“Vacanza lontana” di Carolina Colombi

“Vacanza lontana”

di Carolina Colombi

Contest Amarcord

Vacanza lontana

Ricordo di una vacanza lontana

  Abbiamo chiacchierato a lungo prima che mi ricordassi di averla già incontrata.

  Poco lontano da noi, suo marito, con un innocente labrador dagli occhi languidi.

 Ma pure nell’uomo, in un primo momento, non rintracciai alcuna sembianza di persona nota.

 L’occasione era stata un tour organizzato da un’associazione culturale.

 Il progetto era ambizioso: nel breve spazio di un sabato pomeriggio, visitare una zona dell’antica città antistante il porto.

 Per la precisione, il Molo, quartiere fra i più antichi della città di Genova.

 Per un po’ avevamo seguito il racconto dell’accompagnatore del gruppo: un abitante della zona, un indigeno, uno dei pochi rimasti.

 Appassionato delle tradizioni e della storia dell’antica Repubblica marinara, metteva a servizio degli altri le conoscenze tramandate dai suoi vecchi.

 Col tempo, la sua era diventata una vera e propria passione.

 Un’opportunità da offrire ai visitatori, genovesi e non, per far conoscere l’origine e la storia della città.

 L’uomo, in maniera più che esaustiva, con parole e frasi, aveva raccontato quanto la città di Genova fosse stata attraversata da vicende alterne.

 Battaglie e periodi di tregua, che attraverso scambi e commerci, avevano fatto crescere la città, facendone nel tempo uno dei porti più importanti del Mediterraneo.

 Poco lontano da noi, la chiesa dedicata a San Marco, costruita con il contributo importante dei lavoratori del mare.

 Con l’auspicio che il santo proteggesse coloro che, dell’andare per mare, ne avevano fatto un mestiere.

 Affrontando pericoli indicibili.

 E mentre la guida, con passione proseguiva nelle sue descrizioni, i passi di Gioia hanno incrociato i miei.

 Senza difficoltà abbiamo preso a chiacchierare amabilmente, chiacchiere che si sono trasformate in un dialogo più personale.

 E mentre, dalla sua bocca usciva una gran quantità di parole, in me scattò un ricordo.

 Come un flash improvviso.

 Forse fu il suo gesticolare a far nascere in me la memoria dei giorni passati e di una vacanza lontana.

 Da allora era passata quasi un’eternità: vent’anni circa.

 Lo scenario, che si affacciò nel mio ricordo, era quello della sabbia di un’incantevole spiaggia della Sardegna.

 “Mi scusi…”

 Azzardai, con un pizzico di perplessità nella voce.

 “Anni fa ha fatto una vacanza all’Isola Rossa? Circa vent’anni, per l’esattezza.”

 “Sì.”

 Rispose Gioia con una sorta di fierezza.

 “Allora ci siamo già conosciute, e i nostri figli hanno giocato insieme…”

 A quel punto, fu un’esplosione di memoria che, con la forza di un uragano, prese a raccontarmi di quei giorni.

 Una vacanza lontana, vissuta in quell’oasi di pace e bellezza che è  l’Isola Rossa.

 Come spesso accade, furono i ragazzini i primi a intrecciare giochi e bagni di sole.

  Oltre che sporadici tentativi di pesca, peraltro poco riusciti.

 E per le tre settimane successive i due furono inseparabili.

 Fu cosa naturale per noi genitori non perdere d’occhio i nostri figli,;d’altra parte erano piuttosto piccoli: l’uno dieci e l’altro undici anni.

 E spontaneamente, anche noi adulti ci ritrovammo a parlottare, raccontandoci le nostre reciproche esperienze di genitori.

 Dei giochi dei nostri piccoli, dei progetti scolastici, e delle aspettative riposte in loro.

  E di molto altro ancora.

 E come fu per i nostri figli, anche fra noi nacque un legame simile all’amicizia, in quei pigri e assolati giorni di vacanza isolana.

 Furono chiacchiere sincere e affiatate

 Quelle che sotto all’ombrellone ci scambiammo con i genitori di Luca furono chiacchiere sincere.

  Ma non soltanto con i genitori.

 Anche con il nonno prendemmo confidenza.

 Si prodigò infatti, a massaggiare la mia caviglia ancora dolorante, dopo un’accidentale quanto sfortunata caduta prima della partenza per la vacanza lontana.

 Caduta che purtroppo l’avrebbe resa fragile per molto tempo.

 E fu così, che fra chiacchiere allegre e sagre di paese, grazie alla presenza dei nuovi amici, la nostra vacanza fu memorabile.

 Infine, troppo presto, arrivò il momento di congedarci da loro.

 E con la promessa di sentirci e di ritrovarci, abitavamo infatti nella stessa città, lasciammo la Sardegna.

 Partimmo con la malinconia che accompagna l’abbandono di un luogo dove si è stati felici.

 Purtroppo, la promessa non fu però mantenuta.

 Anche se in me rimase sempre il vivo desiderio di rivedere Gioia, con cui avevo scambiato opinioni e dialoghi  costruttivo.

 Impegnate, entrambe, a crescere i nostri figli non ci accorgemmo del tempo, che inesorabile lambì le nostre vite.

 La quotidianità si intrufolò presto nei nostri giorni, allontanando da noi il ricordo della vacanza lontana, e purtroppo presto finita.

 E quel giorno, che con Gioia avevo ritrovato un’antica armonia, decisi che non avrei ripetuto l’errore del passato.

  Ovvero, lasciar posto all’infiacchimento che aveva impedito di ritrovarci.

 Nonostante il tempo e le disillusioni della vita si fossero portate via l’entusiasmo dei vent’anni passati, di quelle indimenticabili settimane era rimasto un ricordo, soffice, soltanto un po’ scolorito dal tempo.

 Con un rapido gesto della mano tirai fuori dallo zainetto blocco e penna, e scribacchiando il mio nuovo numero di telefono le porsi il foglietto.

 Sicura che per noi ci sarebbero stati ancora discorsi sinceri e condivisione d’intenti.

Cultura al femminile per Vacanza lontana

 

 

 

 

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