“Amy e Isabelle” di Elizabeth Strout.

“Amy e Isabelle” di Elizabeth Strout.

Recensione di Altea Alaryssa Gardini

Amy e Isabelle

“God save us everyone

Will we burn inside the fires of a thousand suns?

For the sins of our hand

The sins of our tongue

The sins of our father

The sins of our young”

(Linkin Park – the Catalyst)

Nessuno sogna di vivere in una cittadina piccola, lontana dal mondo ma le ragioni sono coperte dalla stoffa di una camicia a quadri. Nessuno spera di essere legato tutta la vita a qualcuno da cui, malgrado tutto, non ci si può separare ma durante l’adolescenza, fuggire da tua madre sembra una pazzia solo pensarlo.

Fa caldo, la temperatura è troppo alta ed entrambe, madre e figlia, due generazioni a confronto, si guardano senza sapere cosa farsene del peso dell’altra.

Un collo di cigno non basta a convincere Amy che sua madre sia, in un qualche modo, bella o meritevole ai suoi occhi. Quell’aria da sperduto pulcino dall’espressione di ghiaccio non placa l’animo di Isabelle, non può spiegarsi in quale luogo ha perso la sua bambina e perché questa abbia smesso di tenerle la mano.

“I don’t know where I’m going

in search for answers

I don’t know who I’m fighting

I stand with empty eyes

You’re like a ghost within me

who’s draining my life

It’s like my soul is see through

Right through my empty eyes”

(Within Temptations – Empty Eyes)

È come guardarsi allo specchio per Isabelle, osserva la vita della figlia senza potersi dare delle risposte ma quando le ottiene perde le ultime ragioni, ruggisce come una leonessa e attacca il suo cucciolo con l’intenzione di mortificarla.

Amy si nasconde dietro cortine di fumo, lotta disperatamente contro la presenza di sua madre, la allontana, non la capisce e non la vuole al suo fianco. Perché, questa ragazzina non capisca cosa significhi guardare nello specchio di sua madre, è una domanda che l’inconscio di Isabelle si pone spesso e questo le pesa.

Un continuo sentirsi sotto esame, giudicata e disprezzata nonostante la sua vita sia stata sacrificata per lei.

È esattamente come sprofondare nel baratro, dal punto di vista di Amy, guardare la vita di sua madre. Questa donna vagamente ordinaria, poco più che insulsa, che del mondo conosce unicamente la parola di una pubblicazione religiosa.

Amy ha la sua vita, ha sogni e passioni che non confessa neanche a sé stessa, ma sua madre non sa neanche pronunciare il nome di Yeats, come potrà mai capire cosa serpeggia dietro a quel confine di filo spinato che sono i suoi occhi.

Due vite, le loro che dipendono l’una dall’altra ma che si respingono nella stessa proporzione in cui sono destinate ad attrarsi. In fondo è uno strazio per entrambe, ma sono la loro unica ancora e faro.

“I can’t hold on to me,

Wonder what’s wrong with me”.

(Evanescence – Lithium)

 

Come un canto nel vento, cosa c’è di sbagliato in Isabelle? La paura, la perdita o la negazione?

Come un urlo nel vuoto, cosa c’è di sbagliato in Amy? È spaventata, la crescita o le bugie?

Sono due esistenza separate da un’aggressione di lame, due profondi occhi vuoti e dei pallidi fili biondi ormai al suolo e morti.

In quella cittadina perduta nella canicola e nella neve, un circolo di eventi, di domande e di esistenze aleggianti sulle increspature di una vita, che porta tutti gli abitanti a connettersi con queste due donne divergenti.

Il destino ha teso una mano e ha offerto a queste due boe alla deriva, un’eco della possibilità di perdersi. Lo ha lasciato ai notiziari, è lì sulla pelle delle loro labbra: altre due donne sono state separate: Amy scoprirà dove finisce quella strada ed Isabelle, seppur nella paura della denigrazione e della resa all’evidenza, ricomporrà la via che permetterà ad entrambe di tornare a casa.

“Where there is desire

There is gonna be a flame

Where there is a flame

Someone’s bound to get burned

But just because it burns

Doesn’t mean you’re gonna die

You’ve gotta get up and try”

(P!nk – Try)

Durante la lettura di questo romanzo, mi sono trovata più volte dai due lati del campo di battaglia.

Non è stato facile apprendere i silenzi e le motivazioni di entrambe. Lo spaccato della vita di una cittadina lontana ma simile a quella in cui abitano molto di noi, narrato dalla Strout in maniera delicata e mai invadente, che mi ha portato a chiedermi se davvero sia davvero importante pensare alla facciata, se alla fine il pavimento ti sta crollando sotto i piedi.

Titolo: Amy e Isabelle
Autore: Elizabeth Strout
Genere: Romanzo
Editore: Fazi editore “le Strade”
Anno: 2000
Pagine: 474

Sinossi:

È la storia, questa, di una cittadina anonima della provincia americana. Di un’estate straordinariamente torrida. Di un microcosmo di donne, impiegate presso gli uffici di una fabbrica locale.

Tra queste c’è Isabelle, ancora giovane, che tenta di celare il proprio misterioso passato dietro una facciata di decoro e perbenismo; e c’è la figlia Amy, una timida adolescente con un segreto che non riesce a tenere nascosto.

Il rapporto tra le due è teso, intessuto di cose non dette e di una reciproca incomprensione che si trasforma in aperta ostilità quando la madre scopre nella figlia l’esuberanza e la voglia di vivere che un tempo erano state le sue, il suo stesso desiderio di darsi a un altro e di essere amata.

Il mondo di Amy e Isabelle crollerà violentemente all’improvviso, e dopo un toccante, impietoso confronto durante una drammatica notte niente sarà più come prima.

Link all’acquisto:

http://www.amazon.it/Amy-e-Isabelle-Elizabeth-Strout/dp/8876258140/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1460734114&sr=8-1&keywords=amy+e+isabelle

2 commenti:

  1. ilsoffionedimiemma

    “Durante la lettura di questo romanzo, mi sono trovata più volte dai due lati del campo di battaglia”: cara Alaryssa, con queste parole ci hai dato la chiave della tua lettura del libro, e ci hai detto quanto hai empatizzato con Amy e Isabelle. Una recensione sentita, e bellissima. Complimenti, ho voglia di leggerlo anch’io

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