“Frammenti di una estate” di Giulia LaFace

 

“Frammenti di una estate”

di Giulia LaFace

contest Amarcord

 

cielo d'estate

 

Le vacanze avevano il sapore della luce del sole.

Mi sono sempre chiesta perché nei miei ricordi d’infanzia, gli anni Settanta mi siano sempre sembrati illuminati da un sole più acceso.

Le vie di Roma più ampie e più vuote. Le musiche che si rovesciavano dalle finestre aperte direttamente sull’asfalto caldo.  La casa di mia nonna era un Palazzo signorile costruito pochi anni prima del mio arrivo. C’era un giardino molto ben curato in cui giocare.

Dove noi bambini correvamo selvaggiamente e sceglievamo con cura il nostro angolo magico. Dove nasconderci agli occhi indagatori dei genitori. E di mia nonna, appunto, dagli occhi attenti e dal volto gentile ed espressivo.

Quella mattina d’estate in cortile c’ero solo io. Erano già tutti in vacanza. Mia nonna parlava, nel suo accento romano stemperato da anni di recitazione nella Cinecittà degli anni d’oro, con il guardiano dello stabile.

 Sentivo un leggero sudore sul collo, mentre stazionavo sul muretto adiacente la scala bianca che scendeva verso la cancellata scura. Stavo attenta a non sporcare la salopette nuova, a grandi quadri gialli e verdi.

Mia madre sarebbe comparsa all’improvviso. Con il suo abito bianco, i capelli biondissimi. Avrebbe preso la mia valigia marrone chiaro, con la chiusura a scatto, un pò arrugginita.

E rapidamente mi avrebbe fatta salire sul taxi.

Le mie vacanze iniziavano in quel momento, quando dal finestrino guardavo mia nonna salutarmi con un gesto della mano, con il suo sorriso da attrice di altri tempi.

Sarei tornata a casa da lei, dove vivevo stabilmente, dopo un mese. Durante il tragitto mi riabituavo al profumo di mia madre, sempre dimenticato e riconosciuto ogni volta al suo ritorno. Trattenevo lacrime e sorrisi in egual misura fino all’arrivo sotto casa di mia madre.

Un ragazzino poco più alto di me, con un viso paffuto, sorridente, ci attendeva sotto il portone piastrellato . Di fianco aveva una valigia marrone chiaro appoggiata a terra, con le chiusure automatiche un pò arrugginite.

Si sa, due gemelli, seppur separati alla nascita, subiscono l’insolito e assurdo privilegio di avere gli stessi oggetti, le stesse magliette, gli stessi colori. Vedersi due volte l’anno. Ma riconoscersi subito. Scendevo aprendo la vecchia portiera del taxi verde ramarro e mi precipitavo su di lui .

La voce di nostra madre ci faceva affrettare, potevamo salutarci con tutta calma sulla corriera che stava per partire. Sui sedili di pelle tiravamo fuori i nostri giochi per mostrarceli e conoscerci di nuovo.

Una bambola, una fionda arancione.Un libro consumato, un quaderno con le cornicette colorate a matita.

Fuori la campagna emetteva bagliori. Dai finestrini aperti avvertivo il mare dal sopraggiungere improvviso di un odore più fresco e insolito.

Rivedevo in un istante il saluto della nonna quando ero partita. Sentivo la mano morbida e cicciottella del mio gemello stringere la mia.

Mia madre si preparava per scendere: il suo volto fresco e giovane era improvvisamente luminoso . Quanta luce c’era in quei giorni.

http://27esimaora.corriere.it/articolo/le-vacanze-dei-nostri-figli-tutto-e-cambiato-in-50-anni/

 

giulilaface

Lettrice compulsiva e onnivora da sempre, mi piace ascoltare le storie altrui e scriverne. Viaggiatrice per bisogno, madre e moglie per scelta, canto per passione, lavoro come educatrice e counselor .Ma appena posso mi immergo nella musica e nella ricerca di poesia e di immagini. Adoro cucinare. Per questo invito spesso amici a condividere nuovi piatti e sapori. Ma è nella solitudine che mi ritempro e incontro tutti i miei pensieri.

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