MADRE CONSAPEVOLE…di sbagliare e cantare.

di LUANA NATALIZI

MADRE CONSAPEVOLE… di sbagliare e cantare.

Per la settimana della mamma vi racconto la mia con alcune premesse antipolemica. Donna già lo ero e lo sono rimasta, come ero figlia, amica, professionista, moglie, sorella e tanto altro tra cui essere disordinato e ipercinetico. Essere madre non rende più donna.
Con la maternità qualcosa è cambiato?
Forse (il dubitativo è d’obbligo) da quando ho loro so di non sapere, ho l’assoluta incertezza anche sul fare bene e il fare male.
Nel dubbio, faccio come so fare, mi guida la mia personalità, il mio personale buon senso e il mio egoismo. Perchè pure quando dimostriamo di aver letto piu di Bollea (noto neuropsichiatra infantile)su ogni argomento relativo all’infanzia, diciamocelo…poi facciamo come la nostra natura ci consente.
E come ci consentono i nostri figli, che spesso, come sport smentiscono ogni genere di teoria accreditata. C’è tanto di naturale e tanto di soprannaturale in noi, in loro, nella vita stessa. Tanto di umano che non è possibile dicernere e classificare. La vita per me, si può solo vivere e il solo pensare non è indiscutibile indice di aver preso la giusta via. Sempre se, sfortunatamente, scopriamo che, di via giusta ce ne è una sola.
Vi sembro all’arrembaggio? Dovrei mostrare maggior solidità?Diventare madri richiede consapevolezza? Boh….Quale? Di chi? La nostra o della società?
Io non so in generale perché si facciano i figli. Io li ho desiderati da sempre, ma ciò vuol dire poco o forse niente sulla mia realizzazione di donna e la mia riuscita come genitore. Ognuno ha tempi suoi, o non ne ha.
I figli si fanno perché ci va avanti il mondo, ma per premio ci viene concesso di sentire una tenerezza e un attaccamento che non riesco a paragonare ad altri sentimenti umani.
I figli si fanno di pancia, si fanno presto, si fanno tardi, si fanno con uomini, con donne, si adottano, si fanno con le tecniche di procreazione assistita. Ma come fai a chiederti se è giusto o sbagliato mentre cerchi di ricordarti cosa è successo dentro di te il giorno che te lo hanno messo tra le braccia.
La consapevolezza che non abbiamo noi, ho scoperto che ce l’hanno loro, i miei figli.
Loro sanno tutto di me, molto più dell’amore della mia vita, più dell’agenzia delle entrate. Loro sanno sempre come mi sento e si sentono come me. Non puoi essere triste, ma a volte lo sei. Non puoi essere nervosa e pure ti arrabbi. Vorresti essere la mamma del mulino e invece sei la gallina stordita o il biscotto inzupposo…..E a vederti triste diventano teneri come nessuno e ti baciano e ti stringono forte e tu guardi i loro occhi e se sei sana ti tiri su, come non avresti fatto nemmeno per te stessa.
E magari canti, una canzone inventata perché ti piace cantare e anche a loro piacerà e rideranno e ti diranno: “mamma ancoa”. Non rimpiangeranno mai una mamma che balla, perché la loro canta e a loro va bene così. Sei bella quando canti e sono le volte che lo senti davvero.
In fondo, la consapevolezza che mi farebbe comodo è sapere che basterà, quando possiamo, fare il massimo, ma comunque a loro dovrà andare bene cosi ( a casa mia quando la protesta sale li consiglio di far causa alla cicogna).
L’amore è infinito ma il tempo quello che è, e lo usiamo chi più chi meno per dei sensi di colpa che non serviranno a nessuno. Dovremmo dircelo che a volte vogliamo vederli dormire all’istante e senza una lagna, col pannolino asciutto e il pigiama cambiati da un elfo domestico. Possiamo sognarlo un aperitivo con un amica e constatare che quando torni hanno già mangiato. E se ce ne è una che non lo pensa mai, buon per lei, ma noi anche siamo umane. I figli sono verità, volenti o nolenti, tirano fuori tutto. Il meglio e il peggio. L’adulto e il bambino, con le fragilità di ogni età. Sono tanto diversi tra loro e noi uguali a noi stesse. Quando hai capito come funziona cambiano e con quello dopo sarà tutto diverso. Qualcuna interpreta ogni sospiro dandogli un accezione psicologica e stravolgendo il suo mondo per trovare una soluzione. “Sai noi invitiamo solo 3 persone alla volta perché il bambino (magari ora ha 16 anni) con la confusione poi è nervoso per 3 giorni”. L’altra lo porta al concerto hard rock a due anni e dice che si è tanto divertito a stare in equilibrio sulle bottiglie di birra nel prato.
Chi ha ragione? Quella che mi dice: “senti lo so che il concerto non è un posto per lui, ma non me lo teneva nessuno, ci volevo andare e ho pensato: “aho non morirai per un po’ di umidità” o quella che mi dice “ lo so che sembriamo un pò fissati, ma questo non dorme da due anni, se la sera sente movimento poi stiamo in piedi fino alle 3. Aspetto che si sposa e poi ti invito.”
E quando sembreremo poca cosa, ci sorprenderanno con una sensibilità che è uguale alla nostra, o con la durezza granitica del loro padre nelle difficoltà. Sono parte di noi, per noi la migliore.
Le mamme amano, qualcuna lo sa fare meglio, qualcun’altra non ha i mezzi e lo fa come può. Non viviamo due vite e non sappiamo cosa ne sarà di ogni nostro gesto. La mamma ideale per me non esiste o se esiste so che il modello è per me irraggiungibile. Io passo un pò del mio tempo a benedire i miei giorni, quando e se riesco, a perdonarmi le lacune. Inspiegabilmente ho tre figli eccezionali e invece di leggere un altro articolo di pedagogia invento una canzone.

Emma Fenu

Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vivo, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente.

Sono Laureata in Lettere e Filosofia e ho, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti.
Scrivo per lavoro e per passione.
Mi occupo da anni di storia delle Donne, critica, letteratura al femminile e iconografia di genere; tengo un corso di scrittura creativa; recensisco libri, intervisto scrittori; organizzo e partecipo ad eventi culturali; gestisco siti e blog dedicati al mondo della cultura, fra cui “Cultura al Femminile”.

Ho pubblicato un saggio, “Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena”, un romanzo – inchiesta, “Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità”, sul lato oscuro della maternità, racconti, fiabe e poesie e una saga familiare, “Le dee del miele”, che si snoda in una Sardegna intrisa di mito e memoria, dove sono le donne le custodi della vita e della morte. Scrivo fiabe, racconti e collaboro per varie antologie.

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