“Gli ultimi testimoni” di Svetlana Aleksievic.

Recensione di Maria Grazia Casagrande

cop

Autore: Svetlana Aleksievic

Titolo: Gli ultimi testimoni

Edizione: Bompiani 2016

pagine: 448

Bambini, portati in una barchetta in mezzo al fiume, buttati dentro l’acqua e, siccome non annegavano, colpiti sulla testa con i remi, mentre i tedeschi, esecutori del supplizio, ridevano. 

E ancora bambini costretti a seppellire i propri padri e sbellicarsi dalle risate, pena la fucilazione. E, anche, ragazzini che hanno perso la memoria delle mamme, impiccate sotto i loro occhi dai nazisti in quanto mogli di partigiani.
In ‘Gli ultimi testimoni‘ – in uscita per Bompiani, nell’ottima traduzione di Nadia CicogniniSvetlana Aleksievic, Nobel per la Letteratura, affronta l’indicibile: la malvagità del Male, l’atrocità come supremo divertimento, il nichilismo al suo ultimo stadio, dove i valori non sono più rovesciati ma semplicemente cessano di esistere.
Per diversi anni Aleksievic ha raccolto i racconti della guerra di coloro che ai tempi del secondo conflitto mondiale erano appunto solo dei bambini.
Messi insieme in una narrazione corale di circa 340 pagine, inducono il lettore a interrogarsi sul senso stesso della vita e della morte. Ma poi, quasi a contraddire il nichilismo intrinseco delle descrizioni, quei racconti restituiscono un certo candore, regalano quasi un’aria di innocenza e quasi di speranza.
I bambini, anche nelle peggiori situazioni, non perdono la capacità di stupirsi. E lo stupore e’ l’esatto contrario del cinismo, quindi un fondamento di immaginazione e del futuro.
Perche’ la gente fa la guerra?” – si chiede Svetlana. ” Perche’ ai maschi la guerra piace” risponde la scrittrice e racconta d’averlo capito quando parlava con i soldati russi in Afganistan: “Certo, avevano paura. Ma una volta tornati a casa raccontavano quanto bella fosse la guerra.
Io credo che vadano uccise le idee, non le persone” – rincara Aleksievic – “Prima bisogna capire e dopo prosciugare l’acqua in cui nuota il nemico. La guerra non e’ mai la soluzione. Dobbiamo pensare all’idea che ci saranno sempre piu’ profughi, per questo dobbiamo abituarci a condividere il nostro benessere con gli altri. Non abbiamo alternative. Non credo sia possible costruire un Muro che possa proteggere l’Europa dal mondo.”

Tratto da un’intervista di Wlodek Goldkorn a Svetlana Aleksievic, Nobel per la Letteratura nel 2015.

Emma Fenu

Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vivo, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente.

Sono Laureata in Lettere e Filosofia e ho, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti.
Scrivo per lavoro e per passione.
Mi occupo da anni di storia delle Donne, critica, letteratura al femminile e iconografia di genere; tengo un corso di scrittura creativa; recensisco libri, intervisto scrittori; organizzo e partecipo ad eventi culturali; gestisco siti e blog dedicati al mondo della cultura, fra cui “Cultura al Femminile”.

Ho pubblicato un saggio, “Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena”, un romanzo – inchiesta, “Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità”, sul lato oscuro della maternità, racconti, fiabe e poesie e una saga familiare, “Le dee del miele”, che si snoda in una Sardegna intrisa di mito e memoria, dove sono le donne le custodi della vita e della morte. Scrivo fiabe, racconti e collaboro per varie antologie.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *