Marmellata di prugne

Marmellata di prugne di Patrizia Fortunati

recensione di Sabrina Corti

marmellata

Marmellata di prugne è un titolo che sa di casa.

Il 26 aprile 1986, alle ore 1,25 in una centrale nucleare situata poco lontano dalla città di Cernobyl in Ucraina (allora parte dell’URSS) si è verificato il più grave incidente nucleare della storia.

Nel corso di un un test, a causa di inefficienze e gravi imperizie da parte del personale, si è innescata una reazione incontrollata che ha determinato una fortissima esplosione.

Da qui lo scoperchiamento di uno dei reattori e lo sprigionamento di una quantità inestimabile di materiale radioattivo.

Si stima che, a causa del disastro e della nube radioattiva, 5.500.000 di persone vennero contaminate dalle sostanze sprigionatesi nell’aria:

Il maggior sacrificio lo pagò l’attuale Ucraina (il granaio di Russia) già provata da miseria e condizioni di vita sfavorevoli.

Ciò che pochi ancora sanno è che le conseguenze a lungo termine di tale disastro sono ancora di difficile individuazione e riguardano soprattutto i bambini.

Ancora oggi, ad un trentennio dal disastro, l’Ucraina paga ancora gli effetti dell’esplosione nucleare di Cernobyl.

Non vi sono, infatti, ancora le condizioni agricole, economiche e sanitarie per poter garantire una sana crescita dei bimbi che vivono in quelle zone.

Immediatamente a seguito del disastro di Cernobyl i paesi dell’europa occidentale, tra cui l’Italia, diedero avvio a programmi di “affido terapeutico” o di “vacanze terapeutiche“.

Si trattava di ospitare bambini ucraini o bielorussi affinché, almeno per un periodo limitato a qualche mese, potessero godere di un clima incontaminato e favorevole per la loro crescita e il loro sviluppo.

Marmellata di Prugne è la storia di Lyudmila 

nata ad una manciata di chilometri dalla zona del disastro.

Ha otto anni Lyudmila quando, con la sua mamma (una giovane donna provata dalla vita, dalle violenze, dai numerosi figli, dalla povertà) attraversa la notte.

La attraversa dapprima a piedi, poi su un bus e infine sopra un treno, per raggiungere quella cittadina Bielorussa al confine con l’Ucraina, che la condurranno in aeroporto dove Lyudimila, ora sola, inizierà il suo viaggio verso l’Italia.

La sua mamma le aveva detto che sarebbe stata accolta da una famiglia per qualche mese e che sarebbe tornata con molte cose e dei soldi. E lei capiì subito che quello era il motivo.

Lyudmila ha un vestito logoro, le scarpe usate che la madre ha tolto alla sorella maggiore per consentire alla bimba di avere un miglior decoro, sotto il vestitino non porte le mutandine: non ne ha mai avute.

Nient’altro per il viaggio di Lyudimila.

Non riesco neppure ad immaginarmela una bambina che abbandona la mano di sua madre madre.

Una donna che scompare senza neppure girarsi a guardarla.

Lyudmilla affronta un viaggio verso l’ignoto lontano chissà quanto, in un paese con una lingua incomprensibile, per raggiungere persone sconosciute.

Eppure moltissimi sono i bambini tra i 7 e 14 anni che hanno compiuto quel viaggio a partire dal 1986. E che ancora oggi lo compiono.

Lyudmila trascorre dieci estati a casa di Lucio ed Angela e delle loro figlie.

Arrivai nella loro casa.

Ero talmente frastornata che solo successivamente ebbi modo di stupirmi di tutte quelle piccole comodità che io non avevo mai visto.

Mi presero qualche cambio di intimo, una tuta, un paio di jeans, qualche maglietta e un paio di scarpe. Quando infilai quelle scarpette da ginnastica rosa, fu uno dei momenti più belli della mia vita.

Avevo un paio di scarpe solo mie. Erano della mia misura. Ed erano nuove.

Quanto è importante la distanza?

Quanto conta essere in un posto piuttosto che in un altro in un dato momento storico?

In Italia, nel 1986, le ragazzine ascoltavano i Duran Duran e volevano l’astuccio con le apine della Naj Oleari.

Lyudmila non si era mai lavata in una vasca da bagno e non aveva mai avuto un paio di scarpe della sua misura: né nuove.

Il  romanzo si apre nel 2077.

Lyudmila, ormai novantenne, nella sua casa in Bielorussia ripercorre la sua vita.

Quelle dieci estate italiane l’hanno cambiata, l’hanno aiutata a crescere, a vivere meglio economicamente, ad aprire la mente, ma la vita di Lyudmila è stata tutta in salita.

L’infanzia misera senza affetto né solidarietà famigliare.

Un infanzia vissuta in una baracca di due stanze, divise tra loro da un muro che non arrivava al soffitto, una sola lampadina che illuminava debolmente solo uno dei due locali.

Poi la vacanza terapeutica, l’arricchimento affettivo, la voglia di riscatto, l’amore per la vita, le carezze, i piccoli grandi agi della ricca Italia.

I sentimenti e le emozioni di Lyudmila si sentono sulla pelle.

E poi ancora il ritorno a casa, come un richiamo a cui non si può non dare ascolto.

Lla sua vita è ad est, nella fredda e arida terra bielorussa e così, Lyudmila ritorna a casa.

Alla ricerca di una vita migliore di quella di sua madre, in fuga da un padre violento ed alcolista, approda ad una vita coniugale se possibile ancor peggiore di quella che ha lasciato.

Un rapporto che però le dà due figlie: Viktoria e Sveta.  Il suo riscatto, la sua voglia di rinascita.

Lyudmila “l’italiana”, come la chiamavano al ritorno delle vacanze terapeutiche, si risolleva e va avanti a testa alta.

E trova nuove strade, nuove emozioni e infine, si riappacifica con sé stessa e con colei che nessun amore aveva potuto darle, perché mai ne aveva ricevuto a sua volta: sua madre.

Il romanzo è un misto di verità e fantasia.

La prima parte è realistica e ripercorre esattamente le emozioni ed il vissuto di Lyudmila. Oggi ha trent’anni ed una vita davanti.

La seconda parte del romanzo è interamente di fantasia ma rappresenta in modo realistico le attuali condizioni di vita degli abitanti dei villaggi dell’Ucraina e della Bielorussia.

In un paese dove ancora le case sono prive dei servizi  minimi e dove il lavoro è logorante.

Un paese dove i bambini hanno condizioni di crescita neppure lontanamente paragonabili a quelle dei loro coetanei dell’Europa occidentale.

Dove le infrastrutture sono fatiscenti e la crescita economica inesistente.

Una scrittura, quella di Patrizia Fortunati, che appaga, che scuote la voglia di conoscenza.

Un romanzo dalla lettura veloce che apre al lettore la visione completa di un paese neppure tanto distante geograficamente dal nostro.

Eppure così lontano dal nostro modo di vivere, dalla nostra esternazione degli affetti, dalla nostra visione della vita.

Un libro che consiglio vivamente anche ai giovani lettori.

QUARTA DI COPERTINA

Preparo ancora, ogni anno a metà estate, la marmellata di prugne che, spalmata su fette di pane nero tostato, è stata la merenda delle mie figlie e, nei momenti peggiori, il nostro unico pasto.

Per me lo è ancora oggi, anche se non più per necessità. Lo è per scelta.

Perchè sa di estati lontane.

Marmellata di prugne – scheda libro

Titolo: Marmellata di prugne
Autore: Patrizia Fortunati
Genere: Romanzo – biografia
Editore Ali&no Editrice 2015
Numero di pagine: 165

Posso acquistare il libro qui https://www.amazon.it/Marmellata-prugne-Patrizia-Fortunati/dp/8862541309

 

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