La Festa del Lavoro di Anna D’Auria

La Festa del lavoro

di Anna D’Auria

Festa del lavoro

 

Oggi, giornata dedicata alla festa del lavoro, voglio condividere alcune riflessioni sulla sua origine, sul suo significato e sulla sua evoluzione.

I prodromi di questa che oggi viene definita festa sono da ricercare in una nazione notoriamente rivoluzionaria: la Francia.

Il 20 luglio del 1889, approfittando del congresso della Seconda Internazionale, ebbe luogo un corteo il cui scopo era l’ottenimento della riduzione dell’orario di lavoro a otto ore.

Non solo la Francia: tutto il mondo industrializzato viveva il disagio della mancanza dei diritti più elementari per i lavoratori.

Questo disagio attraversò tutto il 1800. Fu scelta la data del 1° maggio perché nel 1886 in quel giorno uno sciopero generale indetto a Chicago fu represso nel sangue.

 Festa del lavoro, fabbrica

A partire dal 1° maggio 1890 si andò consolidando una tradizione che, sia pure con qualche interruzione[1], è diventata simbolo delle rivendicazioni operaie.

In Italia la Costituzione riconosce e tutela il lavoro, tanto che già nell’articolo 1 recita:

“L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. […].”

Il lavoro è posto a fondamento della Repubblica, è un diritto dei cittadini lavorare, un dovere dello Stato garantirlo.

Ma anche un dovere dell’individuo di adempiere alla sua missione e contribuire alla realizzazione e al benessere materiale della società nel suo insieme.

Questo principio è ancor meglio specificato nell’articolo 4:

“La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.”

Negli anni Settanta del Novecento venne faticosamente approvato lo Statuto dei Lavoratori.
Lo statuto inglobava la suo interno gli enunciati degli artt. 1 e 4 della Costituzione.

Ad oggi, dopo più di una riforma, resta ben poco dello spirito sia della Costituzione, sia dello Statuto e dei diritti così faticosamente conquistati.

Festa del lavoro

A ben vedere, ben poco resta del lavoro, pura utopia per moltissimi giovani.

L’articolo 36 della Costituzione ci parla della dignità del lavoro e della giusta mercede. Ma cosa resta oggi di quell’enunciato?

“Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.”

E allora, in un paese dove esisto ben 46 tipologie di contratti di lavoro, il mio augurio è:

Buona festa del lavoro a tutti.”

[1] Ad esempio, in Italia dal 1923 al 1947 il partito fascista sospese la commemorazione della ricorrenza.

2 commenti:

  1. Chissà come le feste di commemorazione hanno origine sempre da una giornata di sangue. “Primo maggio, festa del lavoro, per chi ce l’ha!” Cit. Ottohm.

  2. Spesso le commemorazioni prendono spunto da un fatto violento, in quanto indicano un malessere diffuso che ha avuto il suo epilogo in un fatto tanto cruento da voler essere ricordato.
    Non a caso, sono sinonimi di commemorazione: celebrazione, cerimonia, rievocazione, anniversario e festa.
    In questo caso, festa del lavoro o dei lavoratori, in ricordo di quanti hanno lottato per avere delle leggi che rispettassero la persona dando dignità al lavoro.

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