“Parole volan come fiori – Chère amie di Marc Lavoine”. A cura di Ilaria Biondi

Distanza, ricordo e illusioni. La lettera-canzone “Chère amie” di Marc Lavoine. A cura di Ilaria Biondi

Gettare il cuore e i pensieri oltre le acque, oltre il blu del soffio silente della lontananza. Riempire di parole l’abisso che divide e affidarle all’onda, a galleggiare, affinché possano giungere ove la mano e il cuore più non osano approdare …

La voce avvolgente di Marc Lavoine ci accompagna in questo viaggio, dove il presente si scompone in un passato che scaturisce per piccoli tocchi, con garbo, affacciandosi appena alla soglia della nuova vita, di un reale dove c’è posto solo per il ricordo e l’assenza.

Una lettera che guarda, con respiro sottile, agli anni perduti, cantando il sussulto e gli incanti di quei giorni in cui era forse, rumore d’amore. Colei alla quale il mittente si rivolge ora con affettuosa tenerezza definendola “cara amica” un tempo fu, lo si intuisce fra le pieghe pudiche della parola volutamente sfumata ed evasiva, la voce e il volto che disegnavano sorrisi sui suoi sogni di uomo innamorato. Il pensiero e il desiderio rimangono testardamente ancorati a quelle ore sospese, veleggiando sulle rive di un’anima che non si è assopita.  Ma un dolore sordo, nel suo silente chiasso, schiaccia i passi e affoga il pensiero. Il cuore invoca il respiro del cielo a placare questo male, che sottile e invisibile, morde le orme della vita.

Volteggi d’inchiostro a raccontare l’imperfezione di istanti che vivono dell’ombra spoglia di una solitudine senza requie. Sillabe che si vestono di fiori, o forse si fanno esse stesse petali, per volare oltre i margini rigidi e severi della lontananza.

La parola veglia però sempre cauta e ritrosa. Teme quasi di disturbare, di portare scompiglio nelle giornate che ora appartengono ad altri. E non più a lui, che scrive.

Due anime immerse, un tempo, nella medesima impronta. Un tempo in cui forse erano le sillabe complici, intime e confidenziali del “tu” a saldare le loro bocche e a colmare lo scarto dei loro pensieri. Mentre ora la parola s’inoltra nel sentiero imprevisto del “vous”, a tratteggiare doverosi confini, a misurare e marcare un distacco, a declinare antichi grovigli e giuramenti, ad allontanare una barca che rischia di avvicinarsi troppo alla riva …

Il palpito di cuore chiede scusa, si muove lieve, ma brucia e vibra. Il verso si fa piano, senza increspature apparenti, ma affiorano carezze e desiderio per ciò che non è stato, per ciò che era e d’un tratto è stato rinchiuso e imprigionato nel regno muto del sogno, sradicato dal sangue acceso della realtà.

E nei versi che seguono, l’incompiuto desiderio, fin qui trattenuto, schivo e taciturno, si fa  impaziente e irrequieto. La nostalgia acuta erompe stordente e grida la propria insistenza. D’improvviso si annullano le distanze e si contraggono gli spazi, il presente sembra non inghiottire più il passato, nulla sembra essere cambiato. Lei è dentro di lui. Gocciola dai suoi sogni. Si smarrisce nei suoi ricordi. Si muove nei suoi occhi. Si arresta la clessidra e lui scivola sul contorno scricchiolante delle proprie illusioni, delle lusinghe di un cuore stolto, che non si arrende, che non vuole più arretrare. Lui fruga ovunque e la trova in ogni angolo di pensiero, come se lei lo abitasse. L’odore amaro del tempo si blocca e il sogno di un nuovo incontro grida sulla sua pelle.

Ma è solo un istante, pregno di vertigine e dimentico della vita vera che infuria e non la si può fermare. Un istante di sprofondamento nel dispettoso e imprevisto gioco della meraviglia e della sbeffeggiante chimera. L’impossibile risale prepotente e depone, inesorabile, la consolazione e il miraggio del ricordo. L’impossibile insorge e comprime le vampe di un’anima innamorata. Calano le nebbie della dura vita, del presente muto e spesso, che non lasciano scampo ai sorrisi seppelliti, ai lampi furtivi e arditi di un amore lontano.

Lei non è più sua.

Lui non è più la sua terraferma, né la sua avventura. Tacciono i contorni di quel passato nascosto, che appare all’orizzonte, nello sfavillio dell’alba, per un tempo breve, per poi naufragare di nuovo negli abissi della nostalgia malinconica.

Lui torna, docile e piegato, nella profondità delle lontananze, custodendo il segreto del proprio desiderio, di brividi che si schiantano nella pena.

Una missiva breve e mestamente dolente, un monologo che scivola con ritmo lento e grazia misurata sullo sfogliare di giorni senza più felicità. Danza l’azzardo per un attimo, ma presto si ricompone entro l’angolo di cielo del rimpianto.

Una canzone raffinata e struggente nella sua nudità intensa. La voce di Marc Lavoine sussurra, roca e compostamente sensuale, questa dichiarazione-non dichiarazione, imponendosi un tono monocorde che non può e non deve tradire l’emozione, seguendo il filo di un garbo contenuto che sembra però sempre sul punto di svaporarsi in un’esplosione accecante. La musica in sottofondo (che nella versione in duetto con Françoise Hardy si riduce magnificamente alle note limpide e frementi del pianoforte)sembra starsene in disparte, esserci appieno ma senza invadenza alcuna, come a dare pieno risalto alle parole che si stagliano nella loro bellezza pura e assoluta.

Una voce che scolpisce il silenzio di assenze e distanze. Una voce che racconta la sua storia segreta di promesse e speranze. Una voce che riempie il cielo vuoto col sospiro di un’ultima, sfavillante illusione

 

Chère amie (Toutes mes excuses)

(dall’album Marc Lavoine, “Les Amours du dimanche”, 1989)

 

Je pense à vous souvent
Je continue quand même
D’aimer les bateaux blancs
Que le désir entraîne

Je manque de vous souvent
Mais je m’en vais quand même
Laisser voler le vent
Qui souffle sur la peine

(Refrain)

Chère amie, je vous envoie ces quelques mots
Pour vous dire qu’il ne fait pas beau
Et que j’ai mal, seul, depuis que je vous ai perdue
Je vous écris ces quelques fleurs
Avec mon cœur à l’intérieur
Je vous fais toutes mes excuses 


Je rêve à vous souvent
Je me souviens de tout
Je me réveille à temps
Mais je vous vois partout
Je vous attends souvent
J’invente un rendez-vous
Vous n’avez plus le temps
Plus une minute à vous 


(Refrain)
Chère amie, je vous envoie ces quelques mots
Pour vous dire qu’il ne fait pas beau
Et que j’ai mal, seul, depuis que je vous ai perdue
Je vous écris ces quelques fleurs
Avec mon cœur à l’intérieur
Je vous fais toutes mes excuses

 

La versione in duetto con Françoise Hardy fa invece parte dell’album di Marc Lavoine “Marc Lavoine”, del 2001.

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