TRA IL CIELO E IL MARE di R. Vera

“Tra il cielo e il mare” di R. Vera
“Se guardo all’orizzonte dalla riva tra cielo e mare non c’è confine. Si presentano ai miei occhi come qualcosa di incomprensibile e offuscano con la loro immensità ciò che è vita intorno a loro.”
Questo è quello che scrissi una sera di tanti anni fa all’inizio di una lettera che lasciai ai miei amici prima di andare via in uno dei tragici 31 luglio. Gli dichiaravo il mio amore di amica, esternavo la mia gratitudine per le risate, i giochi, le canzoni. Un grazie a quel limpido specchio azzurro che accoglieva ogni volta le mie strampalate nuotate, le mie folli ricerche ai sassi strani sul fondale; un grazie a quelle stelle marine che all’epoca era facilissimo trovare e a quelle meduse che temevo in maniera enorme. Una grazie a quella fine sabbia bollente che la notte era invece così soffice e fresca.
Come a tanti è capitato, anche molti miei ricordi dolci-amari dell’adolescenza sono legati all’estate. Ero come un animale che va in letargo e sopravvive all’inverno grazie a quello che aveva mangiato durante i mesi di veglia. Io mi nutrivo dei ricordi accumulati, per poi risvegliarmi a giugno e finalmente rendermi conto che l’unico mese all’anno che agognavo con tutta me stessa stava arrivando. Era la stessa casa ogni volta, la stessa spiaggia di sempre, gli stessi amici di ogni anno e una me sempre diversa. Volgendo lo sguardo a quelle estati posso disegnare lo schema della mia crescita fisica ed emotiva con tanto di colonna sonora.
Una bambina paffuta che correva in spiaggia a radunare tutti i bimbi per poter giocare in riva al mare e che alla sera osservava le ragazze grandi che si preparavano per uscire; un’adolescente con le prime scollature e minigonne a dir poco improponibili, che si truccava con le amiche davanti allo specchio della propria camera cercando di far stare composti i ricci ribelli, le più piccole che ci guardavano incuriosite e poi di corsa al lido per ballare; una giovane donna che raggiunge il gruppo in fondo alla strada per recarsi al solito locale dove ormai anche le “piccole” hanno l’età per venire.
Non potrò mai dimenticare quando arrivavo sulla spiaggia la mattina e odiavo l’idea di stare in costume ancora una volta sotto gli occhi di tutti, dopo aver trascorso la notte ad agitarmi perché le cose non erano andate come volevo. Ma quando guardavo quella superficie azzurra sentivo un richiamo fortissimo e senza nemmeno fermarmi mi spogliavo camminando fino alla riva e mi nascondevo agli occhi del mondo. Immersa nel silenzio lasciavo che la salsedine corrodesse il brutto che sentivo e quando riemergevo e il sole baciava la mia pelle bagnata, dentro di me fluiva di nuovo la meraviglia, la speranza, l’entusiasmo e il sorriso che tutti di me conoscevano.
Una vita intera potrei raccontare prendendo come punto di riferimento un solo mese dell’anno. Da quelle estati sono nati i miei primi racconti, da quelle uscite arrivano i miei più grandi complessi, da quei ricordi fanno capolino i primi amori, da quel mare emerge un legame su cui avrei scommesso la vita e avrei perso di brutto, a quei granelli di sabbia si mescola l’essenza di quella che sono ora.
Anche oggi quando sono triste la mia mente rievoca le onde fresche che mi hanno cullata in quegli anni e quando torno in Calabria per far visita a miei genitori sento che solo passare con la macchina per quella strada è importante.
Quel confine tra il cielo e il mare è uno dei misteri più dolci che custodisco nel mio cuore.

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