Il cielo sulle spalle – di Giovanni Foresta

Recensione di Mirella Morelli

 

foresta

Titolo: Il cielo sulle spalle

Autore: Giovanni Foresta

Genere: poesia

Editore: Edizioni IlViandante

Data edizione: novembre 2015

Pagine: 160

 

Ho sempre vicino un pacchetto di segnalibri quando leggo, per poter segnalare a me stessa i punti che voglio tornare a rileggere; così è stato anche per “Il cielo sulle spalle” di Giovanni Foresta, ma ho corso il rischio che non bastasse. Tanti, troppi i versi letti d’un fiato che si ha desiderio di tornare a rileggere.

Un libro davvero molto particolare.

Tanto per cominciare, se ci fate caso, le copertine dei libri di poesia sono quasi sempre stilizzate, monocolore, essenziali: hanno un impatto algido e possono incutere quasi timore all’approccio, paventandone la stessa freddezza di contenuto, soprattutto se si è lettori non avvezzi alla poesia.

Ma non la copertina de Il cielo sulle spalle: uno splendido acquerello della pittrice Anna Massinissa, amica del poeta, ispirato dalla poesia avente lo stesso titolo. Copertina coloratissima, e soprattutto amica!

Proprio come lasciato presupporre dalle delicate sfumature dell’acquerello, così si rivelano le  poesie. Ma per spiegare cosa intendo bisogna prima che vi parli di lui.

Ho la fortuna di conoscerlo, Giovanni Foresta, e posso dire che egli è l’esatto contrario dell’intellettuale distaccato e superbo; lui, da poeta dell’anima, il suo pubblico lo cerca, lo coccola, lo abbraccia. Sorride sempre, alle persone tutte, e il suo è un sorriso ieratico.

Ama il contatto delle mani, degli sguardi e perfino dei silenzi: capisci allora che il suo rapporto col lettore è simbiotico.

Quando sono stata alla presentazione della sua silloge la sala era gremita ma soprattutto calda, vibrante, festosa: in una parola, amichevole.

Detto questo posso provare una prima definizione della sua poesia: un gocciolìo di emozioni, nella mente prima ancora che nel cuore. E’ un insieme di stimolo, ottimismo e fiducia: si esce dalla lettura dei suoi versi con un senso di serenità, e di pacatezza.

L’umiltà con la quale mette a nudo le proprie e le altrui emozioni è spiazzante: non esiste il pudore del sentimento, ma il coraggio del sentimento.

In lui non pensieri ermetici, versi sibillini o parole ambivalenti ma una poesia romantica, quasi antica.

La semplicità sembra essere alla base della sua ispirazione; il candore verso la vita pervade ogni verso al punto che le sue poesie diventano come fiabe, dando dignità e compassione perfino agli oggetti più modesti:

“Alla Pigna”

(…)

Ti annuso,delicatamente

tra i tuoi calici ormai vuoti,

aperti ad accogliere l’infinito:

guardati, sei una pigna secca

senza un padre e una madre,

senza più un pinolo dentro,

dimenticata qui dall’uomo

e rifiutata anche dalla terra

che non ti ha consumato.

No, non ti posso immaginare

nelle nevicate che verranno:

ti adagerò sulla mia mano

con la punta verso l’alto

e, scalando tra le squame,

attenderemo l’arrivo del Natale

per farti risalire sulla chioma.”

La semplicità di questa poesia mi ha commosso: l’ho associata alla Piccola Fiammiferaia di Andersen per la compassione e la tenerezza verso i piccoli, benchè Giovanni Foresta rifugga dall’amarezza tipica di Andersen, assolutamente: il senso di pietà per gli umili sembra avere più che altro una matrice religiosa, da uomo di fede.

Dunque il suo manifesto di vita, a mio parere, non è in quel sentimento paterno e tutto privato che sta nel titolo e nella copertina del libro, dove il cielo sulle spalle è un figlio a cavalcioni proprio come un tempo anche noi su altre spalle paterne, prima di diventare padri a nostra volta.

Non in quella genitorialità che ci conduce e assimila all’Eternità.

Al contrario, il suo manifesto è nel suo essere socievole; un poeta che ama l’umanità e si rammarica della prevaricazione:

“Più osservo questo mondo da lontano e più mi convinco che non è poi così rotondo: tra le numerose salite e discese percorse, assomiglia più ad una piramide alla cui base c’è quella dignità

calpestata dal peso delle azioni di coloro che mirano alla vetta.”

(dimenticavo, ogni poesia è presentata da un pensiero, che spesso è bello quanto la poesia stessa)

“Da uomo vi dico…”

Da una finestra mi sporgo

a guardar dalle stelle,

la notte mi acceca

di luce riflessa.

Pesano le scelte,

come ancore in mare,

come radici in terra

trasportano il fato

su di un manto di discordia.

Placido il respiro,

attonita la voce.

Da uomo vi dico:

Si dovrebbe morire di vita

e non viver di morte;

avrei dovuto alimentarmi di pace

e non ingozzarmi di odio,

dovrò creare speranze

e non distruggere i sogni.”

Voglio portare all’attenzione una poesia, questa che segue, tratta dal suo sito http://giovanniforesta.jimdo.com/angolo-della-poesia/ e dunque non inclusa ne Il cielo sulle spalle e neppure nella precedente raccolta “Eco di un percorso”.

Lo faccio poiché ritengo sia davvero sintomatica della sensibilità poetica e d’animo di Giovanni Foresta:

il profumo della casa natia”

Ripercorsa strada

di sassi e sabbia,

ricorrenti i ricordi

di partenze e ritorni,

di indifferenza e rimpianti

si anima la mente.

Due palme a segnare

la terra natia,

tra ulivi ed agrumi,

tra gli oleandri in fiore.

Inesorabile il tempo

cancella le certezze,

cambiano gli scenari

di giardini e campi,

di cuori e menti

si anima la casa.

Link all’acquisto:

http://www.ibs.it/code/9788899629014/foresta-giovanni/cielo-sulle-spalle.html?gclid=CJ2CmfyshswCFZUW0wodcGUN2Q

Quarta di copertina:

“Il corpo vestito”

Il corpo vestito di un uomo adulto è come un libro chiuso e posto in verticale su di un grande espositore: sarà mostra del suo contenuto su di un solo fianco.”

Seconda di copertina:

“La silloge, “Il cielo sulle spalle”, è un viaggio ontologico, dove il bel canto di Giovanni Foresta trascina i cuori fino alla meraviglia, illuminandoli di ogni suono, di ogni palpito e, perfino donando loro quella speranza che talvolta si muove in vortici di Luce. Il testo si legge tutto d’un fiato, proprio per assaporare quelle pietanze mistiche e misteriose che rafforzano il tessuto della teologia del poeta. La poesia scorre come un fiume in piena e travolge i lettori in un andirivieni di emozioni, come a cullare il dolce approccio che ogni lettore troverà sicuramente interessante e stimolante.”

 

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