Le Dee del miele – di Emma Fenu

Le Dee del miele – di Emma Fenu

Recensione di Lisa Molaro

Emma Fenu

Mi immergo nel romanzo di Emma Fenu.

“Il cielo è perpetuo e la Terra perenne. La ragione per cui il Cielo può essere perpetuo e la Terra perenne è che non vivono che per se stessi” – Tao te Ching, VII.

Tum Tum Tum.

Le palpebre serrate, sigillate da ciglia incollate da

lacrime mai sgorgate nelle gote, schegge di ghiaccio

conficcate nelle carni.

Tum Tum Tum.

Il battito del cuore segna la vita e la morte, mentre l’Eden si divide in quattro rami e uno di questi, quello del miele, scorre creando solchi su un campo da arare, rivelando zolle infertili o feconde.

Emma Fenu mi aveva già convinta della sua bravura quando lessi il suo primo romanzo, un libro – inchiesta: Vite di madri.

Per me, quindi, non è stata una sorpresa saperla capace di trasportarmi in luoghi – nello specifico qui siamo in Sardegna, dal 1900 ad oggi – lontani e diversi dal mio quotidiano.

Questo suo secondo romanzo non ha potuto far altro, perciò, che confermare il mio pensiero e aumentare la mia invidia (buona, si capisce!) circa tutto il suo sapere!

Amo la scrittura classica, che profuma di antico e di intenso.

Amo incappare in virtuosismi di parole, vanitose, che si uniscono fra loro come in balli di gran galà.

Così è scritto questo romanzo: con parole simili ad abiti dalle stoffe accuratamente selezionate.

Tonalità che si abbinano senza creare contrasti: le sfumate da una parte, le audaci dall’altra, ma messe insieme in modo che ballino comunque la stessa melodia costante.

Il cuore mio si libra quando gli occhi possono leggere frasi scritte in questo modo!

Mi piace da impazzire perdermi in correnti d’inchiostro, se l’Autore è un bravo rematore che mi guida lungo il fiume!

Talvolta le parole peccavano talmente di virtuosismo, salendo così in alto, da farmi rallentare la lettura.

Dovevo ricominciare la riga dal principio e “ascoltare” ogni singola parola, per non perdermi sfumature che non volevo non assorbire.

Ma non amo solo la scrittura antica, mi affascina anche l’uso di simboli e di rimandi mitologici e qui, oh se ne ho trovati!

D’altra parte Emma Fenu è una iconografa e, quindi, ogni cosa che scrive è un pozzo in cui cercare tracce non necessariamente palesate del tutto.

Perché è giusto che il lettore trovi in un libro quello che vuole cercare!

Io, personalmente, ci ho visto il ramo del miele, che al pari del latte per i neonati, nutre Demetra.

Lei  dona prosperità e ricchezza, fertilità e abbondanza non solo da partorire attraverso carni stanche e stremate ma figlie di tradizione, fede, superstizione, immaginazione, paura, dolore, sofferenza e famiglia.

Il romanzo, in parte autobiografico, mescola sapientemente il reale con l’immaginario, il concreto con l’etereo, la carne con lo spirito.

Questo romanzo è color marrone terra  e  blu cielo.

Lascia che gli anelli di fumo, che l’incenso fa mentre brucia, inanellino le storie di Caterina, Lisetta, Michela, Marianna, Eva.

Storie che si liberano nell’aria come soffiate dalla bocca di San Michele, San Bernardo, Sant’Ausanna o San Giovanni.

Fin dall’inizio, mi sono ritrovata dinanzi un ipotetico filo su cui appendere i vestiti ad asciugare.

Mi sono lasciata coinvolgere e, metaforicamente, le stoffe da stendere mutavano. Talvolta ero alla luce del sole, in un florido giardino (Eden fecondo e profumato di rose) e altre ero, invece, vicino ad un focolare le cui fiamme facevano gocciolare acqua santa dalla trama grezza di lino.

Stoffa color carne arsa al vento. Rosso che si scontra col ceruleo.

Il filo della fede, della passione della carne e dello spirito.
Ferite fatte da lame sottili che lacerano carni su cui la spada di San Michele non è riuscita ad essere abbastanza incisiva. Si proteggono sguardi che vanno preservati puri e innocenti.
Miele che gocciola su una treccia impastata con amore. Treccia che viene spezzata in due. Esattamente a metà.

Un angelo decide di rispettare la tradizione e di sedersi lì, dove la piuma dell’ala ha trovato modo di rimanere attaccata al dolce colore dell’ambra.

Le labbra delle Dee si appoggiano al miele mentre il rigagnolo scorre e pare quasi bacino la Terra su cui camminano leggere.

Le stoffe gocciolano olio di sangue che rianima il fuoco delle pire o gronda, copioso, dalle mani dei giudici e degli assassini.

Le stoffe sono ricamate con fili di una fede che non ha bisogno di lusingare lo sguardo.

 Fili di seta compongono “tono su tono” l’iniziale di un nome, da sfiorare con polpastrelli delicati, ingannando attese e sguardi alla finestra.

I fiocchi di neve, simili a fate, danzano indisturbati.

Le dee del miele: nella splendida copertina (illustrazioni di Valentina Brostean) uno specchio divide due donne… le divide, le unisce o semplicemente fa apparire a una, il riflesso dell’altra?

Una donna emana candore, l’altra peccato.

Rammarico dentro pupille stanche di guardare lottando o labbra, lievemente schiuse, su un volto di speranza.

Al centro di una notte in cui qualche farfalla ha ancora il coraggio di volare, il rosso e il bianco si sfiorano.

Per usare un binomi cari a Emma Fenu: neve e sangue, santità e peccato!

Mi preme, anche, sottolineare la delicatissima e acuta prefazione di Maria Saccà – Psicologa, psicoterapeuta e sessuologa – che, con competenza e cognizione di causa, ha introdotto, non solo con professionalità ma anche con pura sensibilità, un romanzo a trecentosessanta gradi.

Ringrazio Emma Fenu  per avermi fatto conoscere, in un modo romanzato, le persone che ha nel cuore.

Ringrazio, inoltre, anche la madre della scrittrice per averle fatto leggere la Divina Commedia fin da quando era piccolissima, talmente piccola da non poter capire ciò che le veniva letto ma, non per questo, meno capace di respirare cultura da trasmettere, poi, crescendo, attraverso i suoi romanzi.

Una storia, quella che ho appena terminato di leggere, che è più storie insieme.

Un romanzo che è tanti romanzi.

Una donna che è molte donne in contemporanea.

Un romanzo che, quindi, è Donna.

Emma Fenu

 

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Titolo: Le dee del miele
Autore: Emma Fenu
Editore: Milena edizioni
Data Edizione: 2 edizione (5 maggio 2017)
Pagine: 146

 

Sinossi:

“Le dee del miele” è una storia ispirata alla realtà, che si snoda attraverso tutto il Novecento, ambientata in una Sardegna intrisa di mito e memoria.

In tale contesto, in cui si fonde un universo parallelo di spiriti, fate e demoni, spetta al mondo muliebre vegliare sulla vita e sulla morte.

Le protagoniste sono, infatti, quattro donne: Caterina e Lisetta, fanciulle che non si conoscono ma che diverranno consuocere, Marianna, figlia adottiva di Lisetta ed Eva, figlia di Marianna.

Sono creature diverse fra loro, per ceto sociale e vissuto.

Anime legate dai fili del destino fino a divenire parte l’una dell’altra, tramite un cordone ombelicale di sangue, luna, farina, miele, mistero, esoterismo e agnizioni.

Sarà Eva a riannodare il filo rosso di mestruazioni, parti e aborti delle sue antenate e a scoprire il vero segreto del “dono” di famiglia.

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