“Breve storia dei cantautori italiani”

“Breve storia dei cantautori italiani”

A cura di Lina Mazzotti

cantautori

Un autore riconosciuto come artista è comunemente chiamato cantautore, un termine che unisce il cantore e musico.

 

Già dall’antichità la poesia nasceva accompagnata dalla musica e la loro affinità è rintracciabile nella canzone d’autore, oltre al supporto musicale ritroviamo la struttura della poesia, come i versi, le rime, le assonanze e le diverse figure retoriche.

La melodia è la base, con la musica si sottolinea le parole e i sentimenti espressi ma il testo è fondamentale.
Si crea una forma d’arte complessa diversa dalla canzone popolare o commerciale, è un genere ricercato dove l’autore sviluppa contenuti e la gamma possibile è varia, dalle tematiche sociali, storiche, filosofiche ma anche di sentimenti umani universali come l’amore e la libertà.

Tutto viene sviluppato con gioco inventivo di interpretazione della vita con sfaccettate emozioni e metafore proprio come la poesia. In pochi passaggi la canzone deve colpire chi l’ascolta e i versi devono far provare appagamento al primo impatto.

 

Dalle origini della civiltà umana esiste il legame tra poesia e musica, dai cantori greci ai trovatori provenzali, accompagnavano la lettura dei versi con il suono della cetra o del liuto e della lira. La tragedia greca univa le espressioni di poesia musica e danza in sapiente equilibrio. Anche i romani seguivano la pratica del cantare versi nelle feste religiose.

Nel Canto II del Purgatorio Dante Alighieri incontra un amico che si presenta cantando “Amore che nella mente mi ragiona”. E’ Casella, un musicista famoso del tempo, che canta i versi del sommo poeta.

Il melodramma in Italia monopolizza dai primi del seicento il legame parola e musica fino all’ottocento. Solo nel novecento ritorna la canzone d’autore e la collaborazione tra poeti, registi e musicisti, autori di teatro con la nascita di nuove forme di parole musicate, con la figura del cantautore.

Il fenomeno della canzone di cantautore si manifesta verso la fine degli anni Cinquanta come rottura rispetto alla tradizione non solo nell’ambito del costume ma anche nella canzone si conquista più libertà segnando anche l’aspetto culturale italiano.

 

“Nel blu dipinto di blu” conosciuta come Volare del 1958 di Domenico Modugno segna la data di inizio della canzone d’autore moderna. Da quel momento si pensa alla canzone in maniera divera, facendo parallelismi con poeti illustri.

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Sicuramente è una canzone semplice con versi con poche rime e scritti con libertà senza regole fisse ma seguendo un ritmo interiore che provengono dal sogno di cui parla il testo.

La canzone è gioiosa che esplode nel ritornello.
Per la prima volta nella storia nei primi anni Sessanta l’ambiente della canzone ha delle unioni culturali con artisti e intellettuali.

Il rinnovamento parte da Genova con Gino Paoli, Luigi Tenco, Bruno Lauzi, Fabrizio De Andrè e Umberto Bindi. Mentre a Milano troviamo Giorgio Gaber ed Enzo Jannacci. Sono tutti cantanti che assumono posizioni sul sociale e della politica con una precisa concezione della vita, operando un’innovazione del linguaggio mettendosi al seguito della poesia.

Perciò il testo diventa impegnato prevalendo quasi sulla musica.
Le canzoni di questi artisti ancora oggi sono considerate le più ispirate nel repertorio italiano. Esempio ne è “Il cielo in una stanza” di Gino Paoli nei suoi versi il sentimento d’amore diventa condivisione profonda.

Anche la grande sensibilità di Luigi Tenco, con i suoi tormenti d’amore e i suoi stati d’animo commuove il pubblico ma è anche autore impegnato sul sociale e sui movimenti degli studenti del sessantotto.

Di infinita dolcezza con sentimenti sinceri e semplici sono i testi di Sergio Endrigo, autore delicato, sentimentale e schivo. I versi sono calibrati con poche parole che creano atmosfere malinconiche.

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Fabrizio de Andrè crea con immagini poetiche che risultano vere, ottiene notorietà con “La canzone di Marinella”. E’ una ballata dalle strutture antiche con rime baciate, una fiaba con l’ingenuità e la freschezza della fanciullezza.

C’è un amore da sogno, la morte precoce e la musica consolida le immagini. Anche De Andrè esprime il disagio di non riconoscersi negli schemi della società, cantando con autentiche visioni.

Un’altra canzone che crea suggestioni è “Emozioni” di Battisti con Mogol del 1966 è una poesia che indica la via del cercare un senso al quotidiano per trovare sogni e desideri.

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Negli anni Settanta i cantautori sono diversi per cultura e provenienza, Bologna e Roma e in Italia è l’epoca dei picchetti davanti alle fabbriche e agli atenei.

La foto del tempo la troviamo nella canzone “La locomotiva” di Francesco Guccini del 1972. Il tema dell’amore viene portato avanti da Claudio Baglioni e Lucio Battisti e compare la chitarra che assume le caratteristiche rivoluzionarie.

Il linguaggio delle canzoni d’autore è quello metropolitano con slogan e risvolti politici e sociali, compaiono anche parolacce.

Negli anni Ottanta prevalgono le tematiche intimistiche e la canzone impegnata entra in crisi conseguenza degli “anni di piombo” coglie il cambiamento Giorgio Gaber con la sua canzone “Anni affollati” del 1980 dove denuncia il diverso umore della gente.

Tra gli anni Ottanta ai Novanta tutta l’Europa vive molti mutamenti politici, l’emigrazione, il bum del terziario e lo sviluppo dell’elettronica e della telematica con i computer e internet. Con questo clima Edoardo Bennato denuncia con ironia il disimpegno con la sua “Sono solo canzonette”.

Mentre i testi delle canzoni di Zucchero sono originali e trasgressivi mescolando dolore e giocosità.

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Esplode il fenomeno Rap con Jovanotti che con tale modo di cantare riscuote successo raffigurando i modi espressivi della gente comune, ma riesce a spaziare tra autoritratti e argomenti più intimisti.

Con questo piccolo elenco sulla musica d’autore un punto importante da considerare è che la musica è un linguaggio potente di grande valenza comunicativa e fa parte della storia della nostra civiltà.

 

Lina Mazzotti [LiZ]

Ho sempre lavorato con bambini e anziani nell’ambito socio sanitario e nell’insegnamento. Lettrice vorace, amo scrivere poesie, collezionare aforismi, praticare l’handmade. Vivo a contatto con la natura e i miei dolci gatti.

4 commenti:

  1. ilsoffionedimiemma

    Bravissima! Hai fatto un escursus davvero interessante su preferenze e cambiamenti nella musica attraverso i decenni. Complimenti davvero!

  2. Direi che mancano tre nomi su tutti negli anni a cavallo tra i ’70 e gli ’80: Lucio Dalla, Francesco De Gregori e Antonello Venditti..come dimenticarli?!? E sicuramente ce ne sono altri!

  3. Non li dimentico e farò un’altro breve articolo, grazie dell’attenzione!

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