo per i battesimi dei miei fratellini e alla mia prima Comunione, quando i miei fratellini erano già diventati angeli da un pezzo ed io avevo solo sei anni.
Un evento la mia prima Comunione. Mia madre voleva per la sua, per forza maggiore, unica figlia un bell’evento religioso e sociale. Due giorni prima arrivarono i miei nonni. Fervevano i preparativi per il bel rinfresco in casa, ma a me interessava solo l’arrivo dei nonni. Non avevo dormito già da tre notti prima.
I nonni.
Con noi viveva il nonno materno, ma era la quotidianità.
I nonni erano completi: il nonno e, soprattutto, la nonna. Piccola, graziosa, parlava a voce bassa e con lentezza, mi piaceva quel tono pacato. In quei giorni speciali ricordo che le stavo sempre appiccicata e lei mi teneva vicina al suo fianco, come fa l’aquila con il suo aquilotto sotto l’ala. La gioia immensa fu una passeggiata con lei, una passeggiata lunga da casa fino alla chiesa, di tardo pomeriggio, quasi sera. Mia madre non mi faceva mai uscire da sola o con persone diverse da lei e papà e mio nonno.
Quella sera andai in chiesa con mia nonna. Un ricordo così felice da annoverare ancora tra i più felici della mia infanzia. Vestitino serio e giacchino bianco, si era in settembre, mia nonna Peppinella con un serio ed elegante soprabito nero, una borsa molto bella e la sua coroncina del Rosario.
Io per mano alla mia nonna.
Esibivo quasi quella situazione: avevo anche io la nonna, come gli altri bambini.
Il tragitto fu lungo di emozioni e, si e no, di 50 metri di percorrenza: abitavamo quasi di fronte alla chiesa, ma ne io gustai ogni centimetro. Quella sera mi parve che la chiesa fosse più illuminata del solito. In realtà avevo una grande felicità nel cuore.
Quando i miei nonni ripartirono sentii una grande stretta al cuore, una grande tristezza: non avrei più sentito quegli abbracci speciali per tanto tempo, tanto tempo.
Mio nonno in casa mi colmava di attenzioni e affetto. Cercava di darmi anche l’affetto sparso tra gli angeli dalla nonna materna da quasi quattro anni. Tutti si sono sempre meravigliati in famiglia della mia grande memoria. Io e mia nonna ci amavamo alla follia. Lei faceva di tutto per venirmi a trovare tutti i giorni ed io, ogni volta che si apriva la porta, le correvo incontro esclamando:”Nonna mia, nonna mia!” e mi affondavo letteralmente nei suoi abbracci morbidi.
Si, questo ricordo di mia nonna, dei suoi abbracci speciali, colmi di una tenerezza speciale, carichi di un amore senza pretese genitoriali, ma di sola spontaneità e amore.
Il ricordo delle mie nonne, e troppo poco è durato quel tempo, è un tesoro talmente grande che mi accompagna ancora adesso che anche io sono nonna. Quando stringo i miei nipotini al cuore mi sento come fossi il mare, il cielo assolato o stellato e siamo tutt’uno, uniti nel sentimento più semplice che esista, un amore che non giudica o punisce, ma regala solo il tesoro dell’amore.

Emma Fenu

Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vivo, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente. Sono Laureata in Lettere e Filosofia e ho, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti. Scrivo per lavoro e per passione. Mi occupo da anni di storia delle Donne, critica, letteratura al femminile e iconografia di genere; tengo un corso di scrittura creativa; recensisco libri, intervisto scrittori; organizzo e partecipo ad eventi culturali; gestisco siti e blog dedicati al mondo della cultura, fra cui "Cultura al Femminile".Ho pubblicato un saggio, "Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena", un romanzo - inchiesta, "Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità", sul lato oscuro della maternità, racconti, fiabe e poesie e una saga familiare, "Le dee del miele", che si snoda in una Sardegna intrisa di mito e memoria, dove sono le donne le custodi della vita e della morte. Scrivo fiabe, racconti e collaboro per varie antologie.

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