“Anestesia delle nevi” di Eliza Macadan. Recensione di Mirella Morelli

Recensione di Mirella Morelli.  Eliza Macadan, “Anestesia delle nevi”, ed. La vita felice, 2015

mirella

Diciamolo subito: ognuno di noi viene attratto – o, al contrario, respinto – dalla copertina di un libro, soprattutto se l’autore ci è sconosciuto: questo primo impatto può essere determinante.
Se mi fossi recata in libreria la raccolta di Eliza Macadan non mi avrebbe attratto, ma fortuna ha voluto che il libro mi sia stato dato in quanto finalista del premio letterario di cui sono giurata.
Ancora una volta ho avuto riprova di quanto sia difficile conoscere un libro se non si è del settore. Ma soprattutto quanto siano importanti concorsi, premi, incontri con l’autore e soprattutto le recensioni.
Sono qui dunque per recensirvi un libro che di primo acchitto mi incuteva freddezza: algida la copertina, algido il titolo, algido il primo impatto coi versi – scattanti, quasi martellanti, brevi e privi di punteggiatura…
Dovevo leggerlo e l’ho fatto.
Beh, vi fidate di me? Dopo un po’ che leggevo mi è tornata in mente una lettura di quando ero bambina: la favola di un semino che dormiva nella terra, sotto un candido manto di neve che però, fungendogli da coperta, ne aveva protetto e scaldato il sonno, permettendogli a primavera di sbucare nel sole come tenera piantina di grano.
Ecco, la poesia di Eliza Macadan è come quel semino: da versi apparentemente algidi, introversi e distaccati germogliano improvvise spighe di grano. Si torna indietro, si rilegge da capo e tutto acquista improvvisamente un altro calore.
Nella giornata del Premio ho avuto modo di conoscere questa poetessa rumena e poliglotta che, attenzione, non viene tradotta in italiano bensì scrive in italiano: una non giovanissima e bellissima donna dall’aspetto algido come la copertina del libro, priva di trucco come i suoi versi sono privi di punteggiatura, che all’improvviso si illuminava di sfumati sorrisi che ricordavano le spighe di grano
Anestesia delle nevi è una raccolta di sessantadue liriche brevi – da un minimo di cinque versi ad un massimo di ventidue- senza punteggiatura, senza maiuscole e senza fronzoli come il viso della poetessa senza trucco.
Il suo bilinguismo la porta a cogliere particolarmente il suono delle parole, e a voler giocare più con esso che con la struttura sintattica dei versi.
La sua poesia ricorda il nostro ermetismo e, come esso, è piena di sofferenza sia sociale che interiore; sappiamo che aveva solo 22 anni quando il crollo del muro di Berlino nel 1989 consente in Romania una rivoluzione che rovescia la dittatura comunista di Ceausescu, ma scopre un paese in assoluta povertà.
Realtà dolorosa che troviamo in versi quali

“la mia guerra
è in cucina
dove scorre
il succo dal frullatore
è in strada
dove un bambino piange
davanti alla vetrina dei dolci
e un vecchio mendica
un soldo
per un’aspirina
la mia guerra è nella camera da letto
dove il sonno mi sconfigge
ogni volta(…)

Tenaci come semi di grano protetti dalla neve sono i versi allorchè parla di sé:

“scendo
nella pioggia
fino alle caviglie
fino al ginocchio
fino agli occhi

il volo si impara
dal basso verso l’alto”

Oppure malinconici e forti come domande:

“una poetessa con seni giganti
struscia un verso
fra le gambe
grida terrorizzata di tanto piacere
la gatta della vicina del secondo piano

di quale amore non cominciato
scriverò oggi”

E dunque no, se quella copertina bianca ed algida potrebbe lasciarci indifferenti in libreria, i versi di Eliza Macadan al suo interno non ci lasceranno scampo: sapranno intenerire, e darci improvvise frustate.
Mi ricorderò: mai essere superficiali davanti a un libro…

Quarta di copertina:

“in fondo
non ho scelto
di nascere
sotto l’anestesia delle nevi
da pagine virtuali
perenni
in mani di signorine

con Papini in gelateria”

link all’acquisto:

http://www.amazon.it/Anestesia-delle-nevi-Eliza-Macadan/dp/8877996897/ref=sr_1_2?s=books&ie=UTF8&qid=1460101899&sr=1-2&keywords=eliza+macadan

 

Un commento:

  1. Emozionante recensione, un’esplosione intensa!

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