Infertilità, pancioni e sorrisi

Infertilità, pancioni e sorrisi

di Emma Fenu

C’è una fase della vita di una donna in cui un ritardo mestruale di tre giorni può gettare nella disperazione più paranoica.

Il mio ultimo rapporto sessuale risale a tre mesi prima? Ho usato contraccettivi?

Non importa: il terrore sa essere idiota, soprattutto se legge google in qualunque lingua.

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A questo preciso periodo biologico, che ha durata variabile per ciascuna, ne segue quasi sempre un altro, quello in cui il terzo giorno di ritardo conduce a dubbi e certezze:

pois o quadrettini vichy per abbellire il paracolpi della culla?

E no, il nome di nonno Aristotele no…, quello no.

Si giunge in pellegrinaggio in farmacia, con la conchiglia di Santiago de Compostela nascosta sotto un foulard, e si chiede al farmacista un test di gravidanza: «Il più precoce, mi raccomando, il Predictor (ossia un ibrido fra la Pizia e un dinosauro)», fingendo disinteresse e gettando un occhio intorno, sia mai ci fosse un bagno di cui usufruire.

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Nel 25% dei casi, se si è sani, si ha una soddisfacente vita sessuale e non si hanno 49 anni e 7 mesi, si vedranno due linee rosa.

SONO INCINTA.

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E allora la Natura, che è furba o ci saremo estinti, o forse è madre benevola e non ci vuol far estinguere, nonostante tutto, resetta dalla mente della donna i tre mesi trascorsi nell’ansia e i 18 test eseguiti, quelli con una linea sola e sfacciata, e le fra pronunciare alle amiche: «Non lo cercavamo neppure!».

Nel senso che non lo hanno stanato con bombe chimiche, presumo.

E il restante 75% delle coppie, sempre sane, focose e ancor giovani?

Vedranno una linea raminga anche per un anno o più.

E il 20% delle coppie infertili? La storia si complica.

Scatterà allora, nelle donne (negli uomini spesso non è dato sapere che accade perché ci pensa lei a parlare per due) l’ossessione delle pance, di ogni misura.

Quelle piatte?

Devono essere di mamme al primo trimestre.

Quelle tonde da 15 anni, di chi ha problemi con la bilancia e la taglia 38 la ho portata l’ultima volta in seconda media?

Si vede dallo sguardo che sono quasi mamme.

SONO TUTTE INCINTE.

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Se il senso della vista non fosse sufficiente, subentra l’udito.

Gli annunci di gravidanze si sprecano: amiche, zie, datrici di lavoro, commesse, impiegate, istruttrici di pilates… perfino la gatta dei vicini, che avremo giurato fosse maschio.

Le reazioni a tale notizia possono classificarsi, in modo sommario, in tre tipologie:

  1. Pianto disperato davanti alla povera mammina.capricci(1)
  2. Sorriso da oscar davanti all’ignara mammina. A seguire Pianto disperato in solitudine.th (2)
  3. Sorriso sincero davanti alla fortunata mammina, che non ci ha fatto nulla di male: il figlio è suo e non ha rubato nulla che non le spetti, ammesso che ci sia data la facoltà di giudicare chi meriti di procreare.
  4. E non ci è data.

Tutti abbiamo le nostre prove e la maternità non assicura felicità imperitura. SONO DONNE COME NOI.

Non piangeremo, saremo colte da vero entusiasmo, accompagneremo le amiche panciute nel paese delle meraviglie a fare shopping (non quello di Alice, quello vero!)… eppure.

Eppure potrà capitarci di non essere in noi per qualche secondo: un ago sembrerà trafiggerci il cuore.

La soluzione è semplice: sfilare l’ago e ricamare un bavaglino per il nuovo arrivato.

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Confesso di appartenere alla categoria tre.

Ma, qualunque tipo di cacciatrice di cicogna siate, sappiate che non siete mostri: solo creature di  cuore, sangue, carne, utero, ovaie e ORMONI. Come tutte le Donne.

Un abbraccio.

ps: tutte le donne vogliono diventare mamme? No.

Ci sono donne che non sentono il desiderio di maternità? Sì.

Sono donne anomale, non amanti dei bambini? No.

Mi è stato più volte chiesto cosa pensi di chi non vuole avere figli.

Credo avere figli è una SCELTA per chi li vuole, per chi non li può avere e per chi non li vuole, e siamo tutte donne nello stesso modo, diverse e unite.

Del resto,  se le mamme sono tutte uguali, neppure le non-mamme per scelta lo sono.

 

Emma Fenu

Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vivo, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente. Sono Laureata in Lettere e Filosofia e ho, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti. Scrivo per lavoro e per passione. Mi occupo da anni di storia delle Donne, critica, letteratura al femminile e iconografia di genere; tengo un corso di scrittura creativa; recensisco libri, intervisto scrittori; organizzo e partecipo ad eventi culturali; gestisco siti e blog dedicati al mondo della cultura, fra cui "Cultura al Femminile".Ho pubblicato un saggio, "Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena", un romanzo - inchiesta, "Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità", sul lato oscuro della maternità, racconti, fiabe e poesie e una saga familiare, "Le dee del miele", che si snoda in una Sardegna intrisa di mito e memoria, dove sono le donne le custodi della vita e della morte. Scrivo fiabe, racconti e collaboro per varie antologie.

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