“Una ragazza tranquilla” di Lay Ramirez

“Una ragazza tranquilla” di Lay Ramirez

Recensione di Lisa Molaro

Lay Ramirez

Romanzo d’esordio di una scrittrice che si firma con uno pseudonimo: Lay Ramirez.

Subito mi lascio catturare dalla copertina acquerellata, il profilo di una donna pensierosa che permette al suo sguardo di perdersi tra le colline verdi che le fanno da sfondo: una Lei in bianco e nero in primo piano – o sullo sfondo? – immersa nella natura che la pervade.

Lei: Margherita, un nome che sa di fiori freschi e genuini.

Come sapete, spesso leggendo mi balzano alla mente metafore o parole chiave, in questo caso specifico mi sono sentita, non lo nascondo, dentro un’auto in viaggio.

Inizio a leggere e l’auto quindi parte in modo spontaneo come volgendo una prima pagina che, simile alla copertina, mi dona un disegno acquerello che mi funge da “inizio capitolo”.

L’acquarello varierà, di capitolo in capitolo, in un modo originale e artistico.

Mi complimento con la scrittrice per questa idea che trovo vincente!

Premesso ciò, mi ritrovo subito immersa in un variare di strade diverse tra loro e la mia auto viaggia quindi su terreni mai uguali fra loro: frasi eleganti, metafore poetiche e sapore dolce mi permettono di viaggiare su perfetti e lisci asfalti.

 In questi tratti mi lascio assolutamente rapire dalla trama, dimenticandomi le mappe stradali.

 Ecco che però, d’improvviso, l’auto passa sopra una buca.

 Uno scossone, una frase direttissima, per i miei gusti fin troppo schietta, ed espressioni che non lasciano nulla all’immaginazione.

In certi tratti di strada lo stile poetico che adoro lo abbiamo lasciato proprio fuori dal finestrino!

Sobbalzo, mi assesto, mi agito un po’ sul sedile.

A metà strada mi fa un po’ male la cervicale: questo libro è scritto con la terminologia tipica di una adolescente moderna e disinibita.

“La scrittrice avrebbe potuto un po’ edulcorare il linguaggio” penso.

A metà libro però, sono assolutamente coinvolta all’interno della trama: un colpo di scena mozzafiato mi impedisce di chiudere l’e-reader anche se l’ora è tarda: devo proseguire!

Lo stile continua a mescolarsi: prati fioriti e ingenuamente profumati si confrontano con secchi di colore a tinte forti, acquerello contro tempera rosso acceso.

Arrivo alla fine, chiudo il libro, scendo dalla macchina, mi verso un bicchiere di vino e rifletto sulla strada che ho percorso.

Questo libro mi è piaciuto? Mi ritrovo ad asserire.

Non è un libro classico, non è scritto come se tale fosse…

Dopo una riflessione personale, mi ritrovo a darmi torto: se Lay Ramirez avesse usato sempre un tono raffinato e parole eleganti, probabilmente il libro non mi sarebbe arrivato come invece ha fatto!

Queste pagine raccontano il male di crescere.

Margherita vive in una terra che non l’ha partorita.

 Vive senza radici e le ricerca in modo spasmodico, gettandosi dentro a storie che non hanno un domani.

Tutti i suoi legami sono fragili e lei non ha un punto fermo a cui aggrapparsi.

Margherita cerca il brivido e del brivido incosciente sembra nutrirsi senza pensare alle conseguenze.

Margherita non può, e non vuole, accontentarsi.

Margherita si droga di passione.

Forse si scotta, o forse no, questo lo scoprirete leggendo il libro.

Margherita, un attimo fra le nuvole e l’attimo dopo sotterrata dalle foglie.

E’ sempre facile crescere – non necessariamente: nascere – in una famiglia benestante, che con l’amore ti soffoca?

E’ sempre facile sedersi in un amore comodo?

E’ sempre facile conoscere davvero la persona di cui ci si innamora?

Cos’è più facile, fuggire o restare?

Questo romanzo sembra scritto con forse troppe parole ineleganti, ma di elegante ha le riflessioni che lascia, le descrizioni poetiche sembrano scritte da un’altra mano rispetto a quella che scrive con la voce di Margherita (protagonista controversa, credetemi!) e questo mi fa stranamente pensare che lo stile narrativo non sia stato “un obbligo” ma una scelta.

I protagonisti vivono in modo totalizzante le loro emozioni fisiche o dell’anima.

Per descriverne l’effetto dirompente, lo stile di vita quasi borderline, la spazzatura forse da rigettare da dentro il cuore, ecco, per tutti questi motivi trovo che la scelta stilistica dell’autrice sia stata discutibile ma efficace.

Mi ha coinvolta, mi ha fatto riflettere, mi ha fatto sottolineare più di una frase.

Mi ha indignata, mi ha fatto strabuzzare gli occhi davanti a certi esercizi ginnici (badate bene:  non sono bigotta!) fatti con troppa leggerezza e descritti senza tante farfalle nello stomaco.

 Mi ha fatta sobbalzare davanti al colpo di scena inaspettato… insomma: indifferente non mi ha lasciato e questo, quando si legge un romanzo, è fondamentale!

In fin dei conti, è questo che cerco quando leggo un libro.

Lay Ramirez è un’autrice che vive a Trieste e che firma i suoi libri con uno pseudonimo.

 

Titolo:“Una ragazza tranquilla”
Autore: Lay Ramirez
Editore: Lay Ramirez; 1 edizione (26 novembre 2015)

Sinossi del libro:

La ragazza tranquilla è Margherita, una giovane che vive un’estate infuocata tra Trieste e Staranzano.

La sua non è una storia qualunque e nasce in una provincia addormentata dove il rumore della sera si posa sui prati e culla i sonni di una famiglia perbene, ignara dei veri sentimenti di Margherita e delle sue avventure.

E’ anche la storia di una scoperta e di un cambiamento, quando uno sconosciuto si insinua nella sua vita e distrugge lentamente il piccolo mondo di consolidati affetti che circonda da sempre la ragazza.

L’uomo non ha nemmeno un nome ma alla protagonista ciò non importa: sarà lei a chiamarlo, a conferirgli un’identità, in qualche modo quasi a crearlo, riempendolo delle sue aspettative e delle sue speranze.

La loro comunicazione è prima di tutto sessuale e per questo nessuno dei due sente l’esigenza di porsi delle domande sul domani, o sulla vita dell’altro.

Dopo il loro incontro nulla sarà più come prima e anche Margherita dovrà fare i conti con una sé stessa inaspettata e, a tratti, crudele.

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