“Il mio Pesce d’Aprile” di Tiziana Meraglia

“Il mio Pesce d’Aprile” di Tiziana Meraglia

Tiziana aveva già vent’anni e frequentava l’università, ma non c’era età o studio che potesse trattenerla dal compiere quel rituale che era ormai tradizione da diversi anni.

La sera prima si chiuse in camera e, armata di carta, penna e colori, realizzava il suo progetto, ridacchiando sommessamente. Una volta ultimato, ripose i suoi disegni tra le pagine dello Zatti – Colussi e andò a dormire.

L’indomani, di buona lena, si svegliò presto per studiare e alla fine della mattinata iniziò a preparare il pranzo. Tutto doveva essere pronto, prima del rientro a casa della famiglia.

Apparecchiò la tavola e sistemò i disegni sotto i tovaglioli. Ognuno aveva il proprio pesce, più grasso o più magro a seconda della costituzione fisica dell’interessato, con la caricatura del proprio volto.

Era molto brava a cogliere le caratteristiche salienti e ad accentuarle, fino al ridicolo.

Elio aveva una pallina di grasso sull’orecchio, gli occhi minuscoli come due fessure, i riccioli scompigliati e il labbro inferiore eccessivamente carnoso.

Nella sua mente immaginava la sua reazione e ciò la divertiva oltremodo. Lo faceva soprattutto per lui, per infastidirlo.

Verso le quattordici, chi da lavoro e chi da scuola fecero ritorno e presero posto a tavola. Tiziana attendeva il momento in cui avrebbero scoperto il suo “Pesce d’Aprile”.

Come immaginava, fu Elio a trovarlo per primo, perché era solito prendere il tovagliolo in mano anche solo per chiacchierare, spostandolo un po’ di qua un po’ di là, con gesti meccanici.

Lui già sapeva di cosa si trattasse: aveva visto caricature simili tante volte. In alcune occasioni, Tiziana si era pure divertita a ritrarlo con i vestiti delle guerriere Sailor. Lo guardò e lo riguardò, un po’ offeso perché permaloso, ma trattenendo un sorriso disse: «Ci divertiamo eh? Siamo spiritose… quando lo diamo, il prossimo esame?».

Si divertivano a punzecchiarsi: Elio la vedeva come una sfida e, in quanto tale, non gli piaceva perdere.

Sapeva di toccare un argomento alquanto spinoso e, infatti, lei bofonchiò qualcosa di incomprensibile e riprese a mangiare.

Continuò a guardarla con la coda dell’occhio, mentre l’angolo all’insù della sua bocca rivelava tutto il suo orgoglio di essere riuscito a zittirla.

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