“Il treno dell’ultima notte” di Dacia Maraini

Recensione di Chiara Minutillo

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Titolo: Il treno dell’ultima notte

Autore: Dacia Maraini

Genere: Storico

Editore: Rizzoli

Data Edizione: 2008

Pagine: 432

Chissà perché il treno le è così famigliare e amico. In treno si sente a casa. Il treno la conduce, l’avvolge, la protegge. Il treno imprime un ritmo ai suoi pensieri. E non è mai un ritmo stonato, pensa Amara. […] In treno ogni riflessione si fa serpentina, umile, sagace. Il pensiero prende la cadenza delle ruote e macina, macina idee come fossero chilometri di riflessioni da percorrere.

Un treno d’altri tempi, che corre sbuffando su rotaie infinite. La locomotiva nera in perenne contrasto con un paesaggio ingentilito da uno spesso strato di neve. Il fumo che esce dal fumaiolo si disperde nel vento, mescolandosi a quel sottile alone nostalgico di umidità che ricopre cose e persone.

Un treno che attraversa l’Europa, cambia nazione, di volta in volta, ma è come se cambiasse mondo e alle frontiere passasse in un universo parallelo, dove il tempo si è fermato alla guerra. O è semplicemente tornato indietro a allora.

Un treno che trasporta vite o, più spesso, esistenze, ognuna con il proprio bagaglio, ridotto a un fagotto di tela lacero e macchiato, come chi, prima della fermata a cui è destinato a scendere, se lo issa sulle spalle.

Tra i passeggeri c’è anche lei, Amara. Fiorentina di nascita, giornalista per passione, Amara è l’esatto opposto di ciò che il suo nome vorrebbe dire. È il 1956. L’Europa sta cercando di risorgere dalle ceneri di una guerra che l’ha devastata e, da quelle ceneri, Amara vorrebbe vedere rinascere qualcun altro: Emanuele, ebreo, originario di Vienna, suo amico di infanzia e, di fatto, suo primo, e forse unico, amore.

“Il treno dell’ultima notte”, scritto da Dacia Maraini, colpisce come uno sparo di cannone e accarezza come la mano leggera di un innamorato. Attraverso le ricerche di Amara, la sua vita e quel treno che scorre ininterrottamente, Dacia Maraini conduce in un viaggio attraverso un Europa priva di mezze misure. Da un’epoca in cui nessuno vedeva, nessuno sentiva, nessuno sapeva, si passa ad anni, immediatamente successivi, in cui due occhi e due orecchie non sono mai sufficienti.

Ghetti, SS, campi di concentramento. E poi, la guerra fredda, la rivolta popolare a Budapest, le esecuzioni capitali. Si percorrono chilometri su quel treno sbuffante, seduti su scomodi sedili di legno, con retine cariche di bagagli sopra la testa e il timore costante di una mina sulle rotaie o di un controllo troppo fiscale alla prossima frontiera.

Un treno da prendere al volo, afferrando le pagine di un libro che racconta una storia. La Storia. Un passato che fa parte di noi, che mai deve essere perso nei meandri della memoria. Perché ciò che viene smarrito, spesso, è perduto per sempre.

Le piace che il treno ricordi i rifornimenti per la guerra ma nello stesso tempo porti con sé la capacità di consolare e cantare i morti. Ogni treno in fondo viaggia verso il regno dei trapassati, trasportando idee e meditazioni che si nutrono di se stesse. Le piace pensarlo così, questo treno lento e fumoso che attraverso campi ancora minati, città bombardate, boschi che hanno nascosto profughi disperati, si dirige lentamente verso Vienna.

http://www.rizzoli.eu/libri/il-treno-dellultima-notte/?refresh_ce-cp

SINOSSI

Emanuele è un bambino ribelle e pieno di vita che vuole costruirsi un paio di ali per volare come gli uccelli. Emanuele ha sempre addosso un odore sottile di piedi sudati e ginocchia scortecciate, l’“odore dell’allegria”. Emanuele si arrampica sui ciliegi e si butta a capofitto in bicicletta giù per strade sterrate. Ma tutto ciò che resta di lui è un pugno di lettere, e un quaderno nascosto in un muro nel ghetto di Lodz. Per ritrovare le sue tracce, Amara, l’inseparabile amica d’infanzia, attraversa l’Europa del 1956 su un treno che si ferma a ogni stazione, ha i sedili decorati con centrini fatti a mano e puzza di capra bollita e sapone al permanganato. Amara visita sgomenta ciò che resta del girone infernale di Auschwitz-Birkenau, percorre le strade di Vienna alla ricerca di sopravvissuti, giunge a Budapest mentre scoppia la rivolta degli ungheresi, e trema con loro quando i colpi dei carri armati russi sventrano i palazzi. Nella sua avventura, e nei destini degli uomini e delle donne con cui si intreccia la sua vita, si rivela il senso della catastrofe e dell’abisso in cui è precipitato il Novecento, e insieme la speranza incoercibile di un mondo diverso.

2 commenti:

  1. Sembra un romanzo molto interessante da leggere

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