“Volti di bambole” di Francesca Gnemmi

Contest amarcord. “Volti di bambole” di Francesca Gnemmi

Le bambole sparse sul comò nella stanza della zia erano intoccabili. Il suo orgoglio. Una collezione che durava da anni e che in parte sostituiva le figlie che non aveva avuto.

Pezzi da tutto il mondo, portate da conoscenti e amici di ritorno dai loro viaggi.

La zia si prendeva cura di ognuna: le pettinava, sistemava i loro abiti e i copricapo. Le chiamava per nome e più di una volta l’ho sentita conversare con l’intero gruppo.

C’era la coppia di signore con la crocchia grigia in testa che filavano la lana. Vestite di nero mi parevano infelici e stanche. Non potevano mai separarsi dal piccolo telaio in miniatura.

La biondina dal vestito lungo, beige e marrone e i boccoli raccolti sotto un ampio cappello era troppo vanitosa per i miei gusti. Si faceva ammirare dal suo piedistallo, mai stanca di avere occhi puntati addosso.

La parigina invece mi metteva in soggezione. Con il vestito di velluto bordeaux e il cappellino in tinta, mi guardava con un’espressione severa da dietro la veletta. Guanti e sigaretta in mano, pronta a essere infilata in bocca. Era troppo truccata ma le sue scarpe di vernice nera dal tacco sottile facevano invidia.

Quelle che preferivo passavano le giornate chiuse nelle proprie scatole. Zia Piera diceva che erano troppo delicate e preziose per essere lasciate in giro e le tirava fuori solo una volta ogni tanto per spolverarle.

Secondo me quelle poverette erano annoiate a morte e tristi di essere sempre da sole. Se avessi potuto le avrei tenute nella mia camera e saremmo diventate amiche.

Per quanti anni ho sperato di riceverne una in dono…

Niente da fare però. Finché non fui grande non ebbi nemmeno il permesso di toccarle e, quando finalmente la zia di decise a condividere con me quella sua grande passione, io ero un’adolescente interessata ad altro.

Destino amaro quello delle povere bambole di porcellana, che tornarono nelle loro confezioni e dovettero attendere molto tempo prima di rivedere la luce e ritrovare gli occhi di una giovane donna pronta ad amarle.

 

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