“Rosso Istanbul” di Ferzan Ozpetek

“Rosso Istanbul” di Ferzan Ozpetek

Recensione di Carolina Colombi

 

Rosso Istanbul

Ritorno alle proprie origini attraverso un viaggio del cuore.

 

Ferzan Ozpetek è l’autore di Rosso Istanbul.

Di origine turca ma naturalizzato italiano, Ozpetek è conosciuto soprattutto come regista di ottimo livello.

Rosso Istanbul è un romanzo in cui, in un’alternanza di punti di vista, i brevi capitoli scivolano via con lievità.

Uno dei protagonisti, un regista torna nella sua città d’origine, e in prima persona racconta di sé.
Della protagonista femminile, invece, presentata in terza persona,  viene narrato il suo vissuto e soprattutto la meta del suo viaggio.

Anche lei, come l’altro personaggio, deve raggiungere Istanbul.

Quello che compie il regista-autore-protagonista del libro è un viaggio nel passato, alla ricerca di profumi e oggetti che lo riportano indietro nel tempo.

E a tornare indietro il personaggio lo fa davvero.

Lo fa raccontando di sé e della proprie esperienze di vita, ma non perdendo mai di vista il suo presente.

Presente che lo trattiene a Istanbul, anche se vorrebbe tornare in Italia, dove da tempo ha stabilito la sua residenza, perché ama la sua terra.

Ma non solo la sua terra, anche la sua gente, nel bene e nel male.

L’amore, in tutte le sue manifestazioni, è il filo conduttore del libro ed è elemento d’unione dei diversi personaggi che danno vita alla narrazione.

Ed è attraverso l’amore, che il protagonista ritrova emozioni che morbidamente lo riportano all’infanzia, alla sua giovinezza e infine alle sue prime esperienze sessuali.

Ma di sesso, Ozpetek ne parla con delicata sincerità, quasi con pudore, e in punta di piedi affronta il tema della propria ambiguità sessuale: sempre d’amore si tratta, anche se dai connotati diversi di quelli dell’amore inteso in senso tradizionale.

Il protagonista di Rosso Istanbul ritrova poi ricordi e sensazioni legati alle persone che hanno popolato la sua vita: la madre, il suo miglior amico, il padre e la fidanzata di allora.

Il tutto animato però da un leggero velo di mestizia, un’ombra di malinconia che si posa sul suo passato.

Amore. Che cos’ho imparato sull’amore? Quello che ho imparato sull’amore è che l’amore esiste. O forse, più semplicemente, quello che ho imparato sull’amore e imparo sull’amore è quello che racconto nei miei film, in tutti i miei film. E cioè che non dimentichiamo mai le persone che abbiamo amato, perché rimangono sempre con noi; qualcosa le lega a noi in maniera indissolubile, anche se non ci sono più.”

Parallelamente alla storia personale del protagonista, l’autore racconta di Anna, protagonista femminile del romanzo, e della sua metamorfosi.

Metamorfosi  che avviene in lei durante il suo soggiorno a Istanbul.

Anche in questo caso il protagonista è l’amore, anche se è amore tradito, dalla vita e dagli uomini.

Ed è in conseguenza di un evento doloroso che, da donna ingessata e borghese, quale era prima del viaggio, Anna si farà personaggio anticonformista e capace di andare oltre.

Perché la sua triste esperienza di vita metterà in discussione tutto ciò in cui ha creduto fino a quel momento.

Anche quello di Anna, così come è per il regista, è un viaggio.

Non soltanto verso Istanbul e le sue meraviglie di città alle porte dell’Oriente, ma soprattutto viaggio all’interno di se stessa.

E che la porterà a incrociare i passi degli altri personaggi del libro.

Niente è più importante dell’amore vissuto in tutte le sue più diverse e intriganti sfaccettature…

Con la sua scrittura fluida e scorrevole, quasi da sceneggiatura cinematografica, l’autore dà la misura della leggerezza della narrazione.

Narrazione che attraverso le descrizioni diventa evocativa, oltrepassando i limiti di un qualsiasi viaggio materiale.

Non riesco a dormire. C’è qualcosa che mi turba stanotte, e non è solo la camera piena di ricordi. E’ un silenzio a cui non sono più abituato. Questo quartiere, penso, una volta era pieno di voci. I venditori ambulanti passavano gridando il nome della loro merce; poi, verso le dieci di sera, arrivava il mercante di boza, una bevanda a base di grano fermentato, con acqua e zucchero, ma dal sapore acido: color bianco sporco, gusto forte, deciso. Per chi lo desiderava, una spolverata di cannella…

Per finire, le frasi brevi e secche con cui l’autore racconta di sé e degli altri personaggi, fanno di Rosso Istanbul un buon romanzo.

Tanto che Rosso Istanbul restituisce al lettore la memoria e l’indimenticabile profumo di quella città che in un passato ricco di storia era Bisanzio, poi Costantinopoli e infine Istanbul.

Quindi, Rosso Istanbul è un ottimo romanzo, che però a livello emozionale, non ha la capacità di coinvolgere nel profondo il lettore.

Sinossi

In Rosso Istanbul si intrecciano le vicende di alcuni personaggi del romanzo. non si conoscono, ma partiti da Roma alla volta di Istanbul  i passi del protagonista maschile incrociano quelli di una donna. Entrambi compiono un viaggio, che diventa viaggio della memoria, ma anche un ritorno alle origini, per il regista- autore che celebra in questo libro un inno alla sua città natale. Quasi un inno d’amore verso una città affascinante quale è Istanbul.

 

Rosso Istanbul-scheda libro

 

Titolo: Rosso Istanbul
Autore: Ferzan Ozpetek
Editore: Mondadori
Rosso Istanbul

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