SOGNANDO LA CALIFORNIA di Rosalba Vangelista

Francesca Bleu

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Il sole caldo del tramonto creava un fascio arancione intenso, la Route 66 era immensa e, prepotente, si distendeva di fronte i loro occhi.
Era l’America, con il suo fascino selvaggio, con i suoi sogni acerbi, con il suo carico di speranze.
Taty e Rosy, due borsoni, la voglia di vivere e la freschezza che solo due giovani donne, con l’Italia nel cuore e l’America nel respiro, avevano scelto come meta di vita.
La cabrio sfrecciava veloce, il sole carezzava le loro spalle nude, i lunghi capelli ondeggiavano tra i raggi intensi del sole.
Nel cuore il desiderio di libertà, di avventura, di credere al sogno che due scrittrici si portavano dentro da tanto.
“Stiamo rimanendo a secco tesoro!”
Rosy, occhiali specchiati a goccia e le sneakers poggiate sulla portiera, si godeva il viaggio canticchiando sulle note di radio Mountain Road.
“Cazzo Taty hai ragione! Aspetta, fammi guardare la cartina che qui sto maledetto cellulare non prende!”
Avevano portato il minimo indispensabile, volevano essere il più libere possibile da tutto il superfluo.
“Dunque, tra cinque miglia dovrebbe esserci una stazione di servizio, facciamo anche una tappa gabinetto che dici?”
“Assolutamente! Sono ore che non ci fermiamo, e ho anche una fame boia!”
“Vuoi che guidi un pò io?”
“No Rosy, tranquilla, semmai appena ripartiamo prendi tu il comando del bolide!”
Si guardarono e scoppiarono a ridere, il ‘bolide’ era una vecchia cabrio che avevano acquistato per poche centinaia di dollari, era un rottame ma poco importava, era il loro ‘cavallo alato’ quello con cui si apprestavano a conquistare la libertà americana.
Volevano sfondare, farsi conoscere nell’editoria d’oltre oceano, avevano portato con loro i testi già tradotti; il cassetto con dentro i sogni era stato aperto…
Arrivate alla stazione di servizio un’amara scoperta le attendeva, il distributore era perfettamente funzionante, mentre il bar era chiuso.
“Ma porca…! E ora dove la facciamo!”
Rosy era furiosa, odiava dover trovare luoghi di fortuna per fare pipì.
“Aspetta! Mi sa che i gabinetti sono fuori, guarda quella baracchetta laggiù!”
Taty aveva adocchiato quelli che erano i gabinetti esterni, abbandonati ormai da anni.
“Lo sai che se dovessimo riuscire ad aprirli, dentro ci saranno ogni sorta di residui bellici andati a male vero?”
Taty, creando la visione di ciò che le aveva appena detto l’amica, inorridì.
“Ok ok, a quanto il prossimo distributore?”
“Oltre venti miglia.” rispose Rosy sbuffando.
“Dai possiamo farcela allora! Abbiamo vesciche potenti!”
Era questo il bello di quelle due ragazze, le risate sempre, e la voglia di prendere tutto con ironia.
Fatto rifornimento e intente a ripartire, l’arrivo di un motociclista catturò la loro attenzione.
“Hey bellezze!”
Era brutto come pochi…
I loro sguardi si incrociarono, complici.
“Ma dove vanno due fatine così tutte sole? Posso farvi da cavaliere? C’è un motel a trenta miglia da qui, se vi va ci divertiamo un po’!”
“Cosa hai detto brutto stronzo che non ho capito bene?!”
Rosy, parlando un inglese quasi perfetto, era allibita.
“Hey sei una grande maleducata lo sai stronzetta!”
“Senti amico del sole, vedi di smammare prima che ti prendiamo a calci nelle palle, hai capito? E non osare mai più rivolgerti così alla mia amica!!”
“Avete l’accento italiano, belle cretine, vi facevo più socievoli! Andate affanculo!”
“Affanculo ci devi andare tu, ammasso di hamburger andato a male!”
Il dito medio di Rosy si alzò dolcemente creando una magnifica e suggestiva ombra sullo sterrato americano…
Il motociclista mise in moto e sparì dietro un immenso polverone dorato, grosso quasi quanto il suo fondoschiena.
Il viaggio era appena iniziato, l’America le attendeva, la vita e la forza dei sogni le accompagnava.
Con carta e penna avrebbero conquistato gli States, insieme a una buona dose di faccia tosta!
The end.

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